Il Cantico

A Padova il convegno Cei sull’alleanza tra l’uomo e la natura

Una chiesa custode della terra | http://ilcantico.fratejacopa.net

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L’acqua “non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. Va mantenuta come un bene pubblico, poiché il diritto all’acqua risiede nella dignità umana. Diritto universale e inalienabile”. Lo ha scritto, citando il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso- Boiano e presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, nel messaggio inviato agli oltre 100 partecipanti al convegno “Una Chiesa custode della terra”, organizzato il 10 giugno a Padova dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e il Servizio nazionale per il progetto culturale, in collaborazione con le Associazioni teologiche Ati e Atism, la Facoltà teologica del Triveneto e la Fondazione Lanza. Il convegno ha concluso tre seminari svolti nell’ultimo biennio dal gruppo di studio “Custodia del creato” che dal 1999 fa capo ai due Uffici Cei. Mons. Bregantini non è potuto intervenire al convegno per stare accanto alla madre che “sta molto male”, ma ha inviato un messaggio. “Se custodisco il creato – ha affermato mons. Bregantini -, il creato custodisce la mia ‘casa’. È la riscoperta degli stili di vita, con quella consapevolezza crescente che ci insegnano le recenti ‘tragedie innumerevoli’ di cui ha parlato il Papa proprio il 9 giugno e che ci interpellano. Ecco allora l’impegno perché l’acqua resti nella logica espressa dal Compendio”, ossia mantenerla come “bene pubblico”.

Nuova mentalità e nuovi stili di vita. Ad aprire i lavori del convegno è stato mons. Antonio Mattiazzo, arcivescovo di Padova: “La testimonianza dei cristiani come custodi della terra – ha detto – è oggi molto importante e si basa su una conversione e sulla promozione di una nuova mentalità e nuovi stili di vita”. Mons. Mattiato ha fatto riferimento anche al referendum del 12 e 13 giugno, ricordando che un recente documento del Consiglio pastorale diocesano di Padova invitava a “scegliere con consapevolezza la condotta da tenere di fronte al voto, affinché l’approccio al referendum non sia frutto di scarsa informazione o peggio, di disinteresse per il bene comune. Non diamo alibi a chi vorrebbe ridurre ulteriormente il potere del cittadino di incidere sul funzionamento delle Istituzioni”.

Una Chiesa attenta all’ambiente.Il nostro impegno a custodire il creato è prevalentemente di evangelizzazione, nella convinzione che il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa possiedono una forte connotazione educativa, che favorisce la crescita di una cultura attenta all’ambiente”: lo ha detto mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro, precisando: “Altri obiettivi, che i giornali ci attribuiscono, esulano dal nostro incontro, pensato in questa data oltre un anno fa”. A questo proposito ha citato le parole del Papa pronunciate il 9 giugno, che invitano a “giungere rapidamente a un’arte di vivere insieme che rispetti l’alleanza tra l’uomo e la natura, senza la quale la famiglia umana rischia di scomparire”. Mons. Casile ha annunciato che, nei prossimi giorni, verrà reso pubblico il messaggio della sesta Giornata per la salvaguardia del creato, sul tema “In una terra ospitale, educhiamo all’accoglienza”, anticipandone alcuni contenuti. Si tratta di “educare all’accoglienza a partire dalla custodia del creato”, per permettere “l’incontro tra le diverse culture, fra i diversi popoli e perfino, nel rispetto dell’identità di ciascuno, fra le diverse religioni”. Anche il teologo Simone Morandini, della Fondazione Lanza, si è chiesto “come valorizzare adeguatamente l’attenzione all‘ambiente all’interno dell’impegno educativo cui ci chiama il decennio appena avviato? Come inserire l’azione di custodia del creato in quel lavoro di formazione di una nuova generazione di politici cristiani?”.

“Non profanare” l’acqua. L’acqua “è un bene di tutti, che appartiene alla collettività, sarebbe una profanazione privatizzarla, considerarla una merce oggetto di compravendita”. Il nucleare “comporta troppi imprevisti, che non possono garantirne la sicurezza, sarebbe per noi imprudente, come ha fatto intendere il Papa, fare finta che non siano accaduti fatti come Fukushima in Giappone”. È il parere, espresso al SIR, di padre Luigi Lorenzetti, direttore della “Rivista di teologia morale”, poi ribadito nel suo intervento al convegno. Padre Lorenzetti, facendo riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, ha precisato che “ogni forma di accaparramento dei beni della terra da parte di alcuni, singoli o gruppi, ad esclusione di altri, è ingiusta”.
L’acqua è dunque “un bene comune, pubblico e, come tale, la gestione spetta alla collettività e alle istituzioni pubbliche: non è privatizzabile”. A proposito del nucleare, ha proseguito, “si avverte che l’obiettivo principale è quello di ‘elevare i livelli di sicurezza’. Come obiezione, si può riconoscere che si tratta di un obiettivo irraggiungibile: l’imprevisto è sempre all’orizzonte”.

a cura di Patrizia Caiffa – (DA SIR 18-6-2011)

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