Il Cantico

L’Osservatore vaticano all’Onu ha ricordato poi il ruolo svolto per la pace dalle religioni, il cui dialogo deve basarsi non sulla “tolleranza” ma sulla “fraternità”

img86Pace, perdono, noviolenza, strumentalizzazione della religione. Diversi ma tutti legati tra loro i temi affrontati da mons. Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e le altre organizzazioni internazionali di Ginevra, intervenendo giovedì, 9 febbraio 2017, nella città svizzera all’incontro incentrato sul tema del dialogo sulla fede, la costruzione della pace e lo sviluppo, promosso dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione della Cooperazione islamica.
In primo luogo il presule ha sottolineato – come riporta la Radio Vaticana – che alla base del rapporto inter-religioso deve esserci non tolleranza bensì fratellanza. “Non è infatti la semplice tolleranza – ha detto – il nostro terreno comune perché questa ha un significato negativo”.
Secondo Jurkovic, “le relazioni tra fedi religiose dovrebbero essere basate sul concetto più dinamico della fratellanza” in quanto “saremo responsabili non solo per le azioni che intraprenderemo ma anche per quelle che non avvieremo”.
C’è dunque bisogno di un “arricchimento reciproco” che consiste, per ottenere la pace, in “un continuo e costruttivo miglioramento della nostra situazione come famiglia umana”.
All’origine dei conflitti e delle migrazioni, secondo l’osservatore vaticano, “vi è una visione limitata della persona umana che apre la strada alla diffusione di ingiustizia e disuguaglianza, determinando in tal modo situazioni di conflitto”.
In questo senso risultano essenziali le religioni. Mons. Jurkovic ha citato quanto detto da Papa Francesco durante l’incontro interreligioso, lo scorso 2 ottobre, nella moschea “Heydar Aliyev” a Baku, in Azerbaigian: Le religioni sono chiamate a “edificare la cultura dell’incontro e della pace, fatta di pazienza, comprensione, passi umili e concreti”. “La fraternità e la condivisione che desideriamo accrescere – aveva aggiunto il Papa – non saranno apprezzate da chi vuole rimarcare divisioni, rinfocolare tensioni e trarre guadagni da contrapposizioni e contrasti”.
Quello proposto dalla Santa Sede è quindi “lo stile della nonviolenza”. Le comunità religiose ed etniche – ha sottolineato mons. Jurkovic – non devono mai diventare uno strumento di logiche geopolitiche regionali e internazionali. Lo stesso Papa Francesco ha ricordato, ai vescovi della Nigeria nel 2015, che quando vengono uccisi innocenti in nome di Dio, non deve essere chiamata in causa la religione, ma la sua manipolazione per secondi fini.
Ricordando l’incontro del Santo Padre con il Patriarca russoortodosso Kirill avvenuto un anno fa a Cuba, l’incontro coi luterani a Lund dell’ottobre scorso, la promozione del dialogo in Venezuela e Colombia, mons. Jurkovic ha rilevato l’impegno di Francesco per il dialogo e la promozione della pace e del perdono. Pace, giustizia e perdono – ha concluso mons. Jurkovic – sono reciprocamente complementari: non ci può essere pace senza giustizia, ma neanche vera giustizia senza perdono.

Tratto da Zenit 12/2/2017

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