Il Cantico

Le parole di Papa Benedetto XVI nel 40° di fondazione della Caritas Italiana
Servizio di Alessandro Gisotti a Radio Vaticana

CAMPAGNA “L’ITALIA SONO ANCH’IO” Contribuisci anche tu al diritto di cittadinanza per i bambini stranieri nati in Italia firmando la Petizione. Informati sul sito www.italiasonoanchio.it

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Abbiamo bisogno di persone con “un cuore che vede”, ancor più in tempo di crisi: è l’esortazione di Benedetto XVI, che giovedì 24 novembre 2011 ha ricevuto nella Basilica Vaticana i partecipanti all’incontro promosso dalla Caritas Italiana, nel suo 40.mo di fondazione. Il Papa ha sottolineato l’importanza delle Caritas diocesane che rendono visibile l’amore di Dio e della Chiesa verso i più bisognosi. Prima dell’udienza – sempre in San Pietro, a cui hanno preso parte 12 mila fedeli – era stata celebrata una Messa per l’occasione, presieduta dal cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Nell’omelia, il presidente della Cei, ha affermato che, nelle emergenze come nella vita quotidiana, le Caritas diocesane sono un riferimento sicuro per i cittadini.

Siate “sentinelle” del Vangelo, segno dell’amore di Dio verso il prossimo nel bisogno: è il messaggio di esortazione e incoraggiamento che Benedetto XVI ha consegnato agli operatori Caritas giunti da tutta Italia per celebrare 40 anni di attività. Il Pontefice ha ripreso la sua prima Enciclica, “Deus Caritas est”, per ribadire l’esigenza di persone dotate di “un cuore che vede”. Donne e uomini che non offrano solo il pane all’affamato, ma si lascino anche “interpellare dalle cause per cui è affamato”. Un pensiero, ha osservato, che va anche al vasto mondo della migrazione: “La crisi economica globale è un ulteriore segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità.

Il divario tra nord e sud del mondo e la lesione della dignità umana di tante persone, richiamano ad una carità che sappia allargarsi a cerchi concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici”. “Il crescente disagio – ha rilevato – l’indebolimento delle famiglie, l’incertezza della condizione giovanile indicano il rischio di un calo di speranza”. Ed è questa sfiducia, ha avvertito, che le Caritas sono chiamate a contrastare: “L’umanità non necessita solo di benefattori, ma anche di persone umili e concrete che, come Gesù, sappiano mettersi al fianco dei fratelli condividendo un po’ della loro fatica. In una parola, l’umanità cerca segni di speranza. La nostra fonte di speranza è nel Signore”. Il Papa ha messo così l’accento sul “compito educativo” a cui è chiamata la Chiesa e le Caritas in particolare. E ha incoraggiato a “farsi prossimo” a chi “necessita di sentire il calore di Dio attraverso le mani aperte e disponibili dei discepoli di Gesù”.

Compito ancor più urgente nel nostro tempo: “L’individualismo dei nostri giorni, la presunta sufficienza della tecnica, il relativismo che influenza tutti, chiedono di provocare persone e comunità verso forme alte di ascolto, verso capacità di apertura dello sguardo e del cuore sulle necessità e sulle risorse, verso forme comunitarie di discernimento sul modo di essere e di porsi in un mondo in profondo cambiamento”. Si tratta, ha evidenziato, di “assumere la responsabilità dell’educare alla vita buona del Vangelo, che è tale solo se comprende in maniera organica la testimonianza della carità”: “Ciascuno di voi è chiamato a dare il suo contributo affinché l’amore con cui siamo da sempre e per sempre amati da Dio divenga operosità della vita, forza di servizio, consapevolezza della responsabilità”.

Il Papa ha tenuto a ribadire che l’umile e concreto “servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire, né tantomeno, assopire la coscienza collettiva e civile”. Piuttosto, ha soggiunto, le si affianca con “spirito di sincera collaborazione, nella dovuta autonomia e nella piena coscienza della sussidiarietà”. Il Papa ha concluso il suo intervento con un’esortazione agli operatori Caritas ad essere segno della “carità di Cristo, un segno che porti speranza”: “Vivete la gratuità e aiutate a viverla. Richiamate tutti all’essenzialità dell’amore che si fa servizio. Accompagnate i fratelli più deboli. Animate le comunità cristiane. Dite al mondo la parola dell’amore che viene da Dio. Ricercate la carità come sintesi di tutti i carismi dello Spirito”.

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