Nel nostro faticoso cammino come uomini di questo secondo millennio della nostra storia siamo grati al Signore e alle scienze umane che in modo consistente hanno arricchito le nostre conoscenze e i nostri orizzonti, facendoci scoprire tante ricchezze dell’animo umano, tanti segreti dell’universo nostra casa, tante bellezze che rendono piacevole e interessante il nostro vivere. La cosa che però ci stupisce è che non è cresciuta la gioia delle persone e che anzi al contrario sia enormemente aumentato lo smarrimento delle persone, che vivono come se non sapessero perché vivere, né dove andare, come se non riuscissero ad apprezzare la vita e fossero costantemente minacciati dall’angoscia e dal vuoto del non senso.
Non dovrebbe essere così per noi cristiani: nella Chiesa infatti noi possiamo trovare un insegnamento che viene in soccorso della nostra limitatezza e ci indica come riempire di senso il nostro agire e come apprezzare quello che viviamo. La Chiesa fa questo mediante il dono dell’insegnamento raccolto in essa dalla esperienza secolare dei suoi uomini sapienti guidati dalla collaborazione illuminata con la presenza dello Spirito Santo.
L’insegnamento sapienziale della Chiesa, frutto della ricerca dell’uomo e della illuminante guida dello Spirito, in questo tempo ci sta ripetutamente dicendo: quello che conta è l’amore, tutto passa ed ha un termine: solo l’amore rimane ed è l’inizio della vita eterna.
Molti si sono stupiti che nell’arco di pochi mesi ci siano stati inviati due documenti dal magistero della Chiesa: l’Enciclica “Dilexit nos” di papa Francesco e l’Esortazione Apostolica “Dilexi te” di Leone XIV.
Tutti e due i documenti trattano dell’amore di Dio: il primo dell’amore di Dio ad ogni uomo nell’orizzonte dell’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo, il secondo dell’amore privilegiato di Dio verso chi è più debole, misero e sofferente. Già nel fatto della vicinanza dei due insegnamenti possiamo leggere l’urgenza e il peso di quello che ci viene detto: si tratta di qualcosa di veramente serio e urgente perché sta qui l’indicazione di quello che è necessario all’uomo di oggi.
La Chiesa afferma con chiarezza: l’uomo ha bisogno di sentirsi amato, accolto, di sentire che c’è qualcuno alleato fedele che ha stima, fiducia in lui. Nella “Dilexit nos” Papa Francesco scrive che Dio ci ha amati senza pretendere alcun requisito previo per poterci amare e per offrirci la sua amicizia: Egli ci ha amati per primo e da questo amore nulla mai potrà separarci. Questo amore gratuito, manifestato in Cristo Gesù, è per tutti gli uomini e rivela la preziosità di ogni uomo davanti al Signore.
La “Dilexi te” di Papa Leone XIV fa un passo ulteriore e ci dice che lo stesso Papa Francesco intendeva aggiungere un altro documento per completare il discorso dell’amore di Dio, perché è chiaro che Dio ama tutti gli uomini, e tuttavia nel suo amore c’è una opzione preferenziale per i poveri. Questa “preferenza non indica mai un esclusivismo o una discriminazione verso altri gruppi, che in Dio sarebbero impossibili; essa intende sottolineare l’agire di Dio che si muove a compassione verso la povertà e la debolezza dell’umanità intera” (Dilexi te, 16).
Gesù si presenta al mondo “non solo come Messia povero, ma anche come Messia dei poveri e per i poveri”. L’amore di Dio è dunque la base, il fondamento su cui si può edificare una esistenza serena, nella ricerca della propria dignità e nel rispetto della libertà e del bene dei fratelli. L’uomo da solo non sa convincersi di essere amato, non esistono tecniche, né si può comperare questa certezza. Da sempre la Chiesa ci invita ad attendere e accogliere la notizia che Dio ci ama, ci ama personalmente, cioè ama proprio me e il suo amore va oltre, non si ferma per i nostri limiti. In questo tempo i due pastori che ci sono donati, in una piena e meravigliosa comunione, ce lo hanno ripetuto e su questo amore possiamo edificare relazioni nuove e un umanesimo nuovo.
p. Lorenzo Di Giuseppe ofm

