Il Cantico

img191Sabato 24 febbraio u.s. si è tenuta l’Assemblea generale delle Aggregazioni Laicali della Diocesi di Bologna introdotta dal Vescovo Mons. Matteo Maria Zuppi.
L’assemblea ha lo scopo di creare una più profonda collaborazione e condivisione tra le realtà associative diocesane al servizio della Chiesa.
L’incontro doveva essere un momento di verifica e condivisione del cammino che, come chiesa diocesana, il nostro Vescovo ci ha indirizzato a intraprendere istituendo ‘l’anno della Parola’. Un periodo in cui tutta la comunità è impegnata a riscoprire la bellezza della Parola e il conseguente impegno all’annuncio a tutti della Parola stessa. Con la Lettera Pastorale ‘Non ci ardeva forse il cuore?‘ Mons. Zuppi, partendo dall’episodio dei discepoli di Emmaus, sottolinea come vi sia una radicale mutazione nell’atteggiamento dei discepoli, da una sfiduciata rassegnazione al riaccendersi del fuoco della passione, nell’ascoltare le parole del Signore. Anche noi viviamo oggi in un atteggiamento di passiva rassegnazione. La Lettera ci richiama ad un risveglio e ad una conversione (come i discepoli ritornarono indietro a Gerusalemme dopo aver ascoltato le Parole del Signore). È partendo dalla Parola che riprendiamo fiducia e slancio, ed è su questo cammino che ci viene chiesto (a tutta la comunità) di muoverci seguendo le tappe indicate nella Lettera Pastorale.
L’ultima tappa, a cui ha fatto riferimento l’Assemblea, riguarda proprio ‘Comunicare il Vangelo a tutti: La predicazione informale’. La giornata assembleare ha messo al centro uno scambio di esperienze sulla predicazione informale.
Nella relazione introduttiva il Vescovo ci ha ricordato l’importanza dell’anno appena trascorso, dove la visita del Santo Padre ha segnato il nostro cammino ed ha aiutato a riconoscerci in una appartenenza ad una chiesa ed ad una storia più grande di noi, delle nostre differenti realtà e dove le diversità sono una ricchezza nella comunione.
A questo proposito ha sottolineato come le differenze, (anche all’nterno della Chiesa) possano a volte generare “guerre di sagrestia”; invece di seguire il consiglio di S. Paolo “gareggiate nello stimarvi a vicenda (Rm 12,10)” spesso si passa al “non è dei nostri”. Questo fa male alla chiesa. Il Signore tiene tutti, cerca ciò che unisce, non ciò che divide e quel di più che fa la differenza è l’Amore, il riconoscere nell’altro i tratti del fratello.
La missione che siamo chiamati a vivere, il portare la Parola a tutti, non è come la vendita di un prodotto alla fiera, dove l’organizzazione, la programmazione e la competizione sono gli elementi importanti, ma passa attraverso una conversione pastorale missionaria (EG 25). Non dobbiamo essere ‘consumatori di programmi’ ma dobbiamo ‘costituirci in uno stato permanente di missione’. A volte facciamo tanti programmi … ma alla fine non cambiamo nulla.
La prima conseguenza dell’incontro con la Parola del Signore è la Gioia. Se noi per primi non abbiamo la gioia, ma siamo vuoti, non possiamo comunicare nulla, ma se abbiamo la gioia non possiamo trattenerla! Gioia e missionarietà sono intimamente legati assieme.
Mettere al centro la Parola è mettere al centro il nostro incontro col Signore, la chiamata, L’Amore di Dio. Dopo l’incontro la nostra vita cambia: dobbiamo trasmetterlo agli altri. La missione non è quindi un mezzo di ‘autopreservazine’ (EG 27), ma comunicare agli altri l’Amore del Signore. La riforma delle strutture e l’innovazione nella Chiesa devono quindi avere come centro la missione.
Venendo al tema specifico della giornata (predicazione informale), il Vescovo ci richiama al compito che “tutto il popolo di Dio annuncia il Vangelo”. Se l’evangelizzazione è un compito della Chiesa è pur vero che non si tratta qui della istituzione gerarchica, ma di un popolo in cammino verso Dio (EG 111).
Il compito quindi di portare il Vangelo è di tutti e per tutti, nessuno può sottrarsi. Il nostro contributo può sembrare piccolo, quindi inutile, solo “5 pani”, ma la paura che qualcuno ci porti via quei 5 pani non può essere la scusa per non agire! È un impegno personale, da persona a persona, che ci viene chiesto nella nostra quotidianità (EG 127,128). Il “tutti e per tutti” non pone limiti o paletti, non si tratta di essere esperti o bravi comunicatori, ma di mettersi in gioco in prima persona. A volte occorre essere anche ‘simpatici attaccabottoni’ per portare agli altri l’Amore di Dio.
“Significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in strada…” (EG 127).
La testimonianza deve comunque portare all’annuncio esplicito della Parola di Dio. A volte si ha l’impressione che quasi ci si vergogni di annunciare il Vangelo per una presunta violenza sulla libertà degli altri. In questo occorre riprendere l’insegnamento della Evangeli Nunziandi di Papa Paolo VI (EN 22,32).
Non ha mancato Mons. Zuppi di porre all’orizzonte la trasformazione in atto nella Diocesi e come tutto questo implichi un rinnovato modo di porsi riguardo alle strutture, secondo le mutate necessità e l’inderogabile attenzione ad una amorosa conversione missionaria. Diaconie e pastorale d’ambiente pongono in causa la responsabilità laicale in nuove e più impegnative prospettive.
La giornata è proseguita con diverse testimonianze ‘sull’annuncio informale’, tra le quali anche quella proposta dalla nostra Fraternità Frate Jacopa.
Come francescani, sentiamo questa modalità abbastanza familiare. S. Francesco con il suo esempio ci ha indicato una strada. Non rifuggendo dalla Città degli uomini, ma agendo al suo interno, incontrando tutti, parlando con tutti con particolare cura verso gli ultimi e i miseri, senza pregiudizi sapendo innanzitutto ascoltare.
Lo stesso Francesco ha indicato nei suoi Scritti le modalità di come comportarsi quando si va per il mondo ad annunciare il Vangelo:
* “Che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana … quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano” (Rnb 43);
* “Consiglio invece, ammonisco ed esorto i miei frati nel Signore Gesù Cristo che, quando vanno per il mondo, non litighino ed evitino le dispute di parole, e non giudichino gli altri; ma siano miti, pacifici e modesti, mansueti e umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene” (RB. 85).
Anche noi come Fraternità Frate Jacopa, ci siamo interrogati su come ci rapportiamo con la Parola e come riusciamo ad annunciarla.
Tra i vari ambiti che ci vedono impegnati a livello diocesano – Caritas, Mensa del povero, servizio alle parrocchie, evangelizzazione del sociale, sostegno all’accoglienza dei migranti ecc. – abbiamo portato come testimonianza l’esperienza di Casa S. Maria della vita, dove da anni vengono accolte ragazze madri e dove collaboriamo col Servizio Accoglienza Vita.
È forse uno dei luoghi dove abbiamo più possibilità di creare quel rapporto – da persona a persona – che consente una maggior familiarità e quindi un dialogo più spontaneo e aperto, anche tra persone di diversi ambienti, culture, religioni.

Alfredo Atti

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