Importante riflettere sui valori dell’equità e della solidarietà

marijpegA fine agosto si è tenuto a Bellamonte il Convegno Francescano che aveva come titolo “Custodia del Creato come stile di vita”. Nella prima giornata, dedicata alla conoscenza della realtà locale, sono stata invitata, insieme a Bruno Crosignani – Direttore dell’Ufficio Forestale distrettuale – e a Giacobbe Zortea – Presidente del Parco di Paneveggio – ad illustrare alcune peculiarità del nostro territorio. Nel contesto non poteva certo mancare un cenno alle proprietà collettive, quali la Magnifica Comunità di Fiemme e la Regola Feudale di Predazzo. È stato stimolante riflettere su situazioni alle quali noi abbiamo fatto l’abitudine, e quindi diamo per scontate, ma che invece suscitano grande interesse all’esterno.
Un piccolo esempio: qui è normale passeggiare liberamente per boschi o sentieri, senza trovare barriere o cancelli, delimitanti la proprietà privata, ma sappiamo che altrove le nostre belle camminate nella natura dovrebbero limitarsi alla pubblica via. Parlando delle proprietà collettive, il prof. Paolo Grassi, giurista e giudice costituzionale le definisce “un diverso modo di possedere…” infatti non sono beni pubblici, perché non riconducibili allo Stato e alle sue Istituzioni, ma contemporaneamente divergono anche dal concetto di proprietà privata, come inteso nel nostro diritto.
Quindi un ordinamento giuridico parallelo di antiche origini, una felice “anomalia” che vincola alla collettività i beni direttamente legati alla propria sussistenza. Per certi versi si tratta di sovvertire l’ordine delle cose: le nostre leggi offrono un’importante tutela alla proprietà privata, l’individuo è al centro del sistema ed i beni sono al servizio della persona, che ne dispone liberamente per soddisfare le proprie necessità.
Nulla di male, anzi, soprattutto quando parliamo di beni strettamente personali, quali la casa ecc. Diverso è invece il caso di vasti territori con profonda valenza ambientale, paesaggistica ed economica (si pensi cosa hanno rappresentato nei secoli i boschi ed i pascoli per la nostra gente). Sappiamo anche che a volte l’estro del singolo può spaziare dall’incuria alla più accanita speculazione e spesso ne abbiamo pagato le conseguenze.
Con le proprietà collettive i beni strettamente legati alla sussistenza e all’ambiente, godono di maggior tutela, poiché per disporne sono necessarie scelte condivise da più soggetti, che operano nell’interesse di una comunità e con una prospettiva temporale che non si limita alle contingenze del momento, ma passa attraverso i secoli.rasonjpeg
In maniera embrionale rappresentano una forma di anticipazione del concetto di sviluppo sostenibile, che a livello internazionale nasce soltanto a partire daggli anni ’70, la cui definizione è quella fornita nel 1987 della Commissione Indipendente sull’Ambiente e lo Sviluppo presieduta da Gro Harlem Brundtland, secondo la quale: “L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di rispondere ai loro”.
In una società dove cresce sempre più l’allarme per il divario economico tra le classi sociali e tra il nord ed il sud del Mondo, è importante riflettere sulle nostre tradizioni, che si basano invece sui valori dell’equità e della solidarietà tra le persone, convinti che il vero benessere non possa essere tale se non è per tutti.
È con questo auspicio che auguro a tutti un sereno Natale ed un Felice Anno Nuovo, probabilmente non privo difficoltà, ma che sapremo affrontare insieme!

Il sindaco dott.ssa Maria Bosin

 

(Da “Predazzo Notizie” n. 3 dicembre 2013)