Il Cantico

Assisi 9-11 novembre 2012

In questo Anno della Fede e al termine del Sinodo dei Vescovi per la Nuova Evangelizzazione, ci siamo ritrovati ad Assisi dal 9 al 11 novembre per celebrare il Capitolo delle Fonti 2012.

Nell’Anno della Fede il Capitolo delle Fonti ad Assisi si fa per noi pellegrinaggio alla sorgente viva e zampillante della esemplarità di S. Francesco nel cammino della fede per poter accogliere con rinnovata gratitudine il dono di Dio e ridonarlo nella nostra vita in un impegno perseverante di conversione e di evangelizzazione. Rinnovare i nostri stili di vita per ridire la paternità di Dio e la fraternità tra tutti gli uomini è parte essenziale dell’incarnare la fede oggi, in questo nostro tempo in cui l’uomo sembra aver smarrito il senso della vita, dimentico ormai della sua origine, della sua condizione di creatura e della degnazione di un Dio che lo ha voluto suo collaboratore nel coltivare e custodire il creato quale dimora di ogni uomo. Vivere nella logica del dono e della restituzione invece che dell’utilitarismo, dell’accaparramento, del dominio, rispondendo di quell’Amore che tutto fonda, significa perseguire dal quotidiano della nostra vita un itinerario di riconciliazione a Dio Creatore e Padre e dunque di riconciliazione con la creazione tutta; significa fare della ordinaria vita di famiglia, di lavoro, di relazione terreno di riparazione e di giustizia, sentendo la bellezza della interdipendenza e della reciprocità, per onorare lo statuto creaturale da cui dipende il vero benessere di ogni uomo e di tutte le creature. Occorre riumanizzare gli spazi della convivenza, perché lo scandalo della dignità negata, della creazione calpestata, della rassegnazione e della indifferenza complice, sia risanato dalla cura e dalla custodia di ciò che dell’Altissimo porta significazione e di colui che è creato a immagine e similitudine di Dio. La nostra fede è chiamata a questa vigilanza, a ritrovare e condividere una nuova sapienza per abitare la terra e ad assumerla nella corresponsabilità con tutti gli uomini di buona volontà per tessere il bene comune con un cuore di famiglia e riparare la casa della convivenza umana. Col nostro stile di vita noi possiamo contribuire a celebrare la vita o concorrere inesorabilmente alla desertificazione del mondo. Dunque, con timore e tremore ci mettiamo in cammino perché la gioia del riconoscere la Signoria di Dio e la sua bontà creatrice possa nello Spirito farsi appello ad ogni altro uomo lungo le strade del mondo.

capitolo-fonti1Nella nostra vita irta di ostacoli e di difficoltà, ma anche carica di attese e di speranze, questa tappa annuale assisana, divenuta ormai tradizione, testimonia il nostro desiderio di conversione nella penitenza (tema di riflessione proposto dal testo dell’anno 2012: “La via della penitenza. Risposta all’amore”). Con lo sguardo rivolto all’esempio mirabile di S. Francesco, ci siamo ritrovati accomunati dalla volontà di mettere in discussione i nostri comportamenti e di assumere stili di vita che non offendano la creazione ferita dalla sete illimitata di dominio, ma contribuiscano a risanarla perché diventi sempre più impronta del suo Creatore e possa essere pienamente e veramente “abitata” dalle creature viventi, tra le quali l’uomo occupa una posizione privilegiata. In questa disposizione di spirito il Capitolo delle Fonti è iniziato con una Veglia di preghiera la sera del 9 novembre nella Cappella della Cittadella di Assisi, luogo che ci ha ospitati in questi due giorni.

Il catino dell’abside sfavillante della luce dorata dei mosaici ha raccolto la nostra invocazione di preghiera che si è subito riverberata nei nostri cuori sollecitati all’ascolto partecipe e obbediente della divina Parola, perché nutra la nostra fede e la fortifichi rendendola stabile e feconda.Le giornate di riflessione e di preghiera sono state inaugurate dalla S. Messa concelebrata da p. Martin Carbajo e da p. Lorenzo Di Giuseppe nella Basilica di S. Francesco. Quindi il Convegno si è svolto nella Sala degli sposi, all’interno del Percorso museale della città di Assisi, un luogo carico di memorie e di bellezza, con i suoi affreschi di illustri pittori locali (e non solo), messo a disposizione dal Comune di Assisi che ha onorato il Capitolo con il patrocinio della Città Serafica. “Camminare nella fede. Stili di vita per un nuovo vivere insieme”: era questo il tema del Convegno sul quale si sono confrontati i relatori coordinati da Argia Passoni, che ha aperto i lavori dando rilievo al rapporto intrinseco tra il camminare nella fede e il tessere con la conversione quotidiana una modalità di vita più fraterna, capace di rimandare al dono ricevuto. Il francescano p. Martin Carbajo, vicerettore della Pontificia Università Antonianum e docente di teologia morale, nella sua relazione, dal titolo: “Camminare nella fede nell’era secolare.

capitolo-fonti2Lo stile francescano del testimoniare la gratuità di Dio”, ha preso in considerazione la crisi attuale della fede che egli ha definito “crisi antropologica”. L’età secolare in cui siamo immersi presenta due tendenze: l’umanesimo immanente e lo scientismo. Il primo non è necessariamente negativo, in quanto propone una visione immanente della realtà, comune a credenti e a non credenti, in cui si esprima l’urgenza di “una collaborazione di tutte le civiltà per un’etica universale basata sulla ragione pratica” (Ratzinger). Lo scientismo, invece, è negativo in quanto ha sostituito alla razionalità etica, una razionalità strumentale in cui i valori sono ridotti a sentimenti e si sottovaluta tutto ciò che non è verificabile empiricamente. In esso trionfa l’etica utilitaristica che esclude la gratuità dalla vita pubblica dove tutto è contratto sociale che libera da relazioni familiari e dà luogo a relazioni impersonali di tipo mercantile. L’inter-esse, il cui significato è “essere tra”, si trasforma in ricerca spudorata del proprio vantaggio. Di fronte a queste sfide il francescano deve essere testimone della gratuità e del dono che Benedetto XVI nella Caritas in Veritate ritiene siano imprescindibili per avanzare verso lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Gratuità e dono vanno oltre la filantropia e l’altruismo in cui i ricchi restano protagonisti, relegando i poveri al ruolo di ricevitori passivi, mentre S. Francesco si fa povero egli stesso per vivere da penitente che, sorpreso dall’amore gratuito di Dio, restituisce tutto al Signore.

capitolo-fonti3Il Prof. Simone Morandini, docente di teologia della creazione presso la Facoltà teologica del Triveneto, parlando di “Una nuova sapienza per abitare la terra” ha prospettato una sapienza che offra un senso che aiuti a orientare le nostre azioni all’interno della storia e le illumini favorendo l’incontro tra i diversi saperi. La sapienza ci rende protagonisti attivi del nostro tempo, coscienti e capaci di guardare al di là della crisi attuale che non è solo economica, ma è anche crisi di fiducia e di convivenza. Il significato della parola “crisi” è: “interrogarsi”. Nostro compito è interrogarci sulle sfide inedite del nostro tempo attingendo ai testi del Concilio Vaticano II che è tornato alle fonti del Vangelo per farci attingere a una sapienza che ha radici nella Bibbia in cui ciò che conta è essere nuova creatura. I testi del Vaticano II sono per noi “memoria di futuro”, perché, come avviene nell’Eucaristia, ci invitano a fare memoria per “scrutare i segni dei tempi” (GS 4) e cogliere il senso di un presente in vista del futuro. Il Concilio guarda alla storia non nel segno di una condanna, ma nel segno del dialogo che è l’unico modo per cogliere qualcosa di ciò che Cristo ci dice.

Egli è Maestro di sapienza divina, sapienza personificata che ci invita a una tavola imbandita a cui tutti possono sfamarsi. Egli ci ispira “modi leggeri” di abitare la terra che vadano oltre l’individualismo oggi diffuso, perché l’uomo non può ritrovare se stesso se non attraverso il dono sincero di sé per la realizzazione di una “famiglia umana” formata da fratelli che abbiano la stessa origine e lo stesso destino, nel segno della pace, della giustizia e della custodia del creato. Vivere da fratelli sul pianeta terra significa vivere al modo di Dio che ci chiama a un cammino di fede da cui possa germogliare in noi la sapienza di Dio. Il Prof. Riccardo Moro, docente di economia politica all’Università di Milano, nell’affrontare il tema: “Riparare la casa della convivenza umana”, ha osservato come il termine “casa” evochi la dimensione del vivere, del nutrirsi, dell’essere attivi e la dimensione che appartiene al mondo del comunicare, del relazionarsi, dell’amare.

Per riparare la casa comune occorre affrontare quattro questioni interdipendenti: ambientale (problema energetico e delle risorse che non sono infinite come si pensava fino alla generazione precedente alla nostra), alimentare (la questione della catena alimentare va riparata per dare più cibo a tutti), del lavoro (è fondamentale che tutti abbiano un lavoro conforme ai canoni della dignità umana), finanziaria (occorre una governance che eviti la non credibilità dei mercati finanziari). Per riparare la casa le reti della società civile possono esercitare un ruolo rilevante. L’importante è educarci, agire, partecipare per incidere attraverso i comportamenti in conformità a una giustizia riparativa che promuova l’incontro con le culture diverse per mutuare da esse quello che vi è di più bello ed arricchente per noi. Infine il Prof. Pierluigi Malavasi, docente di pedagogia e direttore dell’Alta Scuola per l’Ambiente, Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, ha esordito nella sua relazione “Stili di vita per un nuovo vivere insieme. Un manifesto per la custodia del creato”, citando il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010, in cui Benedetto XVI afferma che l’uso dell’ambiente naturale “comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera”.

capitolo-fonti4Risalire alle fonti della nostra fede significa attingere acqua, cercare una risorsa primaria spirituale e naturale per la sopravvivenza del mondo, significa cercare di riflettere sulle ragioni per cui stiamo al mondo. Custodire non è conservare, custodire vuol dire generare, credere che il futuro c’è, che non accettiamo un destino irreversibile di annichilimento. In questo futuro cogliamo quattro parole chiave: allargare i confini della ragione che non è strumentale, poiché ogni cosa ci è data perché ne siamo fruitori e non sfruttatori; educarci ed educare allo sviluppo umano integrale di tutto l’uomo e di ogni uomo; tra meraviglia, fraternità e responsabilità. La meraviglia è dettata dallo spettacolo della vita e dalla capacità di amare. Se non proviamo meraviglia, non impariamo. Se non ci accettiamo così come siamo, se non ci prendiamo fraternamente cura l’uno dell’altro con le nostre debolezze, come S. Francesco nella perfetta letizia, non possiamo risanare il creato che oggi è debole. Siamo chiamati a responsabilità: a dare urgenti risposte, a generare prosperità; la pace è un bene da custodire con forza straordinaria, perché se non c’è pace nel creato, tra noi, con la natura, difficilmente si potranno custodire i beni. Lo stupore di S. Francesco di fronte al creato, lo porta a riscoprire le ragioni per cui il creato c’è.

capitolo-fonti5In questa luce il progetto di un Manifesto per la custodia del creato esprime la gioia di percepirlo come casa comune che ci rende capaci di essere nuovi. Ricordando il comune maestro P. Bigi che sempre ha testimoniato l’importanza della cura delle giovani generazioni, il Prof. Malavasi ha passato la parola alla Dott.ssa Maria Rosaria Restivo (Commissione formazione Fraternità Frate Jacopa) per una breve presentazione del nucleo tematico del Manifesto, oggetto di studio della sua tesi finale per il Master “Sviluppo umano e ambiente” dell’ASA Università Cattolica del Sacro Cuore, e alla Dott.ssa Caterina Calabria (dottoranda all’ASA) per una comunicazione riguardante la ricerca empirica che accompagnerà l’elaborazione del Manifesto. Argia Passoni, coordinatrice del Convegno, conclude esprimendo gratitudine per la preziosità del Convegno, tappa quanto mai significativa nella presa di coscienza della necessità di condividere piste per una modalità diversa di abitare la terra.

E’ parte integrante della nostra fede comprometterci fino in fondo nel processo di conversione che l’assunzione di nuovi stili di vita comporta ed aprirci alla prospettiva dell’annuncio. Chiamati ad amministrare il dono del creato, dobbiamo trovare le vie per risanare e praticare i talenti ricevuti, rintracciare – in quella integrazione dei diversi saperi ripercorsi emblematicamente nella giornata – i fili fondamentali di una nuova sapienza per abitare la terra, nella consapevolezza dell’eccedenza del dono perché non venga meno la fiducia, la speranza, l’apertura verso il futuro. In questo senso la proposta di un Manifesto per la custodia del creato, rimanda a un cuore pulsante di fraternità che vuole rigenerare ed essere rigenerato per una nuova convivenza umana.

capitolo-fonti6Tutte le relazioni del Convegno sono state seguite da un vivace dibattito che ha consentito un dialogo costruttivo tra relatori e partecipanti. La sera del sabato in S. Maria Degli Angeli alla recita del S. Rosario insieme alla comunità locale dei fedeli, è seguita la processione “aux flambeaux” sul sagrato della basilica dove la scia delle luci si è snodata dietro la statua della Vergine, metafora del nostro camminare nella fede sotto la sua protezione materna. Domenica mattina gli artisti Giusy D’Arrigo, Giuseppe Rogolino (Presidente Nazionale dei Laici Salvatoriani) e il Dott.Maurizio Miazga hanno presentato, nella sede del Convegno, il “Progetto Connessus” per la salvaguardia del creato. Esso prevede la dislocazione di quattro sculture, dette Neth (a forma di ago), da collocare nei cinque continenti, allo scopo di connettere tutti gli uomini e generare una rete globale per una riabilitazione spirituale della terra. Questi Neth, il primo dei quali sarà posto ad Assisi, dovranno esprimere il legame tra cielo e terra, a commento del versetto del Padre Nostro: “Come in cielo così in terra”, con l’intenzione di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul problema della povertà dei bambini del terzo e del quarto mondo, legata allo sfruttamento delle risorse naturali. L’Architetto Paolo Amico – responsabile del Comune di Assisi per la collocazione della prima scultura – presente all’incontro, ha infine preso la parola per comunicare l’attenzione al recupero ambientale nella scelta del luogo, nel rispetto di quella riparazione a cui il Progetto Connessus richiama col suo messaggio artistico. A conclusione, Argia Passoni, riportando i saluti del Sindaco di Assisi, ha ringraziato gli ideatori del Progetto per averne reso possibile la compartecipazione nell’ambito del Convegno. Molti sono i motivi che ci fanno sentire impegnati ad accompagnarne l’opera con il nostro lavoro in ordine alla salvaguardia del creato.

capitolo-fonti7Prima fra tutte la necessità di ridonare le risorse di quella spiritualità francescana a cui fa immediatamente appello la scelta di Assisi come partenza del Progetto. Coinvolti dalle finalità di custodia, di fraternità e di pace, da edificare nella interdipendenza e nella reciprocità, sentiamo particolarmente significativa questa arte che vuole farsi segno nel mondo della esigenza profonda di rinnovare il nostro sguardo, richiamando alla logica del dono e non del dominio. Ne avvertiamo una consonanza speciale con il Santo di Assisi che fa del mondo il suo chiostro perché tutto il creato è orma del Creatore, luogo dove si può benedire Dio. E questo ci interpella a camminare in un orizzonte di comunione. La S. Messa concelebrata in S. Chiara da p. Vittorio Viola e da p. Lorenzo Di Giuseppe, ha concluso il Capitolo delle Fonti. Nell’omelia p. Viola ha commentato il passo evangelico di Marco (12,38-44) dove si racconta che una vedova donò due spiccioli al tempio. A noi sembrano poca cosa, ma per lei erano tutto quello che aveva. Essi significano l’offerta totale di sé al Signore. Il gesto della vedova rivela il modo con cui le Persone della S.S. Trinità si amano: un donarsi totale e incondizionato.

capitolo-fonti8Nella relazione con Dio noi dobbiamo mettere in gioco il tutto della vita. La scelta della povertà di S. Francesco e S. Chiara trae origine dalla povertà di Cristo nudo sulla croce che, nella totale dedizione di sé, ci avvolge con il suo amore dando sapore e sapienza alla nostra esistenza. Dopo la S. Messa ci siamo raccolti in preghiera nell’attigua Cappella del Crocifisso di S. Damiano che ancor oggi parla a tutti gli uomini e alle donne che si pongono in devoto ascolto della Sua Parola. Al Crocifisso abbiamo espresso gratitudine per il dono del Capitolo delle Fonti 2012, nella speranza che Egli renda la nostra vita feconda di novità e ricca di “frutti degni di penitenza”.

A cura di Lucia Baldo A seguire la relazione di p. M. Carbajo, mentre nei prossimi numeri saranno pubblicate le altre relazioni presentate al Convegno.

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2 Comments for this entry

  • Lucia says:

    Il Capitolo delle Fonti di Assisi è stato un momento significativo per riflettere e pregare insieme, attingendo alle Fonti Francescane il senso del nostro camminare da pellegrini per le vie del mondo.

  • rita says:

    Ritornare ogni volta ad Assisi serve per fare memoria, per riflettere da dove siamo partiti e per chiedere al nostro Padre S Francesco il carisma della forza e della fedeltà

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