Il Cantico

Per la Fao dimezzare la fame nel mondo nel 2015 è tutt’altro che impossibile

PaneAd oggi 63 Paesi in via di sviluppo hanno raggiunto il primo obiettivo del Millennio fissato dall’Onu per il 2015, riuscendo a dimezzare la percentuale di persone denutrite, e altri sei sono sulla buona strada. A rilevare i progressi è il Rapporto sullo Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo (Sofi) 2014 presentato dalla Fao con il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e il Programma Alimentare Mondiale (Pam).
A livello globale negli ultimi dieci anni il numero delle persone che soffrono la fame è in calo di 100 milioni di persone. Se il dato è in discesa, tuttavia sono ancora 805 milioni le persone cronicamente sottoalimentate, circa una persona su nove soffre la fame» secondo il nuovo rapporto delle Nazioni Unite.
Ma cosa servirebbe per “nutrire il pianeta”, tema fra l’altro dell’Expo che si terrà a Milano proprio nel 2015, anno posto come riferimento dalle Nazioni Unite per raggiungere gli Obiettivi del millennio?
«Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate. Questa quantità basterebbe a sfamare le persone che soffrono di fame cronica» sottolinea Coldiretti, commentando in una nota il rapporto di Fao, Ifad e Pam. «Non è eticamente sostenibile» continua la Coldiretti, la realtà di 805 milioni di persone (una su dieci) che non abbiano ancora cibo sufficiente mentre gli sprechi alimentari hanno raggiunto le 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e le 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo ». L’origine del problema, secondo Coldiretti, è aver trattato il cibo «come una merce qualsiasi », globalizzando tutto senza globalizzare le regole. «Il risultato contraddittorio è stato il diffondersi dell’obesità e dello spreco di cibo nei Paesi ricchi e il furto delle terre fertili.
È necessario ora – conclude la Coldiretti – che i decisori politici ne tengano conto mettendo ai vertici della loro agenda la strategicità del cibo e promuovendo politiche che a livello globale definiscano una regia di regole per i beni comuni come il cibo, l’acqua e il suolo».

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