Scuola di Pace 20-22 aprile 2012

scuola-pace-apr-2012

Il Seminario “Stili di vita per un nuovo vivere insieme” si inserisce nell’ambito del Progetto “Educare alla custodia del creato” con il quale la Fraternità Francescana e la Cooperativa Sociale Frate Jacopa hanno accolto l’invito della Chiesa italiana a prendere coscienza dell’emergenza educativa e ambientale per una partecipazione attiva e responsabile di tutti a un radicale cammino di conversione. Tale cammino è reso sempre più necessario dal degrado che contrassegna il nostro tempo, degrado non solo ambientale, ma del cuore e della mente. Si stanno erodendo risorse di vita e di futuro con conseguenze nefaste sia per le generazioni di domani, sia per tanti popoli di questo nostro pianeta che rimangono esclusi dalla possibilità di accedere ai beni di creazione; conseguenze mortali a cui fanno da contrappunto effetti non meno devastanti anche per i cosiddetti privilegiati del mondo che, sentendosi padroni e arbitri, si pongono in una condizione di alienazione, facendo del possesso, del consumo, del dominio una ragione di vita, con l’impoverimento in umanità che tutti tocchiamo con mano ogni giorno Il rinnovamento degli stili di vita – rinnovamento del modo di essere e di comportarsi – non può prescindere dal cambiamento del rapporto con il creato alla riscoperta della relazione fraterna universale in alternativa al rapporto fondato sull’uso e sull’abuso dei beni che la natura ci offre.

memoria-p-luigi

Risanare il nostro rapporto col creato richiede di uscire da una visione della natura vista come oggetto neutrale per recuperare una visione del creato come dimora dell’uomo; richiede di uscire dall’appropriazione per aprirsi alla relazionalità con tutte le creature; richiede di uscire dall’indifferenza e dalla rassegnazione per rendersi parte attiva di quella custodia del creato affidata ad ogni uomo affinché la terra possa fiorire quale casa gioiosa di tutti. Le tre dimensioni fondamentali della vocazione francescana – fraternità, povertà, custodia del creato – si rivelano così coordinate preziose per offrire quel supplemento d’anima che solo può alimentare il necessario cambiamento di rotta. Fraternità, povertà, custodia del creato sono state le vie riproposte in modo articolato dalle varie relazioni, a partire dalla riflessione “Un’etica della frugalità quale cammino di liberazione nello spirito di S. Francesco” (pubblicata nelle pagine a seguire) di P. Josè Antonio Merino (docente di filosofia, Pontificia Università Antonianum), che ha portato immediatamente in presenza la necessità di un’etica umanistica, se non si vuole soggiacere ad una etica ridotta alla logica del “supermarket”. “L’etica della frugalità non è soltanto francescana, né soltanto economico-sociale, è un’etica antropologica e esistenziale, perché è determinante per l’umano oggi non soffocare la libertà, soprattutto la libertà interiore davanti alla brama del possedere e del consumare che cosifica la vita”.

La povertà, l’essenzialità, possiede una forza pedagogica, propedeutica – ha precisato P. Merino –: è un guardare il mondo e la vita con la dignità dell’essere creatura. La frugalità promuove il celebrare, il custodire, rispetto ad un consumismo divoratore che tende a non vedere neppure più l’altro come persona. “Il nuovo Vangelo del consumo – ha proseguito P. Martin Carbajo (docente di teologia morale, Pontificia Università Antonianum) trattando il tema “Diritti umani, sostenibilità e bene comune” – e il modello di sviluppo che ci sta dietro, ha prodotto, oltre che dissipazione di energie, un depauperamento in umanità tale da arrivare a trattare l’essere umano come un prodotto”. L’“usa e getta”, come l’obsolescenza programmata per il mercato, ormai riguarda anche gli esseri umani. Di fatto la crisi ambientale mette in dubbio quel sistema economico e i fondamenti antropologici sui quali era costruito. E si fa sempre più pressante l’accorato appello della Chiesa a sentire la distruzione della natura come vero e proprio peccato sociale (Giovanni Paolo II), un appello alla responsabilità di tutti a rivedere la concezione antropologica e il nostro stile di vita, superando la mentalità utilitaristica che ha prodotto e sta producendo l’inquinamento ambientale e umano.

P. Carbajo ha evidenziato come la sostenibilità sarà possibile se recuperiamo la nozione vera di bene comune e se pensiamo ai diritti come potenziamento della nostra capacità di donazione e dunque di socializzazione. Il bene comune infatti è stato ridotto al cosiddetto “bene totale”, vale a dire ad una somma utilitaristica d’insieme senza preoccupazione alcuna per le vittime; al contrario il bene comune non si limita ad aumentare il prodotto lordo perché è finalizzato allo sviluppo integrale di ogni essere umano, orientando ad una prospettiva universale che abbraccia tutto l’uomo e tutto il creato. L’esemplarità di Francesco d’Assisi nell’abbandono di ogni pretesa utilitaristica sugli uomini e sulle cose, ci è di guida a contemplare il mistero del mondo, espressione della bontà del Creatore, e ad amministrare responsabilmente tutto ciò che Egli ci ha affidato. Entrando nel merito degli “Stili di vita e educazione tra dottrina sociale della Chiesa e carisma francescano” Maria Rosaria Restivo, in collaborazione col Prof. Pierluigi Malavasi (Direttore Asa, Università Cattolica di Brescia) – impossibilitato ad intervenire per improvvisi impegni istituzionali –, ha offerto interessanti stimoli, ripercorrendo l’insistente invito del Magistero ad una profonda revisione degli stili di vita a partire da una interiorità rinnovata, e dopo aver sottolineato la pregnanza della proposta della sobrietà, una sobietà felice, ha riportato il discorso al cuore dell’esperienza di Francesco prospettando l’assunzione degli stili di vita come cammino di prossimità.

baruffiL’ampia riflessione proposta dai relatori, assieme all’esito di un brain storming sullo stesso tema guidato dal Prof. Malavasi in occasione dei precedenti incontri promossi a Bologna dalla Fraternità Frate Jacopa, ha costituito l’oggetto di approfondimento del laboratorio “Verso un manifesto della custodia del creato”, sapientemente coordinato dal Prof. Carlo Baruffi (docente di tecniche dell’educazione, Università Cattolica di Brescia). Nella sua introduzione il Prof. Baruffi ha posto in evidenza l’importanza di questo lavoro, chiamando a rispecchiarci in un compito di consegna in particolare verso le giovani generazioni, sempre più dentro a un clima di superficialità diffusa, di futilità programmata, di deviazione, in una parola, da ciò che è essenziale. Di fronte al bisogno sempre più evidente di riconoscersi in una essenzialità per ridare senso alla vita, le linee ispiratrici della frugalità francescana diventano ancora più urgenti ed utili, con tutta l’interpellanza che questo comporta a testimoniarle e a divenire più capaci di consegnare i valori spirituali perché possa essere conservato ciò che nella creazione ci è stato affidato.

L’intenso lavoro del laboratorio, le parole conclusive dei relatori, la ricchezza dei contenuti proposti, collegati costantemente all’invito a rinnovare lo sguardo, a educare ed educarci all’ascolto per poter essere nello stupore, nel rendimento di grazie e nella custodia, tutto ci ha richiamato a responsabilità, a ripensare la realtà della nostra vita, del mistero in cui siamo immersi e a metterci in gioco in ogni momento perché si tratta in definitiva di onorare lo statuto creaturale da cui dipende il vero ben-essere dell’umanità. L’occuparci degli stili di vita ci dà la possibilità di metterci in cammino concretamente nel quotidiano per porci in stato di risposta; ci dà la possibilità di fare del nostro quotidiano terreno di riparazione agli enormi squilibri sociali, ecologici, economici, interiori e dunque di fare del nostro modo di vivere in famiglia, nel lavoro, nel contesto sociale un appello a conversione, motivo di speranza per tanti altri uomini e donne che sono alla ricerca di ciò che può dare respiro alla esigenza di una vita più vera. Ci dà la possibilità di offrire un segnale contro corrente alla cultura consumistica che tutto preforma e cosizza; ci dà la possibilità di combattere la mercificazione della vita in atto che arriva a predare interi popoli dell’acqua, della terra, del sole in un processo sempre più avanzato di accaparramento; ci dà la possibilità di farci stimolo alle stesse istituzioni a modificare il modo di gestire i beni della terra. Sulla conversione dei nostri stili di vita si gioca la possibilità di incamminarci in un’ottica di interdipendenza e di reciprocità per aprirci, nella gratitudine per i doni ricevuti, alla condivisione e alla convivialità. Da qui passa l’essere anche noi artefici di desertificazione e di morte o il divenire umili collaboratori per celebrare giorno dopo giorno la creazione e la vita. Dunque vale la pena di continuare questa avventura di fraternità!

A cura di Argia Passoni