Il Cantico

Servizio di Marina Tommaro

dial catt“La libertà religiosa è un diritto di tutti, ma bisogna proteggerla da tutti i fondamentalismi“. E’ partita da questa riflessione del cardinale vicario, Agostino Vallini, la seconda serata dei “Dialoghi in Cattedrale”.
Una libertà non scontata ma spesso ostacolata e sofferta, come spiega Carlo Cardia, docente presso l’Università Roma Tre:

R. – Si vanno perdendo non solo i simboli, si va perdendo la libertà religiosa. Sono ricominciate infatti le persecuzioni in diverse parti del mondo e in Occidente è iniziato di nuovo un tentativo di silenziare la religione: una cosa più sottile, diversa dalle persecuzioni.
Questo, però, è un momento di decadenza che noi stiamo vivendo e il dialogo interreligioso dovrebbe poter porre rimedio se esce però dai diplomatismi, se esce cioè da una concezione in cui non si nascondono i problemi. Le religioni se si riuniscono dovrebbero mettersi d’accordo prima nel rispettare la libertà religiosa di tutti.

D. – Quando si parla di tolleranza, la parola “tolleranza” che cosa vuol dire secondo lei?

R. – La parola tolleranza ha una tradizione alta che è quella di Locke e di Voltaire. La tolleranza in senso negativo è quella di alcuni Paesi islamici, in cui cristiani ed ebrei sono tenuti in stato di “dhimmitudine”, cioè di subalternità. Tolleranza in senso alto è quella che dovremmo cercare di raggiungere tutti quanti, che vuol dire libertà religiosa.

D. – Molto importante oggi è anche il tema dell’educazione. Qual è il modo migliore per educare i più giovani?

R. – Dirgli la verità, non nascondergli niente, comprese le immagini che fanno male, di quello che sta avvenendo ai confini di casa nostra. Questo è il primo passo, poi ci si ragiona attorno. Ma se non si dice la verità, non si introduce nessun argomento sulla libertà.

E testimone della serata è stato l’arcivescovo Joseph Coutts, presidente della Conferenza episcopale pakistana, che ha raccontato da una parte le grandi sofferenze e discriminazioni che i cristiani nel suo Paese subiscono, ma anche la solidarietà che nasce tra musulmani e cristiani come in occasione degli attentati dello scorso 15 marzo in due chiese a Lahore, dove hanno perso la vita 15 persone. Ascoltiamo il suo commento.

R. – Domenica, durante la Messa, nella mia cattedrale, un gruppo di musulmani ha fatto una catena con le mani. Sono venuti per solidarietà, per dire “noi siamo con i cristiani e vogliamo proteggerli, perché non accettiamo questa violenza contro di loro”. Tutti hanno partecipato. Dopo la Messa, andando fuori, c’erano studenti universitari e anche tante altre persone.

(Radio Vaticana 25/3/2015)

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