Il Cantico

Dall’ incontro con Simone Morandini (Bologna, 3 aprile 2016)

Domenica 3 aprile si è tenuto a Bologna presso la Parrocchia SS. Annunziata di Fossolo il terzo appuntamento del Ciclo “Laudato Si’” promosso dalle Parrocchie dell’Unità Pastorale Fossolo e dalla Fraternità Francescana Frate Jacopa. Dopo i primi due incontri, rispettivamente guidati da Don Matteo Prodi “Introduzione all’Enciclica. Alcune prospettive di impegno” (cf. Il Cantico on line di febbraio) e da S.E. Mons. Mario Toso “Per una ecologia integrale” (cf. Il Cantico on line di marzo), il terzo incontro è stato incentrato sul tema “Dare corpo alla misericordia: per nuovi stili di vita” con la riflessione del Prof. Simone Morandini (docente di teologia della creazione presso la Facoltà Teologica del Triveneto e di ecumenismo presso l’Istituto Ecumenico S. Bernardino di Venezia), che ha offerto in tal modo una anticipazione interessante del suo ultimo libro “Un amore più grande del cosmo” Laudato Si’ per una anno di misericordia. La riflessione si è articolata sostanzialmente nelle due parti evidenziate dal titolo: la prima incentrata sulla misericordia, la seconda sugli stili di vita. Ne riprendiamo i punti essenziali.

La misericordia creatrice
img95Laudato Si’ è una enciclica di convocazione: siamo tutti convocati cristiani e non cristiani nel dialogo e nella ricerca comune per attivare percorsi di cura della terra. Al tempo stesso è una enciclica di contemplazione, radicata nella contemplazione della misericordia creatrice del Dio Trino.
La misericordia di Dio è il tessuto unificante tra la nostra vita personale e le relazioni che viviamo e la realtà del cosmo in cui ci troviamo ad abitare. Già l’Assemblea Ecumenica di Graz una ventina di anni fa aveva messo in evidenza l’onnicomprensivo amore di Dio che avvolge l’intero creato e invitava a cogliere le implicanze ecologiche di questa misericordia.
Papa Francesco vede questa attenzione per il creato profondamente radicata nel Signore “che volle raggiungere la nostra umanità non dall’alto, ma da dentro” e “il Risorto presente in tutto il creato” (cf. LS 100) ci impedisce di vedere la realtà di questo mondo come meramente naturale.
La tensione tra la misericordia di Dio, fondante perché costituisce il cosmo stesso, e la realtà di negatività che sperimentiamo oggi è il punto di partenza della Laudato Si’, ma è sempre posto nella prospettiva della speranza che ci viene da colui che vince la notte e vivifica tutto il cosmo.

Il relatore con pochi ma intensi tratti – anche facendo appello alle risonanze ecumeniche di Bartolomeo I .ha così richiamato a cogliere la dimensione cosmica della misericordia, come ci prospetta il cuore teologico dell’Enciclica (particolarmente nel capitolo II “Il Vangelo della creazione”) per offrire “motivazioni alte” per la cura del creato e smettere di collocarci al posto del Signore, calpestando la realtà della creazione. L’uomo è chiamato ad essere oikonomos “amministratore della creazione”, non colui che ne dispone a proprio piacimento.
In questo senso emerge la necessità di ritornare ad uno stile misericordioso e ascetico e di rispetto del creato, praticando la responsabilità. Una nuova attualità dell’ascesi come espressione di una attenzione per la terra e per i poveri, che si integra nel percorso di vita cristiana e di crescita umana.“Creazione” (LS 76) è più che dire “natura”, perché coglie il mondo come un dono. È dell’“ordine dell’amore” la realtà della creazione e la traccia che l’amore di Dio imprime alla creazione è la relazionalità che la caratterizza. “Tutto è relazione, tutto è interconnesso”. Laudato Si’ è invito a superare una visione del mondo individualistica. Il cosmo è fatto di realtà in relazione umana, interumana, sociale. La cura autentica della nostra stessa vita e della nostra relazione con la natura è inseparabile dalla giustizia e della fedeltà nei confronti degli altri.
Tutto questo che la Laudato Si’ ci prospetta – ha sottolineato il relatore – rimanda ad una linea di pensiero francescano che ha riferimenti in alcuni punti cari a Leonardo Boff: Francesco d’Assisi paradigma di una relazione rispettosa e fraterna, l’etica della cura, l’attenzione per una sobrietà condivisa e solidale, il tema della fraternità universale, l’essere uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature.
Particolarmente interessante è l’integrazione che Laudato Si’ propone tra il linguaggio scientifico e il linguaggio degli affetti. La misericordia di Dio ha da riverberarsi in una relazione affettiva importante con il mondo naturale, per cui chiamiamo per nome “fratello sole”, “sorella luna”…. Tutto è intimamente relazionato: è una prospettiva che ci consente di recuperare un’idea vasta di bene comune, di cogliere la terra come bene collettivo, di porre a tema i beni comuni.

Per nuovi stili di vita
“Tutto è in relazione” (LS 208): è un invito ad assumere l’idea della relazione come caratteristica di uno stile di vita personale. L’invito a superare noi stessi, a superare l’autoreferenzialità, per orientarsi alla cura e considerare responsabilmente l’impatto delle nostre decisioni.
Se il mondo è relazionalità, anche il nostro agire deve essere una estensione di questa relazionalità e siamo chiamati ad abitare il mondo nel segno della relazione assunta responsabilmente. Ecco la dura critica di Papa Francesco all’antropocentrismo della modernità: non possiamo pensare che gli elementi della natura siano dei meri oggetti, materia inerte da saccheggiare secondo il nostro tornaconto.
La percezione dell’universo così profondamente intessuta di misericordia, così profondamente contrassegnata dalla relazionalità, ci invita ad uno stile di vita radicalmente rinnovato. Ed è sempre la misericordia creatrice capace di novità che fonda la fiducia nella capacità di rinnovare i nostri comportamenti. Anche nella condizione diffusa e pervasiva della società consumistica (ostacolo principale ad uno sviluppo sostenibile) c’è la dimensione della speranza perché, sostenuti dalla misericordia creatrice di Dio, possiamo cercare un nuovo inizio. La misericordia di Dio ci consente di ”spezzare il cerchio eterno dello spazio e del tempo per inserire tutto nel mistero dell’amore” (MV 7). Che significa questo per la nostra esistenza? – si è chiesto il relatore –. Come costruire una spiritualità concreta alimentata dal Vangelo, capace di nutrire la passione per la cura del mondo, che ci renda capaci di operare con misericordia e tenerezza per la custodia della casa comune?
Laudato Si’ non ci fornisce una sorta di nuovo decalogo ecologico. Ci offre al contrario alcune indicazioni importanti molto concrete, ma non esaustive.
Basti riflettere sulla responsabilità sociale dei consumatori. Ogni volta che noi acquistiamo noi facciamo un atto da vivere con responsabilità. Ciò che compriamo, come orientiamo il nostro stile di consumo, è qualcosa che interessa la responsabilità, non è indifferente. Non è la stessa cosa consumare carne o assumere una dieta più equilibrata; non è la stessa cosa spostarsi sistematicamente in auto o utilizzare i mezzi pubblici. Tutti questi sono elementi tramite i quali noi costruiamo il nostro rapporto con la terra, con cui possiamo esprimere o non esprimere il nostro amore per la terra. La concretezza dell’Enciclica tocca punti molto pratici, quali espressioni di amore per la terra: evitare un uso eccessivo di plastica e di carta, ridurre il consumo d’acqua, differenziare i rifiuti, la cura nei confronti di tutti i viventi, l’uso del trasporto pubblico …
A questo elenco Papa Francesco aggiunge “e così via”. Quel “e così via” – ha sottolineato il prof.Morandini – richiede uno sguardo profondo. Ognuno è chiamato ad individuare quali siano i comportamenti che è chiamato a mettere in campo, occorre studio, appronfondimento, comprensione, impegno alla pratica del discernimento.
Ci troviamo sostenuti da questa misericordia che fonda il reale e chiamati a vivere di misericordia perché a noi per primi è stata usata misericordia. Acconsentire a questo amore significa permettere che Dio ci conduca al di là di noi stessi e quindi susciti la sublime fraternità vissuta da S.Francesco. Le nostre azioni, il nostro stile di vita, il nostro procedere va innestato in questa profondità, in questo amore misericordioso. Lo stile di vita non è soltanto l’impegno di un giorno, ma tutto ciò che da forma al nostro stare nel mondo. Dio sostiene e invita ad alzare la testa e a ricominciare.
Se vogliamo trasformare gli stili di vita in modo che siano effettivi contributi alla sostenibilità – ha aggiunto il relatore – le nostre stesse celebrazioni devono diventare atti di attenzione alla sapienza creatrice di Dio. D’altro canto vivere l’anno della misericordia come tempo di cura della casa comune è stile di vita anche civile e politico, come ricorda il testo di Is. 61 “tempo per restaurare le città desolate, i luoghi devastati dalle generazioni passate …”. Che l’anno della misericordia sia un tempo per vivere questa presenza del Signore nel segno di un tempo di giustizia e di consolazione, di liberazione e di ricostruzione, di festa e di rinnovamento!

Conclusioni
Molto suggestiva, dopo un ampio dibattito a tutto campo, la conclusione dell’incontro che ha individuato un modo di leggere l’Enciclica attraverso l’espressione “in uscita”, un termine proprio del Magistero di Papa Francesco che significa molte cose importanti. Significa da un lato una dimensione missionaria pastorale, ma significa anche il saper superare la propria individualità e aprirsi alla responsabilità per gli altri, come ci dice la Laudato Si’; significa la capacità di saper abitare la complessità.
La figura cristiana prioritaria della responsabilità evangelica è il buon samaritano che interrompe il proprio percorso di fronte al muto grido dell’altro per farsene carico. Una figura da non assolutizzare in modo unilaterale perché la responsabilità non è un affare di un attimo, la responsabilità non è solo personale, c’è la corresponsabilità, c’è la dimensione politica, civile, perché la responsabilità è fatta certamente di giustizia e di pratiche ma ha anche una dimensione culturale importante.
Dunque costruire insieme luoghi di confronto è anche una dimensione fondamentale di responsabilità. Una comunità ecclesiale deve essere luogo di educazione a tutte queste dimensioni della responsabilità. La storia del buon samaritano ci invita a cogliere questa ampiezza di orizzonti, questa necessità di essere sempre più Chiesa in uscita.
L’intensità dell’incontro ha dato ragione dell’importanza di porre il discorso degli stili di vita alla luce del tema della misericordia. Il nostro procedere va radicato in questa profondità. Rinnovare gli stili di vita non può ridursi all’assunzione di qualche buona pratica verde. Quando parliamo di stili di vita parliamo di ciò che dà forma al nostra modo di essere e di abitare il mondo. E dunque la rigenerazione va innestata in una dimensione di contemplazione, di rendimento di grazie, va coltivata in una custodia perseverante giorno per giorno per rispondere del dono ricevuto e usare così a nostra volta misericordia.
In forte sintonia con le riflessioni precedenti del Ciclo Laudato Si’, siamo stati ulteriormente confermati nell’esigenza di una cura da porre in atto come singoli, come famiglie, ma anche come comunità ecclesiale. E’ determinante infatti poter camminare nel discernimento comunitario di fronte alla complessità e, crescendo come popolo di Dio in cammino, apprendere ad interagire nella interdipendenza e nella reciprocità con ogni altro uomo e donna del pianeta. Uno nuovo stile di vita per un nuovo vivere insieme come ci prospetta la Laudato Si’ non può non prendersi cura del bene comune nelle sue molteplici dimensioni. Ridonare le risorse della fraternità in una ritessitura fedele della trama del vivere sociale e civile è nostro compito. E’ parte integrante dell’abitare il mondo con cuore misericordioso.

A cura di Argia Passoni

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La misericordia, cui chiama papa Francesco per l’anno giubilare, è anche il centro dello sguardo sul creato dell’Enciclica Laudato Si’. Il mistero di Dio, infatti, è quello di un amore creativo, che vivifica ogni creatura. Rileggere in tale prospettiva l’Enciclica, in dialogo con alcuni degli autori cui si riferisce Francesco – il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, Leonardo Boff, Jurgen Moltmann, Denis Edwards – aiuta a comprendere come vivere in modo nuovo la conversione ecologica per la cura della terra.
Un amore più grande del cosmo. Simone Morandini,
Ed. Cittadella 2016; ISBN 9788830815117, pp. 130, € 11,90.

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