Il prof. Zamagni ha snocciolato dati, denunciato illusioni e proposto soluzioni concrete,
ispirate alla Laudato Si’, per un futuro più giusto e rispettoso del creato
Sintesi a cura di Don Andres Bergamini
Bologna, 16 ottobre 2025 – Un’analisi lucida e appassionata dei mali ambientali che affliggono il pianeta e una road map concreta ispirata ai principi dell’ecologia integrale. Questo il cuore della conferenza tenuta – seppur a distanza a causa di un’influenza – dal Prof. Stefano Zamagni, su invito del Tavolo Diocesano per la Custodia del Creato, in occasione dell’inizio della terza itineranza della Mostra sulla Ecologia Integrale. Di fronte a un pubblico attento nel salone della Parrocchia Beata Vergine Immacolata, l’economista ha dipinto un quadro allarmante ma non rassegnato, indicando nella falsa equazione tra crescita e sviluppo una delle radici del degrado e nell’enciclica di Papa Francesco la bussola per una nuova alleanza tra cultura, uomo e ambiente.
RIASSUNTO DETTAGLIATO DELLA CONFERENZA
1. La Gravità della Situazione: Dati e Inazione Politica. Il Prof. Zamagni ha esordito con dati scioccanti per descrivere l’accelerazione del degrado ambientale:
▪ Dal 1990 a oggi sono stati abbattuti 420 milioni di ettari di foreste, un’area pari a 14 volte l’Italia.
▪ Il 75% degli ecosistemi terrestri e marini è distrutto.
▪ L’Europa, con il voto contrario dell’Italia, ha di fatto sospeso il Green Deal.
▪ Le politiche attuali sono solo di mitigazione e adattamento (“mettere i cerotti”), insufficienti senza politiche di trasformazione.
2. Le cause Profonde della crisi Ecologica.
Zamagni ha individuato quattro cause principali:
▪ A) confusione tra crescita e Sviluppo: La crescita (quantitativa) è un attributo anche di piante e animali.
Lo sviluppo (dal latino de-viluppo, “togliere i lacci”) è proprio solo dell’uomo e ha tre dimensioni: economica, relazionale e spirituale. Aver dimenticato le ultime due a favore della sola crescita materiale è un errore fatale.
▪ B) L’Illusione dell’Infinitezza della Natura: Per decenni si è creduto che le risorse naturali fossero inesauribili e capaci di autorigenerarsi indefinitamente, sottovalutando l’impatto dell’inquinamento e della deforestazione.▪
* C La Fame Energetica dell’Intelligenza Artificiale: Entro il 2030, l’IA assorbirà il 50% dell’energia globale. Questo, non dichiarato pubblicamente per paura di guerre economiche, creerà una carenza energetica che colpirà soprattutto i poveri. ▪
* D) Il capitalismo della “Società dei consumi”:
Oggi il profitto nasce principalmente dal consumo di massa. L’esempio del fast fashion (abiti in acrilico, derivato dal petrolio) è emblematico: è la seconda fonte di inquinamento al mondo, poiché questi capi, non riciclabili e tossici se bruciati, finiscono per diventare microplastiche negli oceani.
3. Le reazioni Inadeguate e la Proposta dell’Ecologia Integrale. Di fronte a tutto questo, le tre reazioni dominanti sono tutte sbagliate:
1. Business as usual (continuiamo così).
2. Regolamentazione internazionale (inefficace senza ratifica unanime).
3. Decrescita (non convincente, perché punisce senza proporre alternative).
La vera novità, ha spiegato Zamagni, è l’Ecologia Integrale proposta dieci anni fa dalla Laudato Si’.
Questo approccio unisce in modo inscindibile tre dimensioni:
▪ Culturale: Educare e far uscire gli intellettuali dalle loro torri d’avorio.
▪ Economica: Trasformare i modelli di produzione, non solo mitigarli.
▪ Etica: Siglare una nuova alleanza tra uomo e natura, entrambi opera di Dio.
4. Le Proposte concrete per Agire Subito. Il professore ha elencato azioni precise e non più rimandabili:
▪ Abolire il PIL come metro di benessere: È una misura immorale che calcola la crescita, non lo sviluppo. Sostituirlo con nuovi indicatori (es. BIL, Benessere Interno Lordo).
▪ Dichiarare illegale il “Land Grabbing”: L’accaparramento di terre fertili da parte di nazioni ricche (Cina, USA, India) in Africa e Sud America priva le popolazioni locali di lavoro e cibo, alimentando le migrazioni forzate.
▪ Attuare lo “Swap” Debito Ecologico/Debito Finanziario: I paesi occidentali, responsabili storici dell’inquinamento, hanno un debito ecologico verso il Sud del mondo. Questo deve essere compensato con il debito finanziario che i paesi poveri hanno con l’Occidente.
▪ Dichiarare l’Ambiente “Bene comune Globale”:
Non “bene pubblico” (gestito solo dallo Stato) ma “bene comune”, da gestire con democrazia deliberativa dalle comunità. È necessario modificare la Costituzione Italiana, che non cita il “bene comune”.
▪ Riformare le regole del Fondo monetario Internazionale: Fermare l’“usurocrazia” (termine di Papa Francesco) che strangola i paesi poveri con tassi usurai, costringendoli a tagliare sanità, scuola e a deforestare per ripagare il debito.
5. La vera Speranza: virtù da combattimento.
Zamagni ha concluso sfatando un luogo comune: la speranza non è attendere passivamente, ma è una “virtù bambina” (come diceva Péguy) che “tira” per mano la fede e la carità. È la virtù del combattimento, di chi si rimbocca le maniche. Diffondere paura (“siamo alla fine”) è controproducente; seminare speranza, mostrando che soluzioni concrete esistono, è il compito di ogni credente e cittadino.
6. Dialogo con il Pubblico e chiusura. Nel dibattito Zamagni ha:
▪ Ribadito l’importanza delle comunità energetiche e degli investimenti etici (citando il documento vaticano Mensuram Bonam e il Jubilee Report).
▪ Sottolineato il legame tra guerra e inquinamento (produzione di CO2 e CF4), proponendo la creazione di un ministero della Pace.
▪ Spiegato che la transizione ecologica (es. auto elettrica) richiede fondi di compensazione per chi perde lavoro in settori obsoleti, applicando la Teoria della Traversa di John Hicks.
La serata si è chiusa con un incoraggiamento a continuare il cammino intrapreso, seminando attivamente semi di speranza.
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