Il Cantico

Fede e natura

22/06/2019

Dal ciclo “Fede e natura”promosso a S. Bernardino in Torino

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“Dalla sua parola furono fatti i cieli e con il soffio della sua bocca ogni loro ornamento”.
Salmo 32,6

Martedì 26 marzo è venuto a parlarci della nostra “casa” il Prof. Giuseppe Barbiero, docente di biologia e di ecopsicologia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università della Val d’Aosta.
Egli si presenta come “di casa” tra noi, perché a San Bernardino ha vissuto fin dall’infanzia, trovando il suo “nutrimento” per la crescita, non solo del corpo, ma anche dello spirito; da allora S. Francesco è stato la fonte da cui sono scaturiti i moti spirituali e i suoi interessi scientifici, attraverso l’intreccio dei temi della natura e della non violenza.
È venuto a portare l’invito pressante, le motivazioni e la possibilità di sviluppare azioni concrete per preservare l’integrità del pianeta Terra: sono contenute nell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, testo teologico e scientifico di cui riconoscono la grandezza anche gli scienziati, i credenti di altre religioni e i non credenti.
Il Papa ha riverberato dentro di sè le parole del “Cantico delle Creature” di san Francesco, il grande affresco di lode del Creato, meditandole e offrendo a noi la sua analisi propositiva.
Con calore l’amico Beppe lo legge a noi, sprigionando gioiosa energia.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le Stelle,
in celo l’hai formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora Aqua,
la quale è multo utile et umile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti
fiori et erba…

Beppe ci invita a guardare la volta celeste: la mappa del nostro universo osservabile, fin dove riusciamo a penetrare, ci fa contare 30.000 miliardi di stelle; tra queste è la Via Lattea, una galassia a spirale che, in periferia, contiene il Sistema Solare in cui anche la Terra è inserita: un piccolo pianeta tra altri, collocato nella periferia di un universo popolato da innumerevoli grandezze luminose.
La nostra “casa” ha una caratteristica solo sua: possiede acqua allo stato liquido.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora acqua…

San Francesco esprime il suo canto di lode all’acqua con quattro aggettivi: utile, umile, pretiosa, casta.
Sono gli stessi aggettivi che vengono dedicati alla Madonna. Beppe ci invita a ripensare alla statua della Madonna di Lourdes e ai colori di cui è rivestita: il bianco delle nubi e dei ghiacciai e l’azzurro dell’acqua. In tempi precedenti furono altri i colori usati, derivanti dalla raffigurazione dell’antica dea Demetra, la Madre terra: il verde delle erbe e il marrone dei monti. Ora la Madonna ha assunto i colori dell’acqua e ci invita a guardare la Terra come dall’alto, dal di fuori, un pianeta occupato per il 70% circa dall’acqua.
L’esplorazione dello spazio, quando cerca di individuare una zona abitabile dall’uomo, deve determinare la presenza di acqua allo stato liquido e la composizione dell’aria con la quantità di anidride carbonica presente.
Nell’atmosfera della Terra solo 0,04 molecole sono di anidride carbonica e il 21% circa di ossigeno; l’azione delle piante ne regola l’emissione: nella notte esse respirano ossigeno ed eliminano anidride carbonica, mentre di giorno, con la fotosintesi clorofilliana, grazie alla luce del sole, assorbono anidride carbonica ed emettono ossigeno.
L’aria contiene inoltre azoto (78%) e “cose invisibili”, come ci ricorda la preghiera del “Credo”. Sono gli invisibili batteri a generare nell’atmosfera l’azoto che rende l’aria sufficientemente “forte” da esercitare una pressione bastevole a trattenere l’acqua.
Il Professore ci invita quindi a riflettere sulla necessità della salvezza delle piante e della vegetazione e sul controsenso di destinare il 63% delle coltivazioni a produrre cibo per gli animali di cui noi troppo abbondantemente ci cibiamo.
Non è sempre stato così. Al corpo dell’uomo è necessaria una quantità di proteine animali molto minore di quella attualmente introdotta, perciò potremmo … dedicare un giorno a san Francesco, il venerdì, astenendoci dalla carne; un giorno già basterebbe per un minor consumo generale.
Da tutto il discorso emerge chiaramente che l’unico posto dove noi possiamo abitare, la “casa” che ci è stata consegnata, è la Terra:

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra
cantava san Francesco, chiamandola sorella e madre.
È nostra sorella, piccolina, come noi pulviscolo nell’Universo stellato.
È Madre che “ne sustenta et governa”.
“Et produce diversi fructi con coloriti fiori et erba”

Beppe ci invita a guardare tra l’erba, alla ricerca del trifoglio; questo umilissimo stelo è in grado di fare la leghemoglobina, una proteina rossastra simile al sangue umano che al trifoglio serve per fare piccole bolle a protezione dei batteri che fisseranno l’azoto nell’atmosfera: dentro al trifoglio c’è moltissima scienza, che da sola sa autoprodurre ed utilizzare le sue scoperte.
Ma c’è anche molto “amore”: ammiriamo la bellezza dei ciliegi a primavera! Il fiore che sboccia è l’atto d’amore della pianta che usa la facoltà del dare la vita prima ancora di provvedere alla crescita delle foglie, il suo nutrimento.
Beppe ora, ci presenta il “ciclo del carbonio” che nuovamente dimostra come, nella “casa” Madre Terra, tutto sia concatenato, coordinato, interdipendente per contribuire a produrre e a mantenere le condizioni della vita.
Non c’è scarto da buttare, niente spazzatura, ciò che noi scartiamo serve alla pianta e, viceversa, le piante trasformano il gas inerte, l’anidride carbonica, in qualcosa di vivo.
Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina riuscì a presentarci il “tocco” portentoso della mano di Dio che protende verso Adamo il suo indice, per risvegliarlo alla vita, a Sua immagine e somiglianza. Dio, nel suo manto gonfio di vento, racchiude tutto l’Universo stellato.
Riportando il nostro sguardo verso … terra, Beppe ci offre l’analogia della lattuga, la modesta pianta di insalata che portiamo in tavola senza sapere che contiene la proteina “rubisco”: essa prende anidride carbonica dall’aria e la traduce in una molecola di vita.
La riflessione si sposta sull’azione dell’uomo: quando l’uomo si inserisce troppo attivamente o maldestramente nei processi che regolano la vita e il “respiro” di Madre Terra, può creare problemi; oggi è di particolare rilevanza “l’effetto serra” causato dal surriscaldamento del pianeta dovuto al maggior ingresso di raggi solari, analogo all’effetto che possiamo constatare nella nostra auto lasciata ferma al sole.
La causa siamo noi, per soddisfare la nostra necessità di energia, ad esempio con l’uso di combustibili fossili.
Il pensiero ritorna a san Francesco: non era teologo, nè addottorato, ma semplicemente “sapiente” nel vivere la profonda comunione allargata a tutte le creature, “fratelli” e “sorelle”.
Pensiamo anche noi a momenti in cui possiamo “sentire” il vento, lo scorrere dell’acqua come parte della nostra “vita”, della natura in cui tutti siamo posti come “fratelli”, “sorelle”. La conversazione che coinvolge i numerosi partecipanti ruota intorno alla ricerca di possibili “buoni” comportamenti, sia nell’alimentazione quotidiana, sia nel contrasto alla spinta al consumismo propagata dai “mass media”, sia sulla necessità di non lasciarsi andare né al catastrofismo, né alla presunzione.
Tutti siamo consapevoli che i cambiamenti climatici portano necessariamente a cambiamenti di vita per la “geografia” della terra, per noi uomini e per gli animali, con spostamenti in massa…
Ghiacciai, fiumi e laghi già risentono dei cambimenti, valanghe, roghi, frane mostrano i loro disastri. Dobbiamo decidere cosa fare a livello globale, anche se Madre Terra non si può fermare.
La Terra infatti ha già visto per 5 volte distruzioni globali, estinzioni di specie viventi, ma poi si è ripresa, nel corso di millenni; per noi umani non c’è possibilità di ripresa in breve tempo e siamo in grado di adattarci a poche cose, non a cambiamenti drastici ed estesi.

A conclusione, ecco l’invito del Prof. Barbiero: come san Francesco, dal filo d’erba, dal trifoglio operoso, dal gesto d’amore che sboccia sugli alberi in fiore, dal crescere lento dei grandi abeti della foresta dei violini di Paneveggio, impariamo a raccogliere il piccolo segreto del silenzio, la musica del mondo.
Ora possiamo, insieme, invocare:
“Tu sei mio padre”

A cura di Mariarosa Caire

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