Il Cantico
Educare alla pienezza della vita | ilcantico.fratejacopa.net

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Riportiamo un’ampia sintesi del Convegno “Educare alla pienezza della vita” tenutosi a Bologna il 17 febbraio 2011 per celebrare la 33^ Giornata Nazionale per la vita presso la Parrocchia di S. Maria Goretti a cura del Servizio di Accoglienza alla Vita a cui collaborano da tempo la Fraternità Francescana e la Cooperativa Sociale Frate Jacopa.
Le istanze fondamentali del Convegno, che ha visto quali relatori Mons. Massimo Cassani e la Dott.ssa Chiara Mantovani, sono di seguito espresse dalle parole della moderatrice Rita Montante.
Educare alla pienezza della vita’: questo è il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca, la favorisca sempre anche quando è debole e bisognosa di aiuto. Occorre diffondere un nuovo umanesimo educando in particolare le nuove generazioni a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. Dio ha vissuto il suo amore fino all’estremo, fino a contrapporsi alla morte, ha vinto la morte ed è risorto alla vita. Per il cristiano queste non sono parole, sono verità che gli forniscono le ragioni per credere all’amore e per dire veramente sì a questa vita, a questa umanità, a questo tempo. Sì, c’è ancora chi crede a questo, e sono uomini e donne che dicono, nella quotidianità nascosta dei loro gesti, che la vita è più forte della morte e che l’amore è più forte dell’odio. Sono persone che hanno saputo ridire con parole nuove e vere il “senso che ha abitato la vita di Gesù”, il quale essendo Dio, si è fatto uomo in una vita reale e quotidiana come la nostra. È guardando a queste persone, capaci di sperare contro ogni speranza, che ancora oggi è possibile l’avventura del “credere” che trasforma la storia e le storie in un’unica, multiforme e policroma vicenda d’amore”.

Nell’epoca delle parole gridate e strumentalizzate, quando l’emozione ed i “secondo me” sembrano i parametri di giudizio della realtà, mentre i desideri si appiattiscono sull’immediato rifiutando la fatica delle mete alte e nobili, c’è qualcosa di fondamentale e urgente da fare: EDUCARE.
Se Platone poteva dire che chiunque sa il nome, sa anche le cose, ricostruire un vocabolario che offra il senso delle parole è un passo propedeutico ad ogni atto educativo. E per educare alla pienezza della vita, per adeguare le parole al reale e non piegare il reale alle nostre parole, per insegnare a non ridurre la misura dei propri desideri alla banalità delle mode e dei luoghi comuni, dobbiamo cominciare dall’abc. Educare diventa il gesto che fa distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è buono da ciò che è cattivo.

Per dirla con una espressione divenuta celebre, educazione come introduzione alla realtà. La forza davvero efficace contro l’aborto, l’eugenetica, l’eutanasia, è la edificazione di una mentalità di vera stima per la vita umana. È quindi un’opera culturale, fondata sul recupero della consapevolezza creaturale della persona umana, attraverso tappe che ripercorrono a ritroso l’itinerario di de-costruzione. Affronteremo adesso alcune riflessioni.

Che cos’è la vita?
La vita è:

  • un bene fondamentale su cui costruire ogni valore;
  • una condizione indispensabile per godere degli altri beni/valori;
  • irripetibile ed unica, possiede pari dignità nella differenza individuale;
  • possiede una sua dignità intrinseca;
  • è un corpo personale attraverso cui si manifesta la verità della persona, senza biologismi e senza riduzionismi, basta il rispetto del reale;
  • la vita ha una sua qualità che non è data dalla somma dei beni che ciascuno riesce ad esprimere;
  • ha dei limiti che ne costituiscono l’orizzonte, non l’ostacolo: la vita è più del suo limite;
  • è un dono di Dio per chi crede, dei genitori in ogni caso;
  • come dono non è disponibile o manipolabile, non è oggetto di transazione.

Quando una vita si può considerare in pienezza? Quando assume il dono della vita eterna. La carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono.

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