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	<title>Il Cantico</title>
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	<description>Il Cantico on line</description>
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		<title>Italia: media e minori una maggiore tutela</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 08:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Succede nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le misure approvate per potenziare la normativa di disciplina delle attività televisive a tutela dei minori, adeguano la normativa italiana a quella europea]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-732" title="italia" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/italia.jpg" alt="italia" width="250" height="178" />ITALIA: MEDIA E MINORI UNA MAGGIORE TUTELA &#8211; Bollino rosso per tutta la durata delle trasmissioni televisive con “contenuti inadatti” ai minori e “divieto assoluto di trasmettere programmi pornografici e violenti gravemente nocivi”. Da questi punti fermi parte lo schema di decreto legislativo approvato il 23 marzo 2012 al Consiglio dei ministri, che “aggiorna e potenzia la normativa di disciplina dell’esercizio delle attività televisive a tutela degli spettatori di minore età”.</p>
<p>Una scelta rispetto alla quale esprime “viva soddisfazione” il Comitato media e minori. Adeguarsi all’Europa. “Le misure approvate dal Governo – afferma al SIR il presidente del Comitato, Franco Mugerli – adeguano la normativa italiana a quella europea, eliminano norme sbagliate e dannose introdotte dal Decreto Romani e recepiscono gli orientamenti espressi dal Comitato media e minori”.</p>
<p>Il presidente ricorda che “da tempo il Comitato aveva richiamato governo e parlamento sul fatto che la tutela dei minori nella programmazione televisiva era disattesa dalla deroga introdotta dalla legge italiana alla Direttiva europea, con particolare riguardo alla trasmissione di programmi televisivi che possono ‘nuocere gravemente’ allo sviluppo dei minori”. “La nuova disciplina – osserva – prevede anche maggiori tutele nella trasmissione di contenuti inadatti ai minori, mediante una chiara segnaletica durante l’intera durata del programma e l’adozione di dispositivi tecnici più sicuri, secondo quanto previsto dalla Direttiva europea, ma disatteso dalla normativa italiana”. Le nuove norme.</p>
<p>Le modifiche uniformano “le norme italiane con la disciplina comunitaria – si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi – e la arricchiscono con alcune ulteriori previsioni a tutela dei minori, recependo gli orientamenti espressi dal Comitato per la tutela dei minori”. Al “simbolo visivo che avverte dei contenuti inadatti” (il bollino rosso) si affianca “un più ampio utilizzo delle nuove tecnologie che consentono al genitore di utilizzare codici personali di accesso”.</p>
<p>Inoltre, “scatta il divieto assoluto di trasmettere programmi pornografici o violenti gravemente nocivi per i minori anche in orari notturni, esclusi solo i programmi specificamente acquistabili a pagamento, con una più incisiva distinzione delle diversità tra il regime riferibile alle trasmissioni lineari (sia in chiaro sia a pagamento) e quello per le trasmissioni non lineari, le sole che potranno ospitare programmi vietati ai minori di 18 anni”. In altri termini, questi programmi non potranno andare in palinsesto, ma saranno disponibili solo on demand nelle pay per view.</p>
<p><em>(Sir 24/3/2012)</em></p>
<div style=" text-align:right; margin: 0px 0px 0px 0px;" class="printfriendly"><a href="http://ilcantico.fratejacopa.net/italia-media-e-minori-una-maggiore-tutela/?pfstyle=wp" rel="nofollow" style="text-decoration: none; outline: none; color: #000000;"><img class="printfriendly" src="http://cdn.printfriendly.com/pf-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span style="font-size:14px; margin-left:3px; color: #000000;">Stampa questa pagina o salva un PDF</span></a></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Italia%3A+media+e+minori+una+maggiore+tutela+http%3A%2F%2Fis.gd%2FB57yZz" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Italia%3A+media+e+minori+una+maggiore+tutela+http%3A%2F%2Fis.gd%2FB57yZz" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Spagna &#8211; Il dramma dei bambini soldato</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 08:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Succede nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[I bambini arruolati nei gruppi armati di tutto il mondo sono migliaia. Nel corso del 2010 oltre 11000 sono stati liberati in Sudan e nel Congo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-717" title="spagna" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/spagna.jpg" alt="spagna" width="250" height="173" />SPAGNA &#8211; Il dramma dei bambini soldato: solo 11 mila quelli liberati nel 2010. Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, aggiornato al mese di aprile 2011, non esistono dati disponibili sul numero dei bambini che ogni giorno vengono arruolati nei gruppi armati di tutto il mondo. Tuttavia si calcola che siano migliaia i minori, in almeno 15 paesi, costretti ogni giorno a prestare servizio armati in bande criminali o eserciti, svolgendo pericolosi lavori di spionaggio o trasformandosi in schiavi sessuali.</p>
<p>Dal Myanmar alla Colombia, dove se ne registrano 14 mila, passando per Afghanistan, Ciad, Somalia o Repubblica Centroafricana, i piccoli vengono rapiti dalle rispettive case e obbligati a subire cruenti battesimi fatti con il fuoco che impediscano loro di fuggire o tirarsi indietro. Sotto l’effetto di droghe e minacce commettono le atrocità più impensabili in conflitti alimentati da interessi esterni. Per far fronte a questa emergenza, 142 paesi hanno ratificato un protocollo delle Nazioni Unite sulla partecipazione di bambini soldato in conflitti armati dell’ONU.</p>
<p>Dagli ultimi dati riportati nella recente aprile 2012 il Cantico 23 Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato, risulta che solo nel 2010, oltre 11 mila di questi minori sono stati liberati e reinseriti in Sudan, Repubblica Democratica del Congo (dove rispettivamente ne risultano arruolati circa 35 mila) e Myanmar.</p>
<p><em>(AP) (23/2/2012 Agenzia Fides)</em></p>
<div style=" text-align:right; margin: 0px 0px 0px 0px;" class="printfriendly"><a href="http://ilcantico.fratejacopa.net/spagna-il-dramma-dei-bambini-soldato/?pfstyle=wp" rel="nofollow" style="text-decoration: none; outline: none; color: #000000;"><img class="printfriendly" src="http://cdn.printfriendly.com/pf-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span style="font-size:14px; margin-left:3px; color: #000000;">Stampa questa pagina o salva un PDF</span></a></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Spagna+%E2%80%93+Il+dramma+dei+bambini+soldato+http%3A%2F%2Fis.gd%2FcjCg6c" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Spagna+%E2%80%93+Il+dramma+dei+bambini+soldato+http%3A%2F%2Fis.gd%2FcjCg6c" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Asia/Terrasanta &#8211; Appello del Custode</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 14:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Succede nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello del Custode di Terra Santa per la Siria: mancano energia elettrica e acqua, le fasce più deboli sono le più colpite]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-713" title="asia" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/asia.jpg" alt="asia" width="250" height="197" />ASIA/TERRASANTA &#8211; Appello del Custode di Terrasanta per la Siria: le fasce più deboli sono colpite in modo ineludibile, mancano energia elettrica e acqua, molte aziende hanno chiuso. “Dopo il cambiamento avvenuto in Egitto, la situazione in cui si trova la Siria indica in maniera inequivocabile come stia trasformandosi il panorama in Medio Oriente. Fino a un anno fa sarebbe stato impensabile prevedere simili scenari.</p>
<p>In questi mesi di grande tensione, quando la Siria è dilaniata da scontri interni e il conflitto sembra assumere, sempre più, le caratteristiche di guerra civile, i francescani, insieme a pochi altri esponenti della Chiesa latina, sono impegnati a sostenere i bisogni della popolazione cristiana locale”. Inizia così l’appello lanciato dal Custode di Terrasanta, Fra Pierbattista Pizzaballa, Ofm, di cui è stata inviata copia all’Agenzia Fides.</p>
<p>“La Custodia è presente in diverse zone del Paese: Damasco, Aleppo, Lattakiah, Oronte. I dispensari medici dei conventi francescani, secondo la tradizione della Custodia, diventano luogo di rifugio e accoglienza per tutti, senza alcuna differenza fra etnie di Alawiti, Sunniti, Cristiani o ribelli e governativi. In un momento di totale confusione e smarrimento, molte aziende, soprattutto d’importexport, hanno chiuso i battenti. Delle migliaia di turisti, che alimentavano una moderna e florida industria, con un indotto di centinaia di posti lavoro nel settore dei trasporti, alberghiero, servizi, non rimane alcuna traccia.</p>
<p>I produttori agricoli sono in grave difficoltà. L’embargo internazionale impedisce ogni possibilità di esportazione e i prezzi sono crollati. Le fasce più deboli sono colpite in modo ineludibile e subiscono la mancanza di approvvigionamento energetico e di acqua. Nelle grandi città la corrente elettrica manca per diverse ore ogni giorno, se non del tutto; il gasolio è razionato. Tutto ciò crea enormi disagi alla popolazione, costretta ad affrontare le temperature invernali senza possibilità di riscaldarsi. Stare con la gente, accogliere e assistere chi si trova nel bisogno, senza distinzione di razza, religione e nazionalità.</p>
<p>Garantire, con fiduciosa presenza, il servizio religioso ai fedeli perché comprendano l’importanza di restare nel proprio Paese. Questo rimane il senso della missione francescana”. L’appello si conclude con l’invito a sostenere con un gesto concreto i numerosi cristiani siriani e le opere di carità della Custodia di Terra Santa.</p>
<p><em>(SL) (Agenzia Fides 17/02/2012)</em></p>
<div style=" text-align:right; margin: 0px 0px 0px 0px;" class="printfriendly"><a href="http://ilcantico.fratejacopa.net/asiaterrasanta-appello-del-custode/?pfstyle=wp" rel="nofollow" style="text-decoration: none; outline: none; color: #000000;"><img class="printfriendly" src="http://cdn.printfriendly.com/pf-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span style="font-size:14px; margin-left:3px; color: #000000;">Stampa questa pagina o salva un PDF</span></a></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Asia%2FTerrasanta+%E2%80%93+Appello+del+Custode+http%3A%2F%2Filcantico.fratejacopa.net%2F%3Fp%3D712" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Asia%2FTerrasanta+%E2%80%93+Appello+del+Custode+http%3A%2F%2Filcantico.fratejacopa.net%2F%3Fp%3D712" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nicaragua: L’istruzione è la risorsa più importante</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 12:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Succede nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicaragua: L’istruzione è la risorsa più importante per combattere la povertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-709" title="nicaragua" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/nicaragua.jpg" alt="nicaragua" width="250" height="243" />È iniziato in Nicaragua il nuovo anno scolastico per un milione e 600 mila alunni, dalla scuola materna a quella superiore. L’elevata affluenza è dovuta all’accesso gratuito all’istruzione proposto dall’attuale governo come strategia per combattere la povertà nel paese. A partire dal 2007, lo Stato ha stabilito l’insegnamento gratuito, ma senza la contemporanea realizzazione di programmi sociali è stato impossibile l’inserimento di massa degli studenti.</p>
<p>Programmi come “Fame Zero”, di cui hanno beneficiato oltre 100 mila donne, ha consentito ad altrettante famiglie di avere a disposizioni animali e contributi per la produzione e la vendita di alimenti, favorendo i bambini e i giovani spesso costretti a non andare a scuola perché impegnati nei campi con i genitori. Infatti in una famiglia con scarse risorse economiche si crea subito il problema su quale dei figli mandare a scuola e quale a lavorare.</p>
<p>Già nel 1979 ci fu una grande campagna nazionale contro l’analfabetismo che ridusse il numero di illetterati dal 60% al 12,5%, ma poi dal 1990 il programma venne lasciato in disparte. Nel corso dell’inaugurazione dell’anno scolastico, in una nota della coordinatrice del Consiglio per le Comunicazioni si legge che il paese ha bisogno di una istruzione migliore per lottare contro la povertà e per la costruzione di un modello di sviluppo cristiano e solidale.</p>
<p>“Istruzione per creare ricchezza materiale e benessere spirituale, pilastro per promuovere equità, giustizia, unità e comprensione” ha detto. Nel suo intervento, il Cardinale Miguel Obando Bravo, Arcivescovo emerito di Managua, ha valorizzato l’impegno del governo a favore dell’acculturamento della popolazione, sottolineando che l’istruzione è anche la risorsa più importante che un essere umano può acquisire nella sua vita, un fattore indispensabile per lo sviluppo nazionale e l’elemento formativo per autonomia, giustizia e solidarietà sociali.</p>
<p><em>(AP) (14/2/2012 Agenzia Fides)</em></p>
<div style=" text-align:right; margin: 0px 0px 0px 0px;" class="printfriendly"><a href="http://ilcantico.fratejacopa.net/nicaragua-l%e2%80%99istruzione-e-la-risorsa-piu-importante/?pfstyle=wp" rel="nofollow" style="text-decoration: none; outline: none; color: #000000;"><img class="printfriendly" src="http://cdn.printfriendly.com/pf-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span style="font-size:14px; margin-left:3px; color: #000000;">Stampa questa pagina o salva un PDF</span></a></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Nicaragua%3A+L%E2%80%99istruzione+%C3%A8+la+risorsa+pi%C3%B9+importante+http%3A%2F%2Fis.gd%2FsDCTqc" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Nicaragua%3A+L%E2%80%99istruzione+%C3%A8+la+risorsa+pi%C3%B9+importante+http%3A%2F%2Fis.gd%2FsDCTqc" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>HONDURAS &#8211; Allarme violenza</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Succede nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Honduras: Allarme violenza in tutto il paese; i bambini in particolare sono abusati, venduti, sfruttati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>HONDURAS &#8211; Allarme violenza in tutto il paese: i bambini in particolare sono abusati, venduti, sfruttati.</strong></p>
<p>L’Honduras è la più povera delle 7 nazioni del Centroamerica, e lamenta una situazione molto grave in particolare per la violenza contro i minori. Su una popolazione di oltre 8 milioni di abitanti, registra un tasso di omicidi di 82,1 ogni 100 mila. L’80% della popolazione è povera o molto povera, circa il 20% appartiene alla classe medio-bassa e solo pochi sono i ricchi, i quali gestiscono l’economia e gli affari del paese. Il 51%, ossia oltre la metà dell’intera popolazione honduregna, è costituito da bambini e ogni giorno ne viene assassinato almeno uno. In pochi anni, in tutto il paese ci sono state morti violente, 7.300 giovani assassinati, colpiti alla testa con armi da fuoco, uccisi da poliziotti, militari, guardie di sicurezza, narcotrafficanti, in scontri tra bande criminali o da sicari o dal crimine organizzato.</p>
<p>Secondo i dati diffusi da Casa Alianza, una organizzazione internazionale non governativa che assiste bambini e bambine in difficoltà, ogni giorno vengono assassinate 3 persone con meno di 22 anni. Alcuni minori di 14 anni che vengono coinvolti nelle Maras (bande organizzate) sono talmente terrorizzati che quando cercano di fuggire si suicidano. C’è grande povertà, manca l’istruzione, mezzo milione di bambini non frequenta la scuola, alcuni lavorano ogni giorno da quando hanno 6 o 7 anni, sebbene la legge dica che nessuno può lavorare fino ai 14 anni di età e non oltre 6 ore in lavori non a rischio. Nel paese 20 mila bambine, tra 8 e 18 anni, sono impiegate come domestiche e subiscono violenza fisica morale; 300 mila bambini lavorano nelle miniere, nelle piantagioni di caffè, canna da zucchero e nella pesca. 150 mila, tra i 6 e i 14 anni, lavorano in attività ad alto rischio con ruoli da adulti. Ogni anno 100 mila honduregni emigrano negli Stati Uniti, tra questi 8 mila bambini che vengono violentati, venduti, obbligati a prostituirsi, allontanati dalle rispettive famiglie.</p>
<p>L’Honduras sta diventando un narco stato, dove ogni giorno atterrano due aerei carichi di cocaina e dove circolano liberamente milioni di armi che nessuna delle 60 mila guardie di sicurezza privata controlla. Non si pagano tasse, c’è narcotraffico, crimine organizzato, mancano istruzione, sanità, servizi sociali. La violenza contro i minori è enorme, i più grandi iniziano a violentare le proprie sorelle che a loro volta sono sistematicamente violentate da genitori, nonni e altri uomini.</p>
<p>Tra le numerose realtà organizzate che tentano di fare fronte a questa emergenza, c’è Casa Alianza, organizzazione internazionale non governativa che lavora in Honduras dal 1978. L’istituto è aperto 24 ore al giorno per aiutare i piccoli a rischio sociale, senza casa, cibo né possibilità di studiare. Ci sono periodi in cui si fermano a dormire nell’istituto fino a 180 bambini, alcuni arrivano con le armi in mano. Grazie al programma di assistenza denominato “Querubines”, vivono e dormono 25 bambine salvate dalla schiavitù sessuale che arrivano con il fisico mutilato. Altre giungono a Casa Alianza per partorire perché non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Il 30-40 % dei parti nel paese sono di bambine dai 12 ai 14 anni. Si registrano 3 aborti al giorno di bambine tra i 12 e i 16 anni di età.</p>
<p>Tra le iniziative del centro c’è anche un programma di reinserimento familiare grazie al quale ogni anno vengono riportati a casa 120-150 bambini; molti purtroppo non possono rientrare a causa degli abusi. Il centro provvede a nutrirli, vestirli, dare loro strumenti per andare a scuola, oltre a fornire una unità terapeutica per liberarli dalla dipendenza della droga.</p>
<p><em>(22/2/2012 Agenzia Fides) (AP)</em></p>
<div style=" text-align:right; margin: 0px 0px 0px 0px;" class="printfriendly"><a href="http://ilcantico.fratejacopa.net/honduras-allarme-violenza/?pfstyle=wp" rel="nofollow" style="text-decoration: none; outline: none; color: #000000;"><img class="printfriendly" src="http://cdn.printfriendly.com/pf-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span style="font-size:14px; margin-left:3px; color: #000000;">Stampa questa pagina o salva un PDF</span></a></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=HONDURAS+%E2%80%93+Allarme+violenza+http%3A%2F%2Fis.gd%2FqBwCCW" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=HONDURAS+%E2%80%93+Allarme+violenza+http%3A%2F%2Fis.gd%2FqBwCCW" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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		<title>Riflessioni sul bene comune</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 10:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Speciale Scuola di Pace]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il francescano S. Giacomo Della Marca, chi governa e ha il potere deve svolgere la sua azione secondo un principio esclusivamente ministeriale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Proposte francescane per la edificazione della res publica<br />
2ª parte relazione del Dott. Paolo Evangelisti*<br />
Scuola di Pace 2/5 gennaio 2012</strong></p>
<blockquote><p><img class="alignleft size-full wp-image-699" title="bene-comune" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/bene-comune.jpg" alt="bene-comune" width="100" height="152" />La seconda parte della interessante relazione del Dott. Evangelisti alla Scuola di Pace ha focalizzato l’attenzione su due punti che riprendiamo dalle stesse parole del relatore: “Il primo punto vuole mostrare come questa concezione del bene comune, messa in forma dalla testualità francescana del Duecento, riemerga con forza nelle opere dell’Osservanza francescana del XV secolo che qui vorrei esemplificare ricorrendo a qualche testo di Giacomo della Marca, allievo di Bernardino da Siena. Il secondo e conclusivo punto riguarda un’analisi del pensiero francescano che ha saputo inglobare nel concetto di bene comune la moneta ed il suo statuto giuridico. Un punto di grande rilevanza contemporanea se si pensa a che cosa dovrebbe rappresentare oggi la moneta e invece a che cosa è costretta ad essere in chiave meramente speculativa sui mercati finanziari mondiali”.</p></blockquote>
<p><strong>1. BENE COMUNE E OSSERVANZA FRANCESCANA</strong><br />
Partiamo da quella che possiamo senz’altro definire la concezione politica repubblicana nei testi di Giacomo della Marca. Vale a dire nelle riflessioni prodotte in particolare nei sermoni del santo francescano nella seconda metà del ‘400. Formidabili testi di etica civile e di pedagogia politica che qui analizzeremo solo nei passaggi nei quali si definisce la res publica ovvero, letteralmente, ciò che è comune, ciò che appartiene alla comunità ed è res, cosa, oggetto comune, quindi oggetto di diritto e soggetto di diritto solo in quanto condiviso e, nel pensiero francescano, circolante.<br />
Giacomo, nei suoi Sermones dominicales e nel Quadragesimale, pone alcuni principi cardine volti a definire la funzione del governante e la qualificazione della res publica, della comunità politica. Per l’Osservante chi governa ed ha il potere deve svolgere la sua azione secondo un principio esclusivamente ministeriale del suo esercizio: egli deve agire unicamente per la “conservatio” e la “utilitas rei publicae”, secondo un principio francescano ed evangelico richiamato da Giacomo stesso “nolite thesauriçare in terra” (Mt. 6,19). Questa azione ministeriale di governo deve svolgersi nel rispetto assoluto della giustizia e del bene comune che è res publica.<br />
Con un forte recupero di testi ciceroniani e di Agostino (De civitate Dei), che egli però elabora e potenzia, Giacomo dirà che non il regno dei cieli ma la res publica terrena può esistere, ed è possibile, solo se vi è una giustizia assoluta. “Sine summa iustitia respublica regi non potest”. Senza una giustizia piena una res publica non può sussistere ed essere governata. E quali sono i sei fondamenti per garantire un senso ed un valido governo di questa res publica?</p>
<ul>
<li>Concordia civium</li>
<li>Iustitia generalis</li>
<li>Amor rei publicae</li>
<li>Rector sapiens et virtuosus</li>
<li>Esaminare oppositas</li>
<li>Reddere rationem de administratione</li>
</ul>
<p>Un autentico programma etico, costituzionale, in cui il potere è concepito nella sua funzione esclusivamente ministeriale e repubblicana. Consideriamo sinteticamente questi sei principi cardine:</p>
<ul>
<li>Concordia civium: operare in una dimensione condivisa, motivante per ciascuno;</li>
<li>Iustitia generalis: vale a dire necessità di un’applicazione assoluta della giustizia e dunque della legge come valore insuperabile;</li>
<li>Amor rei publicae: significa capire che una repubblica per essere tale deve essere pensata, proposta, divenire oggetto di un discorso condiviso ed amata come frutto di questo percorso che si rinnova giorno dopo giorno;</li>
<li>Rector sapiens et virtuosus: attenzione alle qualità ed alle competenze del governante, rispettoso di tutti questi principi cardine;</li>
<li>Esaminare oppositas: capacità di analisi dei fenomeni, delle posizioni che esistono nella società e nella comunità, quindi reiezione di un governo assoluto o di parte, intesa come fazione;</li>
<li>Reddere rationem de administratione: fondamentale concetto della trasparenza, del rendere conto pubblicamente dell’operato economico, di ciò che si è gestito essendo bonum commune, secondo un criterio di responsabilità e trasparenza che non è retorico ma razionale nel solco di una relazione autentica che collega amministratori ed amministrati.</li>
</ul>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-700" title="bene-comune-2" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/bene-comune-2.jpg" alt="bene-comune-2" width="100" height="256" />Nel suo insieme questo programma è la traduzione politica e razionale dell’idea di servizio che deve connotare chi è chiamato a governare. Ma vorrei tornare al rapporto stretto che lega iustitia e res publica nel pensiero di Giacomo. Per lui la giustizia è “anima rei publicae”, è questa giustizia a farsi quindi motore e linfa vitale della comunità politica e del suo governo, criterio dirimente per qualificare ciò che è comune, repubblicano appunto. Chi è chiamato a governarla, se non vuole essere definito tiranno – quindi un illegittimo governante condannato a perdere il potere – deve abbandonare ogni forma di gestione privatistica del patrimonio e delle risorse della res publica, operando solo affinché tutti i vantaggi siano realizzati e distribuiti per il bene della repubblica e dei cittadini: “omnem utilitatem referat ad bonum rei publicae et civium”. Ricordate ciò che aveva detto Olivi 200 anni prima? Il bene comune è tale solo se ingloba e considera il bene del singolo civis.</p>
<p>Qui Giacomo dice che il bene che deve essere perseguito e accresciuto è il bene ed il profitto, l’utilitas della res publica e il bene del civis. Accanto al bonum rei publicae vi è, equiordinato, il bonum civium. In questo si realizza la res publica e la giustizia della res publica. Si ricordi che Giacomo aveva detto che senza una giustizia assoluta, cioè piena, alta, non si può governare e non può esistere una res publica. Si tratta di una concezione ciceroniana che egli recupera e potenzia mostrando nei suoi sermoni non solo la necessità etica di conseguirla, ma offrendo strumenti, motivazioni e passione civile per realizzarla. Giacomo e Cicerone affermano infatti che “non solo è falso che una res publica possa reggersi senza una qualche giustizia ma è verissimo che non può reggersi senza una giustizia piena anzi” – continua &#8211; “una res publica senza giustizia, senza questa pienezza di giustizia, non è imperfetta ma, come si deduce razionalmente dalle definizioni che si sono date, non esiste nemmeno più”.</p>
<p>Credo che non occorra sottolineare la forza di questo passaggio, il suo valore politico e direi costituzionale che Giacomo – via Cicerone – conferisce alla giustizia nella res publica ed alla giustizia – anche come forma di legalità – nell’esercizio del governo e dell’amministrazione del bene comune. La res publica e la giustizia non possono che esistere insieme, che co-esistere e, d’altronde, è lui stesso a definire la giustizia come l’anima della Repubblica. Molte, davvero moltissime, le considerazioni e gli insegnamenti che potremo ancora sviluppare da questi passi francescani dell’allievo di Bernardino da Siena. Ma va affrontato l’ultimo tema sul quale mi preme sollecitare la vostra attenzione: un tema centrale dell’etica politica che è anche di straordinaria attualità se vogliamo, come credo, andare oltre la cronaca spicciola che si limita ad inseguire le altalene dello spread.</p>
<p><strong>2. LA CONCEZIONE DELLA MONETA, FATTORE COSTITUTIVO DELLA RES PUBLICA</strong><br />
Mi riferisco alla concezione della moneta che i francescani seppero elaborare sin dagli inizi del XIV secolo. Un’idea di moneta che si inserisce pienamente nella nozione di bene comune che i pauperes Christi delinearono come orizzonte fondativo non solo per le comunità religiose che seguivano l’idea di Francesco, ma per tutte le comunità di laici che vivevano nell’Europa dell’epoca. Forse oggi è difficile dedicare qualche minuto per pensare a che cosa sia la moneta, ma proprio nel momento in cui la sua volatilità e la sensazione di effimero che porta con sé sono più forti, è indispensabile fermarsi per capire il senso di ciò che accade. Capire, in compagnia di chi ha riflettuto sul bene comune e sul valore della moneta, per non essere inconsapevoli della quotidianità, soggetti passivi di grafici e speculazioni spesso del tutto estranee non solo alle regole dell’etica, ma anche a quelle dell’economia produttiva.</p>
<p>Ancora una volta sono coloro che hanno scelto la paupertas volontaria a dimostrarsi sensibili e capaci di riflettere seriamente e politicamente sulla moneta come bene. Direi capaci di reggere il confronto con il pensiero economico delle teorie sviluppate da Smith ed oltre, sino ai nostri giorni, di reggere il confronto con l’utilitarismo di Bentham, con il neoliberismo della scuola di Chicago e con chi ragiona utilmente di economia come il premio Nobel Amartya Sen o la studiosa americana Elinor Ostrom che ha ricevuto il Nobel proprio per le sue riflessioni sui beni comuni e la loro gestione. Sono i francescani a rivendicare il valore comunitario della moneta, a ricordarci che essa è nata come strumento indispensabile delle società civili e che la moneta ha un senso solo se è un bene della res publica. Per i francescani la moneta è molto di più che il denaro, moneta monetata, merce tra le merci ma, come diceva già Aristotele, essa è numisma, cioè oggetto istituito, sorto dalla comunità e dalla legge, e per questo che essa si chiama nummus in latino derivando dal greco nomisma, perché la sua origine è il nomos, la legge, la deliberazione collettiva.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-701" title="bene-comune-3" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/bene-comune-3.jpg" alt="bene-comune-3" width="227" height="232" />È la sua stessa origine a dirci dunque che essa dipende nella sua funzione e nel suo valore dalla civitas, dalla polis, dalla comunità che l’ha istituita. E chi altera il valore della moneta è punibile perché intacca un valore che non è nella disponibilità limitata di un privato o di un gruppo di persone ma è un valore della res publica. A dircelo in modo esplicito sono, tra i primi, due francescani che diverranno anche Generali dell’Ordine nel XIV secolo Geraldo Oddone e Alessandro di Alessandria. E, nello stesso secolo, Eiximenis, frate catalano, svilupperà un discorso molto approfondito sul senso e sul valore della moneta per la res publica. Nel XV secolo poi, Angelo da Chivasso, insigne giurista e Osservante francescano, dirà che non è possibile procedere a variazioni nel valore della moneta se non attraverso un percorso pubblico, deliberativo e che raccolga il voto di ogni civis. Questo l’orizzonte temporale e concettuale offertoci dal francescanesimo medievale. Da un punto di vista economico questa testualità ha molto da insegnare a chi oggi gestisce la moneta, ma qui possiamo solo mettere in luce un singolo aspetto non certo secondario del pensiero francescano: quello che dice ai cives, ai mercatores, ai governanti, che il valore della moneta è un valore che ha un senso come forma e strumento di comunicazione civile, come forma indispensabile per costruire e rafforzare comunità.</p>
<p>Per questo il valore della moneta deve essere oggetto di analisi e di decisione politica nel rispetto di tutti coloro che la usano. Neppure il re o il princeps che autentica la moneta può essere considerato proprietario della divisa o decidere di alterarne il valore. Francesc Eiximenis dirà che il princeps che altera il valore della moneta è lui stesso reo del crimine di lesa maestà, reo cioè di una laesio enormis che è la fattispecie giuridica che determina la condanna alla pena capitale secondo quanto stabilito dal diritto romano. Questa durissima posizione politica, giuridica ed etica è formulata da Eiximenis in modo lineare proprio perché egli sostiene che la sovranità della moneta è sovraordinata e sovrasta quella del princeps che la conia. Ma, si badi bene, questa sovranità non è una sovranità dell’oggetto-moneta, di un totem che non possiede né senso né direzione, ma risiede in definitiva nella comunità di tutti gli utilizzatori della divisa che, servendosene per gli scambi nella res publica, ne fanno un bene comune. Un bene dotato di valore economico e politico. Si noti che questo argomento è sviluppato dal frate catalano in un testo scritto su commissione e destinato ai regnanti.</p>
<p>Un testo che ha dunque per interlocutori dei re, i massimi reggitori della confederazione catalano-aragonese, ovvero coloro che dirigevano una delle più grandi potenze economiche del Mediterraneo trecentesco. Tutto questo ci rivela la forza e la passione civile, la tensione etica di questo frate e ci fa riflettere sul fatto che la moneta non può essere considerata nella sua mera fisicità, ma che essa è un oggetto pensato che non ha un valore in sé ma lo ha solo se è capace di esprimere un’identità economica e politica, comunitaria, in quanto frutto di scambi economici e di scambi dotati di senso. I più grandi pensatori repubblicani del Medioevo, i francescani e lo stesso Aristotele hanno sempre considerato la moneta come un fattore costitutivo della comunità, della res publica. La moneta come il linguaggio sono due fattori indispensabili per costituire e per comunicare nella comunità. La moneta è comunicazione e commutazione. Così dice Aristotele e nella Politica e nell’Etica Nicomachea, ed è da questa lezione che i francescani partono per affermare, sin dal XIII secolo con Roberto Grossatesta, francescano e primo traduttore in latino dell’Etica aristotelica, che occorre fare della moneta non un bene del princeps, ma un bene della comunità, assegnando per questo ai mercatores un ruolo fondamentale, all’interno però di un’etica repubblicana che essi stessi sono chiamati a costruire e condividere.</p>
<p><em>* (Cultore della materia in storia medioevale presso l’Università di Trieste) La terza ed ultima parte della relazione sarà pubblicata nel Cantico di maggio.</em></p>
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		<title>Il dono della libertà</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trasparenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricuperando l’autorevolezza della figura paterna si può comprendere meglio la libertà intesa come un dono e non come appagamento di ogni desiderio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-694 alignleft" title="dono-della-liberta-2" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/dono-della-liberta-2.jpg" alt="dono-della-liberta-2" width="250" height="180" />La crisi attuale</strong><br />
Dei tre cardini ideali proclamati dalla rivoluzione francese la libertà e l’uguaglianza sono stati sviluppati rispettivamente dall’ideologia liberale e dall’ideologia socialista (la fraternità è stata messa nell’angolo, forse perché odorava troppo di sacrestia). Ma entrambe si sono rivelate fallimentari: la prima ha portato all’esaltazione dell’individuo e alla sua assoluta autodeterminazione, sganciandolo totalmente dalla sua responsabilità sociale, mentre la seconda ha portato ad un egualitarismo che ha negato le differenze e la libera iniziativa. All’opposto delle attese le ideologie hanno separato ed allontanato gli ideali rivoluzionari dal loro orizzonte unitario iniziale e li hanno fatti divenire concetti antitetici, espressioni di opposti interessi. Il Sessantotto è stato un movimento giovanile di contestazione e di opposizione alla società borghese e capitalistica della quale furono rifiutati il sistema di valori, gli stili di vita e la figura del padre, inteso come il principale riferimento dell’autorità. I divieti venivano considerati un impedimento dell’esercizio della libertà. Gli effetti più negativi dell’ideologia sessantottina si possono intravedere oggi nella demolizione progressiva del concetto di autorità soprattutto paterna e perciò della famiglia.</p>
<p><strong>La verità rende liberi</strong><br />
Le crisi danno slancio alle novità! Può essere interessante ricordare che il termine “autorità” deriva da “augere” che significa “far crescere”. L’educatore era in origine l’autorità che fa crescere il giovane. Secondo questo significato, se al padre non viene riconosciuta tale autorità, è ostacolato il processo di maturazione dei figli che necessitano di persone autorevoli per sviluppare la loro personalità. Recuperando il valore dell’“autorità” (intesa come “autorevolezza” e non come “autoritarismo”) si può anche comprendere meglio la “libertà” non riducendola più alla possibilità di appagamento di ogni desiderio.<br />
<strong>Ma per fare questo occorre conoscere la verità sull’uomo! Occorre chiedersi se egli possiede la libertà o se può solo riceverla come un dono!<br />
</strong>Innanzitutto chiediamoci quando un atto è libero. Il modello non è forse l’atto d’amore di Cristo che per salvare l’uomo ha dato tutto se stesso senza chiedere niente in cambio? Cristo, con il suo sacrificio non ha forse rivelato la verità sull’uomo indicando il cammino per essere nuova creatura, per ricevere il dono della libertà di amare e di scegliere il bene per se stesso? Il vero sacrificio (da “sacrum facere”) non dà la morte, ma dà la vita! Tuttavia la cultura attuale è lontana da questo orizzonte, poiché aborrisce il sacrificio che considera incompatibile con la libertà. Come dice il papa: “L’uomo di oggi non capisce più immediatamente che il Sangue di Cristo sulla Croce è stato versato in espiazione dei nostri peccati. Sono formule grandi e vere, e che tuttavia non trovano posto nella nostra forma mentis e nella nostra immagine del mondo” (Benedetto XVI, Luce del mondo, Città del Vaticano, 2010, p.192).</p>
<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-695" title="dono-della-liberta" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/dono-della-liberta.jpg" alt="dono-della-liberta" width="240" height="322" />S. Francesco uomo libero<br />
</strong> C’è un episodio della vita di S. Francesco che fa riflettere sulla libertà anche se, a prima vista, sembra paradossale. Dopo avere riconosciuto la paternità divina ed essersi proclamato “servitore del Re altissimo”, se ne va per il mondo “affrancato dalle catene dei desideri mondani… libero e sicuro” (FF 1044). Anche se le persone che incontra non corrispondono alle sue speranze o addirittura lo maltrattano ingiustamente, come fanno i briganti che lo percuotono e lo gettano nel fosso pieno di neve, egli non si sente schiacciato dal male, non ha paura delle sofferenze, ma le affronta con animo baldanzoso e, “invaso dalla gioia”, canta le lodi del Creatore. Nell’abbandonarsi alla paternità divina S. Francesco ha operato una svolta nella sua vita: <strong>il nuovo orizzonte è quello della dipendenza, del legame generativo per cui la libertà è un dono che il figlio riceve dal Padre quando, paradossalmente, gli obbedisce.</strong><br />
Il Santo vuole essere cristiano in senso pieno relazionandosi al Padre mediante il Figlio e non riducendo la propria fede ad una morale, poiché il dovere per il dovere spegne la libertà. Infatti la legge indica il bene, ma è incapace di fare amare il bene per se stesso, poiché è incapace di sanare il cuore dell’uomo. La legge ha solo la capacità di smascherare l’egoismo dell’uomo che, avendo il cuore malato, compie con orgoglio il bene indicato dalla legge, accontentandosi del comodo e del fruibile, pretendendo, in cambio, la salvezza.<br />
<strong>Invece il cuore sanato, anche nel sacrificio, dà senza chiedere, è pago del suo stesso donarsi, è libero dal desiderio di gratificazione che imprigiona gli uomini.<br />
</strong>La parola “liberus”, che in latino significa “figlio”, ci può aiutare a comprendere l’orizzonte di S. Francesco che non ha più bisogno di ricompense mondane, ma si affida totalmente al Padre dal quale nessuno potrà separarlo, Lui che è il suo creatore e lo conosce fino in fondo.<br />
Infatti <strong>la relazione col Padre sana il cuore del figlio.</strong> Lo libera dal ripiegamento su se stesso cosicché non è più solo di fronte al mondo, ma si sente protetto ed accompagnato dalla presenza del Padre che lo trasforma, che gli fa vedere la realtà con occhi diversi e gli dona la libertà di amare il bene.</p>
<p><strong>Il cammino di liberazione<br />
</strong> L’essere nuova creatura, l’essere liberi non è dovuto ad una trasformazione magica, cioè non è indipendente dalla nostra volontà. Il nuovo stile di vita dipende dal nostro acconsentire che lo Spirito di Dio sia riversato in noi.<br />
<em>“Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio” (Rm 8,14-16).</em><br />
“<strong>Lo Spirito di Dio è sorgente di vita nuova, ma è necessario un esercizio costante e prolungato di discernimento e di purificazione dei pensieri e dei desideri attraverso l’esperienza quotidiana nell’ascolto e nella concretizzazione della Parola nella sequela di Cristo. Non basta avere tutte le conoscenze necessarie, occorre il sacrificio dell’esercizio costante e prolungato. Bisogna esercitarsi nella prassi quotidiana dell’amore. Bisogna che progressivamente i pensieri vengano purificati, i desideri vengano limati da tutto quello che c’è in loro di negativo e di superfluo, e poi vengano indirizzati al meglio</strong>” (mons. Luciano Monari, vescovo).<br />
Sarebbe ingenuo pensare che la fede tolga immediatamente dal nostro cuore i desideri di orgoglio o recida le radici dell’egoismo. Finché queste radici non sono tolte o finché il nostro cuore non si lascia attirare da desideri nuovi, la vita cristiana fa fatica a manifestarsi. Solo quando il desiderio del bene sarà più forte del desiderio di riuscita o di successo, solo quando i pensieri si organizzeranno intorno alla Parola e alle promesse di Dio, solo quando gli impulsi spontanei del cuore avranno assimilato la forza del perdono, il cristiano potrà dirsi maturo. Occorre portare a compimento quel germe che ci è stato dato nel Battesimo. Senza questo cammino di liberazione il Battesimo perde la sua forza: è come conoscere le note, ma non saper suonare per mancanza di esercizio. Senza esperienza della Parola lo Spirito è presente, ma non può prendere possesso del cuore, non può sanare il cuore. Si rimane apprendisti o neonati. È questo il rimprovero che S. Paolo rivolge ai Corinzi che, pur avendo ricevuto lo Spirito Santo nel Battesimo, sono rimasti uomini carnali:<br />
“<em>Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come ad esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo</em> (1 Cor 3,1). Ma poi conclude: “<em>Quindi nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio</em>” (1 Cor 3,21-23).<br />
<strong>La fede in Dio, attraverso Cristo, nella luce dello Spirito Santo, dona la libertà della nuova creatura:</strong> nascono nuovi pensieri, una nuova capacità di rischiare, un nuovo rapporto con tutte le creature, come accadde a S. Francesco che prima della conversione aborriva i lebbrosi, ma dopo il cammino di penitenza che il Signore gli concesse, li amò con “dolcezza di anima e di corpo” (FF 110).</p>
<p><em><strong>Graziella Baldo</strong></em></p>
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		<title>S. Francesco nella storia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orme dello Spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[S. Francesco nella storia è stato visto come promotore della dignità umana e come campione della testimonianza evangelica. Ma i due aspetti sono inscindibili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-689" title="s-francesco-storia" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/s-francesco-storia.jpg" alt="s-francesco-storia" width="550" height="370" />La presenza di S. Francesco nella storia è stata sentita a volte come quella di un campione della promozione umana (sia da parte dei cristiani sia dei non cristiani), altre volte come quella di un campione della testimonianza evangelica. Chi ha accentuato maggiormente l’aspetto della testimonianza evangelica di S. Francesco è stata la storia ecclesiastica, la storia del francescanesimo regolare. Chi, invece, ha accentuato maggiormente la realtà della promozione umana, è stato il mondo laico o laicista. Comunque si interpreti la figura di S. Francesco, rimane il fatto che nei momenti nodali della storia occidentale in cui si cerca la promozione umana, viene sempre all’orizzonte il Santo di Assisi.</p>
<p>Per esempio dopo la rivoluzione francese l’Ottocento laicista ha scoperto S. Francesco come colui che ha promosso la dignità dell’uomo nel Medio Evo. Anche la rivoluzione marxista ha avvertito la promozione umana compiuta da S. Francesco. Del resto anche durante il fascismo nel 1926, anniversario della sua morte, in occasione delle celebrazioni ufficiali, erano presenti più di settanta delegazioni nazionali. Anche il fascismo “catturò” S. Francesco. Durante il Concilio Vaticano II un rappresentante della Germania e della Svizzera, Giuseppe Von Galli, scrisse un libro dal titolo “Francesco, il futuro vissuto” in cui l’autore fa presente come il rinnovamento e la promozione umana propugnati dal Concilio fossero già stati vissuti dal Santo di Assisi.</p>
<p>Tutti nella storia hanno sempre sentito vicino S. Francesco, poiché egli in ogni secolo ha comunicato la sua testimonianza evangelica. Ciò significa che egli non è rimasto incapsulato nella sua epoca, il Medio Evo, ma costituisce un vissuto che può essere riproposto nel progresso ampio dei secoli. Non siamo di fronte a una testimonianza pur valida in rapporto al suo tempo, ma comunque in via di esaurimento, bensì siamo di fronte a una testimonianza cristiana che è fortemente comunicativa anche oggi in quanto è accessibile, interpretabile, leggibile, inesauribile. Ed è una testimonianza molto sentita sia dai cattolici sia dai non cattolici.</p>
<p>Anche ai nostri giorni la qualità dell’esperienza storica di S. Francesco è piena, poiché storico è ciò che vive nelle tre dimensioni del tempo: passato, presente e futuro. Ciò che è passato e non può più riproporsi come presente, valido al giorno d’oggi e carico di prospettive future, non è storico. Nel cristianesimo di S. Francesco non c’è nulla che non possa essere rivissuto e riprogettato come proposta di senso per la propria vita, per quanto i significati cambino. Questo è l’atteggiamento, l’orizzonte del nostro avvicinarci oggi a S. Francesco. Non c’è nessun privilegiato davanti a lui, poiché egli è un dono all’umanità intera.</p>
<p>Certo egli ha fondato un Ordine religioso, ma i francescani di fronte a lui si dovrebbero trovare sempre sgomenti e dovrebbero parlare di lui in modo tremante, senza sentire l’appartenenza all’Ordine come a una casta di privilegiati. S. Francesco è fratello di tutti gli uomini, anche dei non cristiani. Quello che impressiona quando ci si avvicina a lui, è che non ha fatto niente. Ci sono santi che hanno costruito ospedali, che hanno dato precisi orientamenti alla cultura cattolica; ci sono gli apologeti che hanno difeso la Chiesa cattolica. S. Francesco ha solo riparato qualche chiesa, chiuso qualche crepa. Egli è sempre diverso da come vorremmo che fosse. Pur essendo profondamente cattolico non ha mai accettato la gerarchizzazione della sua testimonianza: per questo non voleva che i suoi frati fossero eletti vescovi o cardinali. Egli si proponeva la libertà dei figli di Dio nella Chiesa cattolica. E questo è uno dei nodi del discorso francescano.</p>
<p>Il cardinale Ugolino (futuro papa Gregorio IX), suo amico, gli chiedeva perché non volesse che i suoi frati santi venissero messi al servizio della Chiesa al posto di quei vescovi che erano più principi terreni, apostoli della terra che uomini di Dio. A lui il Santo rispondeva, stando a quanto dice il Celano nella sua Seconda Vita di S. Francesco, che la testimonianza evangelica dei frati è tale per cui essi non sono chiamati a far parte della gerarchia della Chiesa romana, pur obbedendo in tutto ad essa. Quindi S. Francesco è una figura che delude un po’ tutti quelli che si avvicinano a lui e lascia un amaro in bocca, perché da qualche parte sfugge e, se lo si vuole imprigionare, è perché lo si riduce a un aspetto.</p>
<p>Lo si può ridurre al piano della promozione umana come hanno fatto Michelet o Töde che hanno visto in lui colui che ha iniziato in Italia l’Umanesimo o il Rinascimento. Altri lo riducono all’aspetto penitenziale; altri ancora a colui che è in una luce di santità (come fa S. Bonaventura nella sua Vita di S. Francesco). Alcuni lo riducono all’aspetto sociale, a colui che ha fatto crollare, mediante il suo esempio e la sua parola, l’organizzazione feudale, sia nella vita politica sia in quella monacale. Tuttavia sono tutte riduzioni, poiché S. Francesco è un po’ tutto questo, ma è anche qualcos’altro. Non c’è nessun limite, nessuna bara che possa racchiudere la testimonianza cristiana che lui ha dato e che si manifesta ancor oggi così fresca ed essenziale.</p>
<p><em>(Da una relazione di p. Vincenzo Cherubino Bigi)</em></p>
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		<title>La povertà nell’esemplarità di S. Chiara</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 17:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orme dello Spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[S. Chiara, come S. Francesco, ha scelto la povertà perché ha scoperto la ricchezza di Cristo. Egli, che è ricco, si svuota per dare a noi la sua ricchezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-682" title="poverta-santa-chiara" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/poverta-santa-chiara.jpg" alt="poverta-santa-chiara" width="250" height="295" />LA POVERTÀ: CONSEGUENZA DI UN INCONTRO NUZIALE<br />
Chiara è la pianticella di Francesco. Non troviamo tante differenze nel vivere e pensare la povertà tra Chiara e Francesco. Anzi Chiara si sente di essere custode di quello che Francesco aveva intuito e vissuto. Entrambi fanno in fondo la stessa esperienza di povertà. Ma cerchiamo di comprendere meglio questa esperienza “con cuore di donna”. Forse noi donne siamo più povere, perché abbiamo meno sicurezze e sicuramente Chiara ne aveva meno di Francesco, essendo una donna. L’incontro con il Cristo, come Francesco e forse anche più di Francesco, Chiara lo vive in termini di sponsalità. Nell’assoluto di Dio, la povertà si colora di sponsalità, la povertà diventa occasione per unirsi sempre di più e fidarsi sempre di più dello Sposo celeste. Chiara faceva parte di una famiglia ‘bene’, aveva davanti una vita nella società ricca, agiata, ma Chiara sceglie, anzi si sente scelta, da un altro Sposo e sposa la vita di questo Sposo. Nelle Costituzioni antiche del mio Istituto (Suore Terziarie Francescane della Beata Angelina), c’è una frase che ritorna spesso anche nei testi legislativi successivi, una delle frasi che sintetizzano il carisma “Si ricordino, di avere abbracciato Cristo povero e nudo in croce”. Possiamo dire che per Francesco, ma soprattutto per Chiara, la povertà è conseguenza di un incontro nuziale che le ha riempito la vita. Pare assurdo, ma è così. Non possiamo diventare poveri se non abbiamo scoperto una qualche ricchezza. Chiara e Francesco scelgono la povertà perché hanno scoperto la ricchezza del Cristo. Quando ci si riempie troppo di cose, dunque non si vive una povertà esteriore, in realtà è per compensare una povertà interiore. Le due cose sono collegate. Il bisogno primario della persona, il bisogno fondamentale è quello dell’amore; chi ci riempie veramente il cuore è proprio la vita affettiva, l’amore, non le cose. Ma in mancanza di amore si compensa il bisogno con le cose materiali. Chi dà senso alla nostra esistenza, chi la rende ricca è proprio l’amore, ma quando questo non c’è, il nostro cuore è vuoto, la nostra vita non ha senso. Allora le cose acquistano un valore esagerato e per colmare il vuoto, la solitudine che ci portiamo nel cuore, ci riempiamo di oggetti. Se vuoi che una persona diventi povera, falla ricca di esperienza di vita, di amore, e vedrai che non avrà bisogno di riempirsi la casa di oggetti, di circondarsi di tante cose. Viviamo in un mondo dove siamo strapieni di oggetti, perché il mondo gira intorno all’economia, alle cose, e gioca su questo nostro bisogno affettivo non compensato, per farci comperare e possedere ciò che ancora ci manca. In realtà nel profondo del cuore l’uomo cerca spiritualità, grida “vita”. Ecco allora la profezia di Chiara e Francesco. Perché la loro povertà è una profezia!</p>
<p>Quando Dio ti riempie la vita, non hai più bisogno di cose, anzi il non possedere diventa un privilegio, direbbe Chiara. Quando vediamo che non riusciamo a liberarci delle cose, significa che il nostro cuore non è così pieno di Dio, così pieno di amore. Francesco e Chiara hanno incontrato Gesù nella loro vita e si sono fatti riempire la vita. L’incontro con Gesù li ha cambiati tanto da desiderare (e qui penso a Chiara) una sponsalità. Se una donna si sposa e non lascia la propria famiglia, le proprie abitudini, vive un matrimonio a metà; è l’unirsi al suo sposo che gli permette di abbandonare…. “Abbandonare, lasciare” sono le parole che ci ha riproposto nella relazione “La povertà negli Scritti di S. Francesco” p. Vittorio Viola (Il Cantico online dic. 2011). E’ l’esperienza che ci invita a fare il salmo 44/45 “Ascolta figlia, guarda porgi l’orecchio dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, al re piacerà la tua bellezza”. Sentirsi scelti, amati riempiti da Dio, questa è l’esperienza che Dio vuole donarci. Dio è ricco ma è anche povero, perché ci dona la sua ricchezza. La povertà è frutto dell’amore. Lui ricco, Onnipotente, si svuota per donare la sua ricchezza a noi, diventa povero per amore nostro. Scoprire questo ci deve riempire, come riempiva Francesco e Chiara, di gratitudine. La povertà francescana, cristiana, non è un’ascesi fine a se stessa, è relazionale. Quando uno diventa povero evangelicamente? Si diventa poveri quando si dona la propria ricchezza agli altri. Questa è la povertà evangelica! Potremmo dire che soltanto chi è ricco può diventare povero. Dio è ricco e povero, perchè la sua ricchezza, che è amore, non può non donarla agli altri. Nella Trinità c’è continuamente il gioco della povertà e della ricchezza. Dio Padre è ricco ma dona tutta la sua ricchezza, tutto quello che Lui è, al Figlio, generandoLo, e il Figlio, che si sente riempito della ricchezza del Padre, restituisce, non solo quello che ha ricevuto, (perché nella restituzione entra anche la nostra parte come ci ricorda nella parabola dei talenti), ma anche tutto se stesso al Padre. In questo gioco di povertà e di ricchezza, Dio vuole la nostra collaborazione, non soltanto chiama in causa la nostra libertà per accogliere la sua ricchezza, ma sollecita nella risposta tutta la nostra creatività, i nostri talenti. E a sua volta Dio li fa fruttificare ancora. Più li restituiamo, più Dio li moltiplica. La parabola parla di chi ha fatto fruttificare i talenti e li restituisce al padrone moltiplicati. (Dio chiede la nostra parte: dobbiamo diventare ricchi, facendo fruttificare i nostri talenti e poi restituirli moltiplicati a Dio. E scopriamo che Dio non li prende per sè ma li moltiplica ancora). E questa azione del moltiplicare è l’azione dello Spirito Santo. Egli è Colui che permette al Padre di giocare tutta la sua ricchezza e diventare povero. (Nel Padre troviamo una ricchezza che diventa povertà generativa). Ma è ancora lo spirito Santo che permette al Figlio (e a ciascuno di noi) di accogliere tale ricchezza e di restituirla moltiplicata. Il Figlio colmo di tale dono vive una infinita riconoscenza e sempre nella lode. Perché Francesco è così gioioso? Perché è un povero!</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-683" title="poverta-santa-chiara-2" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/poverta-santa-chiara-2.jpg" alt="poverta-santa-chiara-2" width="250" height="142" />IL PRIVILEGIO DELLA POVERTÀ<br />
La letizia francescana nasce dalla povertà, da questo ricevere tutto da Dio. Chi riceve tutto è grato. Questo è quello che voleva sperimentare Chiara, con il privilegio della povertà. La povertà è un privilegio, perché la povertà è non avere sicurezze economiche in questo mondo, per affidarsi completamente a Dio e alla sua provvidenza. Nei secoli passati i monasteri di clausura potevano essere eretti soltanto se c’erano delle rendite che permettevano alle monache di vivere. Questo ve lo dico perché, quando nel nostro monastero di Foligno (“era delle povere donne”) il decreto del Concilio di Trento nell’anno 1563 impose la clausura, le nostre suore non poterono prendere la clausura perché non avevano rendite sufficienti per vivere. Sono passati almeno 60/80 anni dal decreto prima che fosse attuato, perché il nostro monastero di S. Anna era uno dei più poveri della città. Le suore vivevano del loro lavoro, dell’elemosina, e della provvidenza. Per stare in clausura c’era bisogno della ricchezza economica, e quando qualcuna entrava, doveva portare la dote che le avrebbe permesso di vivere (Le ragazze povere infatti non potevano entrare in monastero). Chiara non vuole questo, vuole il privilegio di lasciarsi proteggere, custodire, nutrire solo da Dio. Anche perché una donna ha già una povertà insita nel suo essere donna. Ricordate l’episodio di Chiara di fronte ai saraceni? A chi si affida? Al Suo Signore. Lui solo può proteggere lei e le sue sorelle, a Lui consegna tutta la sua vita, perché Dio ha riversato nel suo cuore tutta la ricchezza e la grandezza della Sua sponsalità. Questo gioco trinitario di amore di un Padre che dona tutto al Figlio e di un Figlio che tutto restituisce al Padre, continua, attraverso lo Spirito Santo, a realizzarsi in noi. Ogni volta che Dio viene a noi, viene come un povero, perché ci offre tutto se stesso. Gesù è venuto a rivelare con la sua vita chi è veramente Dio. Nel gioco dell’amore, il ricco diventa povero. Non è forse vero nella vostra vita matrimoniale? Chi più ha lo deve offrire all’altro arricchendolo e diventando così povero, in un certo senso. Non siamo creati per essere autosufficienti. La mia ricchezza non è per me, è per l’altro. Questo si chiama povertà. E’ l’altro che mi aiuta a diventare povero.</p>
<p>UN CAMMINO DI CONSEGNA<br />
Per diventare poveri non dobbiamo ricercare chissà quali pratiche, dobbiamo permettere agli altri di farci diventare poveri. Sono gli altri che ci aiuteranno a spogliarci. Un genitore non diventa forse povero quando gli nasce un figlio? Non ha più la sua libertà, non ha più il suo tempo, non ha più le sue cose. Permetti all’altro di renderti povero! La vita ti rende povero, se glielo permetti! Di fronte a certi fatti negativi, puoi arrabbiarti, o puoi prenderla come la grande occasione. La stessa malattia, la stessa morte ci rendono poveri. C’è chi subisce la povertà e diventa triste, e chi come Chiara e Francesco la scelgono volontariamente. Allora una malattia che ti rende povero di efficienza, di immagine, di tutto, puoi viverla realmente nel cammino della consegna. Soltanto se la consegni diventi povero e non tieni più niente per te. Questa è la consegna volontaria (e non si consegna soltanto lo stipendio, una casa…). Il nostro cammino umano in realtà è un cammino di ricchezza e di consegna, meglio se volontaria. Prima o poi la vita ti prenderà qualcosa, meglio allora consegnarla volontariamente. Il mondo ha bisogno di questa profezia della povertà, perché questo discorso non vale solo per Francesco e Chiara, questa è la vita. Tutti prima o poi ci troveremo di fronte a questa povertà: il dover consegnare noi stessi agli altri, alla vita, a Dio. Quando sei infermo ricordati della povertà, perché quello è il momento in cui tu ti consegni. Forse fino ad allora tu non hai consegnato niente, incomincia a consegnare partendo da quella condizione. Perché Francesco e Chiara scelgono la povertà? Perchè si lasciano riempire da Dio. Nella regola di Chiara nel capitolo d’inizio, Chiara invita a verificare se effettivamente la ragazza che chiede di entrare vuole vivere la povertà, nel senso se è ricca dell’esperienza di Dio, altrimenti a che serve vivere da poveri? Se qualcuno bussa al convento è perché c’è dietro una Divina ispirazione, perché si è incontrato Dio, che ha già iniziato a riempire la vita. Il monastero ti aiuterà poi a diventare sempre più povera. Questo lo faranno le sorelle e la vita. lo stesso vale per il matrimonio: sarà l’altro, saranno i figli che ti aiuteranno ad arricchirti e a diventare povero. Io non so se sia più forte la povertà che Francesco ha scelto volontariamente, non avendo nulla di proprio o il suo lasciarsi rendere povero dai fratelli, quando non l’hanno capito, accettato, quando l’hanno rifiutato. Forse quella è la perfetta povertà e la perfetta letizia.</p>
<p><img class="alignleft" title="poverta-santa-chiara-3" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/poverta-santa-chiara-3.jpg" alt="poverta-santa-chiara-3" width="250" height="215" />LA GRAZIA DEL SANTOVANGELO: PROFEZIA DELLA POVERTÀ<br />
Nella Regola di S. Chiara: “Quando qualcuna per Divina ispirazione verrà a noi con la determinazione di abbracciare questa vita volontaria, e la scelta della povertà, la badessa, sia tenuta a chiedere il consenso di tutte le sorelle e se la maggioranza consentirà, la potrà accettare, dopo aver ottenuto licenza dal signor Cardinale nostro protettore. Se le sembrerà idonea ad essere accettata, la esamini con diligenza, o la faccia esaminare intorno alla fede cattolica, ai sacramenti della Chiesa, e se crede in tutte queste cose ed è risoluta nel confessarle fedelmente e ad osservarle con fermezza fino alla fine, le si imponga diligentemente il tenore della nostra vita. E se sarà idonea le si dica la Parola del Santo Vangelo. Ecco la ricchezza! la ricchezza che ti spoglierà e ti renderà povera! E’ il Vangelo, che mentre ci arricchisce interiormente, ci dà la grazia della libertà della spogliazione. Noi siamo schiavi. I voti, la povertà sono un cammino di liberazione, un cammino per diventare liberi. C’è uno slogan che dice: “poveri da” &#8211; “poveri per”. Poveri dai condizionamenti. Noi siamo schiavi della televisione, delle cose…. La povertà ci rende liberi. Liberi per qualcos’altro. E’ un cammino di liberazione quello di Francesco e Chiara, ecco perché è un privilegio, ecco perché è altissima povertà, perchè ci rende veramente liberi. E questo è profezia! Continuiamo a leggere dalla Regola di S. Chiara: – “E se sarà idonea le si dica la parola del Santo Vangelo. – Vada e venda tutte le sue sostanze e procuri di distribuirle ai poveri”. E’ il brano di Gesù con il giovane ricco. Questo giovane ricco ha incontrato Gesù ed è affascinato, chiede: “Maestro cosa posso fare?” e Gesù dice: “Va’ vendi i tuoi bene e dalli ai poveri, poi vieni e seguimi”. E’ la parola della sequela. La povertà è una conseguenza della sequela. “Non potete seguire due padroni”. Questo giovane non c’è la fa’, è ancora prigioniero, non è libero. Quel “fissatolo lo amò” di Gesù, era per il giovane l’occasione, perché Gesù attraverso quello sguardo lo voleva riempire del suo amore per renderlo capace di lasciare tutto… ma c’è in mezzo la libertà personale. S. Chiara, mettendo la giovane che chiede di entrare di fronte a questa parola, la mette davanti ad un incontro (perché il Vangelo non è un libro è la persona di Gesù) e ad una libertà di risposta. In base a questo poi tutto viene di conseguenza. In altri brani della Regola viene citata la perla preziosa: “Va’ vendi i tuoi beni e compra la perla”. Non si vendono i beni per comprare un campo, se non hai scoperto che dentro c’è il tesoro. Si diventa poveri esteriormente soltanto se si è scoperta una grande ricchezza interiore. Questa è la profezia del vangelo e della povertà francescana. Leggiamo nella Regola: “Va’ venda tutte le sue sostanze e procuri di distribuirle ai poveri, se ciò non potesse fare, basti ad essa la buona volontà”. S. Chiara mette la giovane di fronte a questa parola del Vangelo della sequela, non ci sono altri criteri suoi. Noi umanamente avremmo valutato chissà quali cose (il titolo di studio, il curriculum…). Chiara invece la mette di fronte allo sguardo di Gesù, per lasciarla riempire da quello sguardo. “Si guardino però la badessa e le sue sorelle dal preoccuparsi di quelle cose temporali di lei” è una questione personale e libera, nessuno può costringere l’altro a diventare povero, dipende da quanto Dio ti riempie il cuore. Facciamo innamorare la gente di Gesù, non sarà così attaccata ai beni!</p>
<p>FARSI POVERI SULLE ORME DI GESÙ<br />
Ricordiamo la povertà di Gesù, Dio in Cristo si è fatto povero: Francesco e Chiara scelgono la povertà per seguire le orme di Gesù. La loro sequela è imitazione, come dirà San Paolo: permettere che Cristo viva in me. Allora la mia povertà non sarà la mia, ma è la stessa povertà di Cristo che io vivrò nella mia vita. Chiara lo esprime attraverso l’immagine dello specchio. Si vive la povertà perché si è incontrati il Cristo e perché si vive di Cristo. Questo è salvifico per me e gli altri. Tutti, per il battesimo, siamo chiamati a fare questa esperienza: “Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me”. Questa è la conversione di ogni giorno: spogliarsi dell’uomo vecchio, dell’egoismo, del peccato, per divenire sempre più povero: perché io diminuisca e Cristo viva in me. Tutto questo è possibile grazie allo Spirito Santo che gioca ad arricchirci e a spogliarci. Accogliendo il vangelo permetto a Cristo di vivere dentro di me. Posso così vivere tutti gli aspetti della Sua vita. Lo Spirito Santo riproduce in me la vita terrena del Cristo, mi fa vivere il vangelo e dunque la sua povertà, il suo amore. Di fronte ad una prova, ad una difficoltà il vangelo mi aiuta a scoprire come Cristo vive in me attraverso quella situazione. Il vangelo serve a questo. Francesco non sapeva cosa doveva fare, finalmente il vangelo, l’incontro con la persona di Gesù nel vangelo, gli svela qual è il senso della sua vita. Quello che Dio vuole fare attraverso di lui. Questa è l’Incarnazione, questa è la Chiesa. Il mondo vuol vedere Chiara e Francesco attraverso noi, perché quel carisma continua oggi in noi. Questi incontri non ci devono far sentire la distanza, ci devono far riaccendere quello che è già seminato dentro di noi, per il battesimo, per la professione francescana che ognuno di noi è chiamato a vivere. Vivere è tradurre nella propria vita: non ci sono dei modelli, ci sono relazioni e situazioni concrete. Chiara parla di bisogni. “Ognuna viva, secondo quello che è necessario”. Povertà è accorgersi dei bisogni degli altri, aiutarsi vicendevolmente, prendersi cura, diventare responsabile della vita dell’altro. Sapete cosa è custode della povertà? L’amore fraterno! Più noi ci vogliamo bene, meno abbiamo bisogno di cose materiali. Quando si vive senza amore si cercano mille compensazioni. Se ci sono tante esigenze, questo è perché abbiamo un vuoto crescente. Francesco e Chiara curano comunitariamente la preghiera, la vita fraterna, perché questa custodisce la vita di povertà. Se c’è qualcuno che chiede sempre più cose, che non si accontenta mai, è inutile che lo richiamiamo alla vita di povertà, in realtà ha bisogno di incontrare Dio sul serio.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-685" title="suor-lorella-mattioli" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/suor-lorella-mattioli.jpg" alt="suor-lorella-mattioli" width="200" height="286" />LA RICCHEZZA SORGIVA DI DIO<br />
Un altro esempio: l’incontro di Gesù con la Samaritana. Quando la samaritana parla dell’acqua usa un termine che significa “acqua di cisterna”. Le nostre ricchezze sono cisterne di acqua che possono finire, ecco perché le teniamo strette e non vogliamo condividerle. La ricchezza di Dio è invece una sorgente. Chiara aveva scoperto la sorgente: Dio, le sorelle, la parola, la comunità. Vogliamo avere il privilegio di non avere cisterne perché vogliamo bere tutti i giorni un’acqua viva zampillante. In nome della povertà sono stati fatti e si fanno tanti errori, quando assolutizziamo le forme, il metro! In Chiara non c’è questo misurare, quanto e come bisogna essere poveri. Gli abiti devono esser poveri, ma per non far sentire inferiore nessuno. La povertà ha una dimensione relazionale, è servire gli altri, i loro bisogni, non creare distanze. Chiara dice: quando ricevi qualche cosa, vedi se ne hai bisogno, solo allora puoi tenerla. “Le sorelle non si approprino di nulla”, il prendere per sé ci può far cadere nella mentalità della ‘cisterna’, mentre Dio vuole darti ogni giorno la sorgente, ecco perché si può vivere condividendo. Nel Padre Nostro chiediamo:’ Dacci oggi il nostro pane quotidiano’ , ma in realtà noi vorremmo che il Signore ci faccia vedere tutto il pane che ci darà anche in futuro. Lui ci dà solo quello di oggi e ci invita a condividerlo (domani diventerà duro, se lo tieni solo per te). E’ l’esperienza della manna. Chiara donna evangelica, conosce questo modo di vedere la vita che viene dalla Sacra Scrittura, viene dalla fede. Il Vangelo è per tutti. Dobbiamo vivere in questo mondo, diceva Chiara, come “pellegrine e forestiere servendo il Signore in povertà e umiltà”. Tutto ciò che ci viene donato va condiviso in gratitudine. “Servendo il Signore in povertà e umiltà con fiducia e se manca, mandino per elemosina, e non devono vergognarsi perché è la mensa del Signore”. In fondo quando ti chiedo qualcosa ti faccio un servizio, perché ti permetto di liberarti dalle cose. Anche le crisi economiche sono una chiamata di Dio a fare qualcosa di diverso.</p>
<p><em><strong>Suor Lorella Mattioli</strong></em></p>
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		<title>Una mostra “speciale” su Chiara d’Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fare memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Presso la Basilica di S. Maria degli Angeli in Porziuncola è aperta un’interessante mostra dedicata a S. Chiara nell’VIII Centenario della sua Consacrazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Lettera da Assisi</strong></p>
<blockquote><p>RITORNO ALLA PORZIUNCOLA Chiara d’Assisi, il carisma e l’icona Nel contesto del Centenario della Consacrazione di Santa Chiara, avvenuta 800 anni fa, la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola ospiterà, dal 26 febbraio all’11 agosto 2012, un’interessante mostra ad essa dedicata. L’esposizione si pone il fine di celebrare una donna che ha lasciato un segno non indifferente nella cultura, nella spiritualità e nell’arte, il cui carisma ancora oggi coinvolge migliaia di consacrate, e il cui nome è tuttora ovunque venerato. Al centro della mostra risalta la Tavola del Maestro di Santa Chiara, eccezionalmente esposta per l’occasione di questo anniversario. Un’opera di valore imponderabile per l’arte medioevale e che possiamo definire il punto di riferimento, il paradigma, di ogni modo di rappresentare la Vergine di Assisi e di descrivere l’importanza della sua figura per la spiritualità e la vita religiosa. Osservando il modo esemplare in cui l’anonimo Maestro ha offerto l’effigie della santa alla nostra contemplazione, al fine dell’imitazione della sua vita, risulterà più eloquente comprendere quanto l’arte cristiana sia stata frutto della spiritualità del tempo e insieme ne abbia influenzato in modo decisivo gli esiti. Insieme alla grande tavola istoriata, sono poi esposte alcune opere di “devozione” dedicate a Santa Chiara che provengono anch’esse da Monasteri e da Conventi francescani. Informazioni: <a href="mailto:opera@porziuncola.org">opera@porziuncola.org</a> &#8211; <a title="Opera della Porziuncola" rel="nofollow" href="http://www.operadellaporziuncola.it" target="_blank">www.operadellaporziuncola.it</a></p></blockquote>
<div id="attachment_678" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-678" title="Santa Chiara d'Assisi" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/uploads/2012/05/Senza-titolo-1.jpg" alt="I riquadri della Tavola si leggono iniziando dal basso a sinistra: Primo riquadro: Il Vescovo Guido consegna a Chiara le palme (FF 3168). Secondo riquadro: Francesco e i frati accolgono Chiara fuggita di casa (FF 3169). Terzo riquadro: Francesco taglia i capelli a Chiara inginocchiata davanti all’altare (FF 3170). Quarto riquadro: Un parente (lo zio Monaldo?) cerca di portare via Chiara che però si aggrappa all’altare (FF 3173). Quinto riquadro: Agnese, sorella di Chiara, la raggiunge in convento, i parenti la vogliono portare via a forza (FF 3204). Sesto riquadro: Chiara benedice il pane (FF 1867). Settimo riquadro: La Madonna, accompagnata da una schiera di Vergini, copre Chiara morente (FF 3246). Ottavo riquadro: Il Papa, con i Cardinali e i Frati, celebra il funerale di Chiara (FF 3255)." width="200" height="348" /><p class="wp-caption-text">I riquadri della Tavola si leggono iniziando dal basso a sinistra: Primo riquadro: Il Vescovo Guido consegna a Chiara le palme (FF 3168). Secondo riquadro: Francesco e i frati accolgono Chiara fuggita di casa (FF 3169). Terzo riquadro: Francesco taglia i capelli a Chiara inginocchiata davanti all’altare (FF 3170). Quarto riquadro: Un parente (lo zio Monaldo?) cerca di portare via Chiara che però si aggrappa all’altare (FF 3173). Quinto riquadro: Agnese, sorella di Chiara, la raggiunge in convento, i parenti la vogliono portare via a forza (FF 3204). Sesto riquadro: Chiara benedice il pane (FF 1867). Settimo riquadro: La Madonna, accompagnata da una schiera di Vergini, copre Chiara morente (FF 3246). Ottavo riquadro: Il Papa, con i Cardinali e i Frati, celebra il funerale di Chiara (FF 3255).</p></div>
<p>Non poteva mancare un segno della presenza di Chiara alla Porziuncola e questo si è concretizzato con una bella Mostra dal titolo significativo “Ritorno alla Porziuncola: Chiara d’Assisi”. Sono arrivata presto in Basilica, così ho approfittato per dare un primo sguardo alla mostra che in parte si sviluppa sul percorso che dal Roseto riporta verso l’uscita: è veramente interessante. Si alternano piccole teche con “oggetti”, a pannelli con scritte. Riporto i titoli:</p>
<ul>
<li>Amore, preghiera e carità della giovane Chiara</li>
<li>La domenica delle Palme 1211: fuga e consacrazione</li>
<li>Il trasferimento a S. Damiano</li>
<li>L’amore per la povertà</li>
<li>I Saraceni</li>
<li>La devozione per l’Eucaristia</li>
<li>La S. Messa della notte di Natale</li>
<li>L’amore per la Croce e la Passione del Signore</li>
<li>La carità verso le sorelle</li>
<li>La cena mistica l’esperienza della sofferenza</li>
<li>Il beato transito</li>
</ul>
<p>Tra gli “oggetti” nelle teche provenienti dai vari Monasteri e Conventi dell’Umbria spicca la campanella di S. Chiara del sec. XIV ma il vero gioiello della mostra è la Tavola del Maestro di Santa Chiara che, in via del tutto eccezionale, è stata concessa dalle Clarisse per essere esposta nella sala Pio X. Molte le persone convenute per l’incontro di presentazione della Mostra; veramente interessanti le analisi della Tavola proposte dal Prof. Alessandro Tomei e da Fra Emanuele Paccini. Non ho la presunzione di riferirvi nel dettaglio la ricchezza degli interventi; voglio solo farvi parte di alcune suggestioni. Il Prof. Tomei ha esordito dicendo che siamo di fronte ad un testo pittorico di estremo interesse. È una tavola agiografica che è un’icona al centro affiancata dalla sequenza di alcuni momenti significativi del personaggio raffigurato.</p>
<p>Questo tipo di tavola agiografica, in Occidente, è legata al francescanesimo. Si tratta di un dipinto di eccellente valore qualitativo in cui l’artista crea un tipo di linguaggio che non è del tutto orientale né occidentale e questo grazie allo stretto rapporto con la Terra Santa; a fronte di un linguaggio tradizionale, nelle architetture ci sono annotazioni molto aggiornate (arco a sesto acuto, gotico francese). Interessante è stata l’intuizione che la Tavola possa essere accostata ad una tipologia di tabernacolo con la statua del Santo e con le ante dipinte a scene. Fra Emanuele ha approfondito il linguaggio dei colori con una forte carica simbolica: la presenza del rosso che domina nella parte sinistra dove viene rappresentata la conversione, quella del blu che domina nella destra dove vengono rappresentate le gesta.</p>
<p>Di un rosso molto bello è la croce, simile a quella di Gerusalemme, quasi un reliquiario che Chiara tiene in mano per mostrarci la strada da seguire. Celano dice che Chiara aveva piantata nel cuore la croce. Simbolico, nelle varie scene, l’uso di un arco e di una bifora (quest’ultima sottolinea la presenza di Francesco e Chiara) o la presenza del paesaggio urbano per indicare la carità che Chiara riceveva dalla Città o il campanile che nel linguaggio delle icone significa un ponte verso Dio. Molto ricca l’analisi delle vesti dei vari personaggi con una sottolineatura costante del valore simbolico: la veste rossa di Chiara che lascia intravedere un abito marroncino, il manto bianco con cui le donne fanno il gesto di avvolgere Chiara, l’abito rosso di Agnese. Vedere da vicino la tavola è stato interessante per i riscontri immediati che è stato possibile fare su quanto avevamo ascoltato. Completano la mostra tre pitture su tavola dell’artista Aurelio Bruni che fanno parte del progetto “Un chiostro per Santa Chiara” ed una scultura dell’artista Piero Cosentini (informazioni dettagliate sul progetto le potete trovare sul sito www.porziuncola.org).</p>
<p><em><strong>Amneris Marcucci</strong></em></p>
<div style=" text-align:right; margin: 0px 0px 0px 0px;" class="printfriendly"><a href="http://ilcantico.fratejacopa.net/una-mostra-%e2%80%9cspeciale%e2%80%9d-su-chiara-d%e2%80%99assisi/?pfstyle=wp" rel="nofollow" style="text-decoration: none; outline: none; color: #000000;"><img class="printfriendly" src="http://cdn.printfriendly.com/pf-icon.gif" alt="Print Friendly"/><span style="font-size:14px; margin-left:3px; color: #000000;">Stampa questa pagina o salva un PDF</span></a></div><div class="tweetthis" style="text-align:left;"><p> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Una+mostra+%E2%80%9Cspeciale%E2%80%9D+su+Chiara+d%E2%80%99Assisi+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fp9asm7" title="Post to Twitter"><img class="nothumb" src="http://ilcantico.fratejacopa.net/wp-content/plugins/tweet-this/icons/en/twitter/tt-twitter.png" alt="Post to Twitter" /></a> <a target="_blank" rel="nofollow" class="tt" href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Una+mostra+%E2%80%9Cspeciale%E2%80%9D+su+Chiara+d%E2%80%99Assisi+http%3A%2F%2Fis.gd%2Fp9asm7" title="Post to Twitter">Tweet This Post</a></p></div>]]></content:encoded>
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