Il Cantico
Dott. Riccardo Rossi, Presidente della Consulta Hamdicap Municipio 18 organizzatore del Convegno | ilcantico.fratejacopa.net

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Il 18 aprile 2011 a “Casa frate Jacopa” si è tenuta una conferenza – incontro, promossa dalla Consulta Handicap Municipio Roma 18 con la collaborazione del Lions Club “Roma Aurelium”, sul tema: “La realtà del ‘Dopo di noi’, allo scopo di dare, attraverso il confronto di realtà già affermate, un contributo a tutti quei genitori che si trovano nel momento della loro esistenza a domandarsi quali possibilità abbiano i loro cari di avere, dopo di loro, un’esistenza felice e serena. Moderatore dell’incontro è stato Riccardo Rossi, Presidente della Consulta Handicap Municipio Roma 18.
P. Lorenzo Di Giuseppe (Ofm) nel porgere il benvenuto ai convenuti a nome della Cooperativa Sociale Frate Jacopa, ricordando la figura di Frate Jacopa che rimanda all’impegno di accoglienza della dignità dell’altro proprio della spiritualità francescana, ha espresso sentimenti solidali con l’iniziativa del Convegno e l’operare a cui si sta ponendo mano per promuovere la persona e una convivenza più fraterna e dunque più umana. I programmi, le iniziative sociali a favore dei più deboli sono importanti perché riguardano la vita dell’uomo e dovrebbero sempre stare nella nostra mente e nel nostro cuore. Casa Frate Jacopa è un ambiente francescano e in questo tempo, realizzando il Pro-getto “Esperimenti di solidarietà” con la collaborazione dell’Associazione SolidAbile ed il sostegno istituzionale dell’Assessorato ai Servizi Sociali del 18° Municipio, ha potuto registrare come il lavoro possa aiutare la promozione della persona an-che in situazione di disagio. Il gruppo integrato di lavoro, ragazzi e operatori, lo testimoniano di giorno in giorno, dando ragione con il progredire dell’esperienza del lavoro come “grazia”, così come ricorda S. Francesco.

I partecipanti al Convegno con il Dott. Vito Rapisarda, Assessore ai Servizi Sociali del Municipio Roma 18 | ilcantico.fratejacopa.net

I partecipanti al Convegno con il Dott. Vito Rapisarda, Assessore ai Servizi Sociali del Municipio Roma 18 | ilcantico.fratejacopa.net

L’Assessore ai Servizi Sociali Vito Rapisarda ha manifestato la sua particolare sensibilità al problema dell’handicap a cui i politici generalmente concedono una scarsa considerazione, perché la cura dell’handicap non offre un immediato riscontro di consensi elettorali. La politica dovrebbe fare di più, al di là delle ideologie, per quei ragazzi che, “dopo di noi” resteranno soli e indifesi. In una società in cui il disabile è avvertito come un peso sociale, occorre sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni umane particolarmente fragili e difendere quei pochi sostegni garantiti dal welfare oggi messi sempre più a rischio nell’indifferenza generale. Nel nostro territorio c’è una grande ricchezza costituita da famiglie che vogliono che i figli siano circondati da affetto e abbiano la garanzia di aver assicurata una buona qualità della vita, ha detto Luigia Minafra Assistente Sociale del Municipio 18. “Da questo incontro mi aspetto conoscenza”, ha continuato l’Assistente Sociale, ed ha espresso l’auspicio che esso offra l’opportunità di ricevere stimoli, proposte, suggerimenti, ma anche la spinta a tanta operatività per migliorare le situazioni di fragilità, come la Onlus SolidAbile si impegna a fare.

Silvia Bracci (responsabile per persone con disabilità in età adulta) ha sollecitato a dedicarsi a strutture piccole perché più idonee a prendersi carico delle persone con disabilità, mettendo insieme tutte le risorse pubbliche e familiari del territorio per un progetto personalizzato condiviso tra tutti i soggetti coinvolti (operatori e utenti). Ha poi portato a conoscenza delle strutture attive sul territorio di Roma E collegate tra loro da un Coordinamento perché gli operatori non si sentano isolati, ma trovino un luogo di ascolto e di sinergia. Il lavoro è enorme; basti pensare che nel solo Municipio 18 ben quarantuno persone sono in lista d’attesa. “Che cosa fa di una residenza una casa? – si è chiesta La dott.ssa Bracci – Si abita un luogo quando ci si sente a casa”. F. Giancaterina (collaboratore dell’Opera Don Calabria) ha esordito presentando la difficile situazione in cui versa tutto il settore sociale a Roma: dal 2009 non si apre più una Casa Famiglia. Predomina un senso di incertezza. I disabili sono considerati improduttivi e sono visti principalmente come un costo per la società. Oltre ai tagli del fondo sociale, preoccupa l’assenza di leggi regionali che garantiscano i livelli essenziali di assistenza (LEA) con forte ricaduta per le famiglie sia in termini economici sia di responsabilità assistenziali. Ciò provoca un senso di angoscia in chi versa in condizioni di fragilità, e di impotenza tra gli operatori. Ricostruire insieme un percorso di buona qualità della vita, è difficile e richiede tempo e riflessione. Occorre permettere agli enti del Terzo Settore di progettare case belle di accoglienza in cui la vita sia proiettata all’esterno allo scopo di creare relazioni che favoriscano un’interazione vicendevole.

Preoccupa l’incoerenza della legislazione più attenta alle strutture che alle persone con disabilità. Bisogna “lavorare” di più sul contesto che sulla singola persona, poiché il contesto può essere ostacolante a causa di pregiudizi, barriere fisiche o tecniche. Il progetto “Programmare il sostegno ad abitare”, pensato con la dott.ssa Bracci e con l’Opera don Calabria sui quattro Municipi di Roma E, mira a creare, in ognuno di questi municipi o territori limitrofi, delle strutture in cui le famiglie e le persone sperimentino che cosa significhi allontanarsi da casa per periodi di tempo sempre più lunghi. Stefano Capparucci (Comunità di S. Egidio) ha sottolineato come, nonostante il duro attacco in corso al welfare, sia possibile lavorare per costruire, con “la fantasia dell’amore”, progetti che aiutino a far vivere dignitosamente chi è in difficoltà. La Comunità di S. Egidio ha avviato il progetto “Viva gli anziani” che, al rione Testaccio Monti, ha unito le risorse del pubblico, del privato-sociale, delle parrocchie, delle associazioni commerciali per permettere agli anziani di sentirsi aiutati, pur vivendo a casa propria. Sia che si viva a casa propria sia che si abiti in una casa famiglia, quello che conta è mettere insieme le risorse pubbliche e private per valorizzare in spirito di amicizia quel modo di operare che fa la differenza in tempi difficili come quelli in cui stiamo vivendo (ricordiamo la trattoria di Trastevere “Gli Amici” dove, in spirito di amicizia e di collaborazione, hanno trovato lavoro quindici disabili mentali).

Ragazzi e operatori di SolidAbile Onlus | ilcantico.fratejacopa.net

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Valentina Verta (Studio legale Lupoi) ha presentato uno strumento giuridico, il trust, che permette di dare sostegno ai soggetti deboli colmando le gravi lacune della legislazione italiana soprattutto dal punto di vista pubblico. Il trust garantisce l’adempimento nel tempo (anche fino a cent’anni) di determinate obbligazioni giuridiche oltre che morali, e soprattutto garantisce che i fondi siano gestiti in maniera unitaria e vengano destinati a un fine prestabilito (culturale o di ricerca o per una casa famiglia o per strutture sanitarie e assistenziali…). Sono state poi segnalate le molteplici esperienze di Case Famiglia dell’ Anfass Onlus, formate da non più di setteotto persone alle quali si cerca di garantire la migliore qualità di vita possibile. La Casa Famiglia, per l’Anfass, non è degli operatori e non è nemmeno la casa di tutti, ma deve essere sotto il pieno controllo di coloro che la abitano e che hanno il diritto di sentirsi sicuri e sereni in essa, in quanto sanno di potere sempre contare sull’appoggio di un operatore o anche di un loro compagno nello svolgimento dei lavori quotidiani di cura della casa e della persona. Essi imparano così a farsi carico l’uno dei problemi dell’altro e a non sentirsi soli. Quello che conta è la relazione operatore-utente che arricchisce entrambi di esperienze e di rapporti affettivi. L’operatore, nell’affiancare il disabile con l’intento di salvaguardare l’integrità della persona, lo sollecita ad assumere un atteggiamento attivo e gli offre continui stimoli allo sviluppo di una vita autonoma.

La Presidente della Consulta dell’Handicap del Municipio 12, L. Gennari, ha affermato che dove c’è un buon progetto è bene darne ampia diffusione. Il progetto “Training abitativo”, all’interno del Municipio Roma 12, significa che i bambini in difficoltà devono cominciare gradualmente a conoscersi fin da quando sono piccoli. I soggiorni estivi dei ragazzi saranno poi l’occasione per individuare piccoli gruppi che possano continuare a vivere insieme fino alla maggiore età, seguendo un percorso di vita che permetta loro di costruire il proprio futuro. Il progetto prevede la coabitazione di tre persone con patologie medio-lievi insieme con un’altra con patologie medio-gravi. Sia l’ufficio sociale sia la famiglia si dovranno assumere le proprie responsabilità e i propri impegni. Questo progetto sarà messo al bando il prossimo maggio e colui a cui il bando sarà aggiudicato dovrà costruire una rete territoriale per consentire lo svolgimento delle attività all’interno della casa. I ragazzi, dopo avere svolto il loro lavoro quotidiano, il pomeriggio rientreranno nella casa. Allo scopo di elaborare le situazioni più difficili, occorrerà creare gruppi di mutuo aiuto con la partecipazione dei famigliari, nella consapevolezza che il supporto dei genitori è il più proficuo di tutti e che le famiglie vanno a loro volta supportate per colmare il vuoto dovuto al distacco dai figli.

La realtà del “dopo di noi” | ilcantico.fratejacopa.net

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Nel Comune di Roma il trust, di cui ha parlato la dott.ssa Verta, è già stato avviato. Si chiama “Casa sei come sei”. Grazie ad esso due genitori hanno messo a disposizione il loro appartamento, nei pressi di Viale Libia, e hanno nominato trustee (colui che gestisce il patrimonio e garantisce che i beni vengano attribuiti a determinati soggetti) il loro figlio. L’appartamento, in cui abitano sei ragazzi, è stato messo a disposizione di un’associazione di volontari, già operativa. Il progetto è stato accreditato al Comune di Roma V Dipartimento. Pertanto percepisce la quota assegnata alle Case Famiglia. Al termine dell’incontro-conferenza i partecipanti hanno condiviso il buffet organizzato dai ragazzi dell’Associazione “SolidAbile” e, con animo lieto, si sono dati appuntamento al prossimo incontro. A loro, alla Consulta H, all’Assessorato dei Servizi Sociali del Municipio Roma 18 e a tutti i convenuti, l’augurio di poter intensificare la promozione di una cultura dell’accoglienza e del sostegno alle persone in difficoltà come fatto discriminante di civiltà. È più che mai importante parlare del “dopo di noi”, consapevoli che il modo più vero per condizionare il “dopo di noi” è vivere il “durante noi” in quell’orizzonte di servizio alla dignità di ogni uomo che ci rende famiglia umana.

A cura della Redazione “Il Cantico”

LETTURA DI UNA “DIVERSA ABILITÀ” ATTRAVERSO IL FARE
L’Associazione SolidAbile Onlus è impegnata in collaborazione con la Cooperativa Sociale Frate Jacopa nel progetto pilota “Esperimenti di solidarietà” per l’inserimento di ragazzi disabili. L’impegno nelle diverse attività di vita quotidiana attraverso il gruppo di lavoro integrato (ragazzi e operatori accompagnatori) in un ambiente protetto (la struttura Frate Jacopa) ha valenza di vera e propria pratica terapeutica. Questo consente di pervenire a criteri di valutazione. Il grado di autonomia viene perseguito attraverso attività significative che strutturano l’individuo. Nell’equipe multidisciplinare in sinergia con l’Assessorato dei Servivi Sociali del 18° Municipio e Frate Jacopa, vengono così presi in considerazione le abilità dei ragazzi per individuare anche possibili contesti lavorativi dove proporre eventuali inserimenti in conformità al D.L. 68.
(Dall’intervento della Dott.ssa Consuelo Iencenelli, terapista occupazionale)

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