Il Cantico

Mutamenti climatici e migranti, cause ed effetti di un modello di sviluppo
alla ricerca di un nuovo inizio

Se stessimo leggendo un report sulle performance del nostro sistema economico, le dimensioni degli incrementi, le loro ininterrotte serie storiche ci riempirebbero d’orgoglio e di fiducia nel futuro.
Non potrebbe essere diversamente nel constatare che, per ben ventisei anni di fila, registriamo un trend costante e che la nostra crescita media, anche se di poco, supera quella globale.
Purtroppo non stiamo parlando di crescita economica ma dei dati contenuti nel rapporto ISPRA “Gli indicatori del clima in Italia nel 2017”. (1)
img155 (4)Il 2017 ha, infatti, rappresentato il 26° anno consecutivo, dal 1961, con un’anomalia di temperatura media ed il terzo più caldo della serie.
L’anomalia della temperatura media nel nostro paese è stata di 1,3°C contro una anomalia media globale di 1,2°C.
L’elenco dei record potrebbe continuare con parametri non meno rilevanti come quello dell’aumento delle notti tropicali, nelle quali la temperatura minima non scende al di sotto dei 20°C o con la diminuzione dei giorni di gelo.
A dimostrazione dell’unità del paese potrebbe essere interessante notare come il fenomeno non riguardi una singola area ma, seppur con accenti diversi, l’intera penisola.
Identico allarme arriva anche dalla pacifica e neutrale Svizzera che dal sito dell’Ufficio Federale di meteorologia e climatologia lancia, con elvetica precisione, identico allarme per il suo territorio riconducendone le cause alle attività umane ed in particolare all’emissione di gas serra. (2)
Altrettanto concorde nel sostenere l’esistenza dei cambiamenti climatici e la loro riconducibilità all’intervento umano è l’IPCC che nel suo 5° rapporto (3) afferma, tra l’altro, che:
✓ I cambiamenti climatici hanno impattato l’ambiente naturale ed umano in tutti i continenti ed oceani
✓ Le perdite causate da disastri collegati al clima sono aumentate in modo sostanziale sia a livello globale che regionale
Relativamente alle cause del surriscaldamento il rapporto individua nell’emissione di CO2 uno dei principali fattori scatenanti. Dalle analisi condotte emerge, inoltre, che oltre il 50% di CO2, di origine umana, emessa nell’atmosfera dal 1750 al 2011, è stata realizzata negli ultimi quarant’anni. Dal sito della NASA, Global Climate Change (4), ci provengono ulteriori conferme circa il riscaldamento del nostro pianeta. Ben quattro indipendenti istituti scientifici concordano sull’aumento della temperatura terrestre.
Fonti diverse e tra loro lontane convergono nell’affermare che il clima, a livello globale e regionale, sta subendo delle profonde modificazioni i cui effetti diventano sempre più evidenti. La mole ed autorevolezza dei dati scientifici dimostrano l’esistenza, le dimensioni, gli effetti e le cause dei cambiamenti climatici senza lasciare, purtroppo, spazio per i dubbi. Cambiamenti, quindi, non relegabili ad aree lontane del mondo, spesso periferiche da un punto di vista economico-sociale, ma che entrano prepotentemente anche alle nostre latitudini.
Vi sono due aspetti, collegati nella relazione causa effetto ai cambiamenti climatici, che meritano di essere accennati:
✓ La sostenibilità del modello di consumo;
✓ Il costo umano dei cambiamenti climatici.
Per la loro rilevanza partiremo dagli effetti. È fin troppo ovvio convenire sul fatto che gli impatti derivanti dai cambiamenti climatici assumono dimensioni, determinando conseguenze maggiori in quei paesi che, per il loro grado di sviluppo, non dispongono degli adeguati mezzi per affrontare le emergenze. Se ciò è vero ne consegue che le fasce di popolazione maggiormente esposte sono quelle più disagiate economicamente e socialmente.
Considerazioni talmente evidenti che, intervenendo sui cambiamenti climatici, il Parlamento Europeo ha scelto, per il suo lavoro, il seguente titolo: “Relazione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2018 sulle donne, le pari opportunità e la giustizia climatica.” (5)Al puntoAdella relazione si afferma: “l’impatto è maggiore sulle popolazioni che più dipendono dalle risorse naturali per la loro sussistenza e/o che hanno minori capacità di reagire a calamità naturali”. Al punto U della relazione si legge che: “l’Organizzazione internazionale delle Nazioni Unite per le migrazioni osserva, nella sua valutazione delle prove, che il numero di sfollati a causa del clima, entro il 2050, potrebbe variare da 25 milioni a 1 miliardo di persone, e che la previsione più ampiamente citata è di 200 milioni”; numeri che, nella loro freddezza, ci danno un quadro non solo degli impatti umani ma della loro inarrestabilità. Le statistiche elaborate dall’IDMC, (6) riportano che nel 2017 sono stati registrati, a livello globale, 30.600.000 rifugiati. Di questi: 18.780.000, pari al 61% del totale in seguito a catastrofi legate a fenomeni climatici. Dati che fanno riflettere sulla presunta efficacia di proclami, blocchi navali o mura di confine, per arginare il flusso di intere popolazioni costrette, da condizioni estreme, a tentare la ricerca di condizioni migliori.img157 (4)
Veniamo ora alla componente economica. Il modello di produzione delle merci e servizi, cui tanta parte dei cambiamenti climatici è attribuibile, è stato più volte oggetto di analisi. Nel 1973, l’economista Nicholas Georgescu-Roegen, padre della bioeconomia, firmò con altri 200 economisti il “Manifesto per un’economia umana”. Obiettivo del documento era sollecitare una revisione del modello economico giudicato insostenibile.
L’apertura di quel documento, a 45 anni dalla sua pubblicazione, risulta di grande attualità: “Nel corso della sua evoluzione la casa comune, il pianeta Terra, si avvicina ad una crisi dal cui superamento dipende la sopravvivenza dell’uomo, crisi la cui portata appare esaminando l’aumento della popolazione, l’incontrollata crescita industriale e il deterioramento ambientale con le conseguenti minacce di carestie, di guerra e di un collasso biologico.” (7)
Analisi del modello economico ripresa, nella scia di Roegen, anche dal professor Giorgio Nebbia. Nel corso di una lectio doctoralis tenuta il 10 marzo 1998 all’Università degli Studi del Molise, Nebbia metteva in evidenza, tra gli altri, i seguenti aspetti:
1) la biosfera, il complesso delle zone solide, liquide, gassose della Terra in cui è possibile lo sviluppo della vita, possiede la capacità di assorbire e trasformare i residui della sua attività.
2) La tecnosfera, il complesso delle attività tecnologiche, al termine dei suoi processi rilascia scorie che si aggiungono alla biosfera.
3) Le fonti di energia fossile sono, per quanto ampie, limitate.
4) La capacità della biosfera di assorbire le scorie prodotte dall’uomo non è infinita.
La ricerca di fonti energetiche rinnovabili e la loro concreta applicazione per la riduzione dell’emissione di gas serra costituisce, quindi, un capitolo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici.
Per avvicinarci ai nostri giorni può essere interessante ricordare quanto stabilito il 14 settembre 2018 a San Francisco nel vertice mondiale “Global Climate Action Summit”. Al termine della riunione, a cui hanno partecipato 72 paesi e rappresentanti di organizzazioni private, sono stati assunti 500 impegni da realizzare per limitare il surriscaldamento del pianeta. Nel suo discorso del 18 settembre il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che è ormai tempo di agire per contrastare un fenomeno che, se non governato, comporterà conseguenze disastrose per l’intera umanità ed il pianeta che ci sostiene.
Nello stesso intervento è stata sottolineata l’opportunità economica che un impegno per un’economia eco compatibile comporterebbe valutata in circa 26 trilioni di dollari entro il 2030.
Alla rilevanza della minaccia climatica dà ampio spazio anche il “Global Risk Report 2018” dell’Economic World Forum. (9) Nell’indagine condotta, tra i primi 5 rischi a livello globale, ben tre sono collegati ai cambiamenti climatici sia in termini di probabilità che di dimensioni d’impatto.
Il rapporto sottolinea la necessità di porre in campo risposte coordinate ed a livello mondiale superando barriere nazionalistiche ed interessi di parte.
Alla luce di quanto sin qui descritto, se appare evidente la coscienza della minaccia, non altrettanto forte appare la capacità di reazione. Si avverte la mancanza di un approccio integrato, la capacità di fare sistema per essere all’altezza della sfida.
Un approccio sistemico appare invece delineato con chiarezza nell’enciclica “Laudato Si” di Papa Francesco. Il Papa introduce il concetto di ecologia integrale come elemento unificatore capace di mettere in relazione tematiche diverse ma altrettanto fondamentali per la soluzione del problema ambientale.
“È fondamentale cercare soluzioni integrali, che con siderino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale” (LS139)
Nello scritto di Papa Francesco si delinea un’ecologia che non è fine a sé stessa ma che ha nell’uomo e nella sua tutela il suo obiettivo più alto.
L’unica strada percorribile è quella di intervenire sulle cause e non investire energie a contrastare in maniera parcellizzata i fenomeni. Cause che vanno riconosciute ammettendo la stretta ed indissolubile correlazione che esiste tra tutti gli organismi che popolano il nostro pianeta di cui ci è stata affidata la cura.

Gennaro Formisano

(1) ISPRA-Istituto Superiore per la Ricerca e Protezione ambientale. www.isprambiente.gov.it
(2) Ufficio federale dimeteorologia e climatologiaMeteo Svizzera “I cambiamenti climatici globali” www.meteosvizzera.admin.ch
(3) l’IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change “Climate Change 2014 Synthesis Report” www.ipcc.ch
(4) NASA Global Climate Change https://climate.nasa.gov/
(5) Parlamento Europe http://www.europarl.europa.eu
(6) dall’IDMC, Internal Displacement Monitoring Centre http://www.internal-displacement.org/
(7) “Manifesto per un’economia umana” Nicholas Georgescu- Roegen, Kenneth Boulding ed Herman Daly
(8) Giorgio Nebbia Lectio doctoralis in Discipline Economiche e Sociali, Università degli Studi del Molise
(9) Global Risk Report 2018 Economic World Forum www.weforum.org

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