Il Cantico

Assisi, 11-13 novembre 2016

Relazione di p. Lorenzo di Giuseppe

img114Abbiamo parlato tante volte della fraternità, una realtà che mai potrà essere compresa a sufficienza. In questo nostro tempo sembra cresciuta l’attenzione alla fraternità, anche per la spinta che hanno dato ad essa le riflessioni di Benedetto XVI e di Papa Francesco.
Partiamo dal disegno di Dio Creatore: l’uomo è ideato “a immagine e somiglianza di Dio”. Questo vuol dire che l’uomo potrà realizzarsi in una grande vicinanza a Dio, talmente grande che è una partecipazione alla sua vita. Ma la vita di Dio è la Trinità. Gesù ci ha rivelato la vita intima della Trinità: il Padre genera il Figlio continuamente e lo ama continuamente. Il Figlio generato ama continuamente il Padre; questo scambio costante di amore è lo Spirito Santo, possiamo dire che Dio è una comunità.
Ora se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, a partecipare alla vita di Dio, l’uomo è creato ad essere una comunità, una fraternità. Non è creato a vivere come singolo: è creato a vivere con gli altri.
E tutta l’umanità è creata a immagine di Dio: l’essere con gli altri, il vivere con gli altri è nel progetto di Dio, nel progetto iniziale, originale di Dio Creatore. Ma sulla storia dell’umanità, è caduto un masso che è il peccato, questo disastro che ha frantumato e quasi sfigurato il profilo originario dell’uomo. Cosa ha fatto il peccato? Da subito Adamo ed Eva cominciano ad accusarsi vicendevolmente, e cancellano la contemplazione e la gioia dell’essere donati l’uno all’altro.
Nella prima famiglia, ci sono due fratelli, Caino e Abele, un fratello ammazza l’altro.
C’è l’episodio della torre di Babele, questa società che vuole prescindere da Dio a un certo punto non ha più relazioni, non c’è più un linguaggio comunicativo tra le persone.
Gesù è venuto a salvarci, a restaurare questa umanità, a rinnovarla. Il restauro comincia proprio con Lui, comincia con Maria, preservati dal peccato. Il progetto di Dio Padre è che venga il Figlio, diventi uomo, diventi povero, umile fino ad avvicinarsi a ogni uomo. In Lui si veda l’uomo nuovo, si veda il disegno originario del Creatore.

LA SALVEZZA PORTATA DA GESÙ RESTAURA LA DIMENSIONE SOCIALE DELL’UOMO
Gesù deve restaurare prima di tutto la dimensione sociale dell’uomo. Deve restaurare la fraternità, cioè la capacità di comunicare, di avere un cuore capace di amare i fratelli. Gesù è venuto a restaurare questa umanità e la restaura appunto, dando la possibilità di creare di nuovo fraternità, cioè amore vicendevole tra le persone, vera comunione e condivisione. E noi vediamo che quando Gesù, torna in Cielo, rimane una fraternità: gli Apostoli stavano nel cenacolo con Maria, stavano insieme, stavano in questa fraternità.
Gesù aveva detto agli Apostoli tentati di avere il sopravvento l’uno sull’altro: “voi siete tutti fratelli”. E ha dato Lui l’esempio con la lavanda dei piedi. Tutta la vita di Gesù è stata un servire l’umanità, indicando così che questa è la natura dell’uomo: essere a servizio dei fratelli. Questa restaurazione dell’umanità già al tempo di Gesù si è manifestata come fraternità, la cosa nuova è la fraternità. Poi questo è ancora più evidente dopo la venuta dello Spirito Santo, dalla Pasqua di morte e risurrezione di Gesù: lo Spirito Santo crea una comunità, una fraternità.
Nel capitolo 2 e nel capitolo 4 degli Atti degli Apostoli si dice che tutti coloro che accoglievano la parola di Pietro che parla a nome di tutti, si mettono a vivere insieme, sono “un cuor solo e un’anima sola”: pregano insieme e sanno anche condividere i loro beni. È chiaro che tutta l’opera di Gesù tende a creare una comunità. La salvezza portata da Gesù è una restaurazione dell’uomo, un guarire l’umanità dagli effetti di quel disastro iniziale che aveva distrutto la fraternità. Quindi a ragione possiamo affermare che la fraternità è l’eredità di Gesù, quello che Lui ha lasciato dopo il suo ritorno al Padre, quello che poteva constatare chi guardava ai credenti in Gesù Cristo.

FONDAMENTO DELLA FRATERNITÀ È LA RIVELAZIONE DEL PADRE
Gesù fonda questo restauro annunciando che noi abbiamo un Padre. Il nucleo centrale della rivelazione di Gesù è precisamente la rivelazione del Padre.
E non solo annuncia questo ma poi attraverso il dono dello Spirito Santo, ci rende partecipi della sua figliolanza. Ricordiamo il discorso che fa Gesù: non entrerete nel Regno se non rinascerete, cioè se non avrete una vita nuova tramite l’acqua (il Battesimo) e lo Spirito Santo. La liberazione portata da Gesù è rivelarci che abbiamo un Padre, è rivelarci questa misericordia gratuita di Dio che ci rende figli, figli come Lui è Figlio, quindi suoi fratelli e fratelli tra di noi.

S. FRANCESCO RIPRENDE INTERAMENTE IL VANGELO DELLA FRATERNITÀ
Passiamo a S. Francesco. Non che in questi mille anni nessuno abbia visto la fraternità come risultato della salvezza del Signore, perché i primi tempi le comunità cristiane erano piccole e potevano radunarsi in una casa, cioè erano una fraternità. Come era successo a Gerusalemme quando venne lo Spirito Santo, così ha continuato la Chiesa a crescere come fraternità che si insediava in una città, in mezzo a una popolazione. I cristiani erano come lievito nell’ impasto.
S. Francesco nel suo Testamento scrive: “Dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo” (FF 116). Ma qual è la forma del santo Vangelo? Come viveva Gesù con gli Apostoli? Come una fraternità riunita intorno al fratello maggiore, Cristo Gesù. S. Francesco è consapevole che è Dio che ha guidato le sue scelte, Dio che ha mandato lo Spirito Santo che lo ha portato a vivere, con i compagni donati da Dio, come vivevano Gesù e gli Apostoli.
La Regola non bollata dice: “E ovunque i frati sono e si incontreranno, si mostrino tra loro familiari e si diano il servizio vicendevole”. S. Francesco parte lasciandosi guidare da Dio, dallo Spirito di Dio e lo Spirito di Dio lo conduce a vivere, lui e i suoi compagni, come fraternità senza appropriarsi di nessun titolo di dominio, di nessun titolo che faccia essere al di sopra degli altri.img116
C’è una lettera di S. Francesco a un ministro in cui ci svela il suo animo, il suo spirito a riguardo. Dice S. Francesco al ministro: se viene a te un frate e questo frate ha sbagliato, ha peccato; tu lo devi trattare in modo tale che lui possa parlare con te, possa aprirsi e che non accada mai che uno si allontani dal tuo volto, dalla tua presenza, senza sentirsi perdonato (cf FF 234). Quindi il superiore, il responsabile deve intendere il suo compito come servizio.

LA FRATERNITÀ NELLA VITA DELLA CHIESA E DELLA SOCIETÀ
Il Crocifisso di San Damiano dice a S. Francesco: “Va’ e ripara la mia casa che come vedi va in rovina”. Qual è questa casa che va in rovina, cosa vuol dire questo riparare? La “mia casa”: la casa del Signore, è certamente la Chiesa ma non è solo la Chiesa, è tutta l’umanità, siamo noi stessi casa del Signore, abitazione del Signore. Il “riparare” è da intendere appunto, come qualcosa da portare nella vita della Chiesa e da portare anche nella vita della società.
Il restaurare che il Crocifisso comanda a Francesco, va in questa direzione. “Restaura la mia casa”: restaura, porta dentro la Chiesa e porta nella società questo fermento nuovo, questa restaurazione voluta e realizzata da Cristo, ma adesso presa anche come programma da Francesco. Oggi vediamo bene tutto questo, oggi si parla chiaramente di questa necessità, di questo impegno che ha la fraternità di cambiare i rapporti nella Chiesa.
Papa Francesco al gruppo dei cardinali dice: voi non siete principi per cui dovete abitare nei palazzi e dovete avere chissà quali onori, non siete principi, siete servitori. Occorre che la Chiesa riscopra senza indugio l’autorità come servizio. È importante anche assumere fino in fondo le parole del Concilio Vaticano II sulla eguale dignità del Popolo di Dio, pur nella diversità dei ministeri che esistono per la costruzione del corpo di Cristo che è la Chiesa. Il Popolo di Dio non è una massa: è un popolo regale, sacerdotale, profetico.
Anche nella società, c’è chi parlava di una gestione fraterna, non solo della politica, dei rapporti sociali ma addirittura dell’economia. Questo è il progetto di Dio, il progetto iniziale. Se le cose oggi purtroppo vanno male, se c’è la guerra, se ci sono ingiustizie, oppressioni, se ci sono dei popoli che si arricchiscono sulla miseria degli altri, se c’è gente scartata che non vale niente, è perché manca questo spirito di fraternità. Quando ci si chiede cosa fare per il nostro mondo, questo è da fare: instaurare nell’umanità rapporti nuovi, riconoscere la dignità di ogni uomo. Ogni uomo per il fatto di essere uomo ha i diritti di ogni uomo, ha il posto di ogni uomo nella società, nella vita, nella umanità.

ESSERE FRATERNITÀ PER POTERE PROPORRE FRATERNITÀ
Noi siamo francescani e quindi questa eredità è consegnata a noi in un modo speciale. Prima di tutto dobbiamo essere noi fraternità: tra noi non c’è uno che ha tutto, uno che è perfetto, ma ci sono tante persone che hanno qualcosa da donare agli altri. Così è perché il Signore – non solo al tempo di S. Francesco – è Lui che raduna la fraternità e la mette insieme perché le caratteristiche, le capacità, le prerogative, i carismi dell’uno servano alla vita di tutti. Questa è la fraternità.
Come viviamo noi la fraternità visto che il Signore per sua grazia, non per merito di qualcuno di noi, ci ha messi a vivere nella fraternità?
Come viviamo la fraternità? Intanto abbiamo questa consapevolezza: se siamo in una fraternità non ci siamo per nostra iniziativa, l’essere in una fraternità è un segno, è una grazia che viene da Dio.
Un’altra cosa importante è che la fraternità parla di Dio. Cosa dicevano i pagani quando vedevano i primi cristiani? “Guardate come si amano!”. La fraternità parlava di Dio attraverso questi rapporti nuovi, attraverso questo amore che si scambiavano, tutto questo era un segno di Dio e la gente si convertiva perché vedeva questo amore dei cristiani.
L’aveva previsto già Gesù: l’amore che vi porterete sarà una testimonianza, sarà un parlare di Dio a tutti. La fraternità parla di Dio, annuncia Dio, fa vedere l’intervento di Dio, quindi la verità dell’esistenza di Dio.
Nella fraternità le persone si fanno carico l’una della vita dell’altra. Le fraternità si accolgono, le persone vivono insieme, stanno insieme, sono contente di stare insieme; nel profondo del cuore c’è stima dell’altro, c’è contentezza della vicinanza dell’altro e quindi c’è accoglienza piena dell’altro.
E importante è il perdono. Non va avanti la fraternità senza il perdono Perché noi siamo tutte persone deboli e sbagliamo. Occorre allora, guardando alla misericordia di Dio, accettare che l’altro pure possa sbagliare, possa essere debole. Occorre caricarsi della sua fragilità (portate gli uni i pesi degli altri!) e andare avanti nel nome del Signore.

Print FriendlyStampa questa pagina o salva un PDF
Did you like this? Share it:
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*