LA PASQUA

Signore, Dio di pace,
noi Ti benediciamo e Ti rendiamo grazie:
perché ci hai inviato Gesù.
Tuo Figlio amatissimo,
hai fatto di lui, nel mistero della sua Pasqua,
l’artefice di ogni salvezza,
la sorgente di ogni pace,
il legame di ogni fraternità.
(Paolo VI)

Sia benedetto Gesù nostro grande amico, nostro alleato, nostro liberatore che ci ha portato anche quest’anno la Pasqua. Essa è giunta a noi scortata da colori e profumi di ciliegi, di prugni, di albicocchi che hanno quasi anticipato la primavera. La Pasqua è un dono essenziale per noi, vuole entrare nel tessuto profondo della nostra vita. La Pasqua è un cammino, un’uscita da una condizione di schiavitù, di umiliazione, di una vita intesa come un castigo. La Pasqua parte da qui e poi va avanti a risanare e guarire la nostra esistenza.
Questa Pasqua dove ci trova? È a tutti evidente la pesante schiavitù che ci ha posto sul collo la guerra e prima ancora la pandemia: la paura che coinvolge tutto il genere umano che come mai prima si sente esposto a possibili eventi di distruzione, per la violenza distruttrice delle armi, dei bombardamenti, per l’odio che viene iniettato tra le persone e tra i popoli come un liquido maligno che fermenta e si espande sempre più; e non conosciamo fino a dove ci porterà questa situazione di cui non vediamo la fine.
Sotto questa triste condizione anche noi come gli Ebrei in Egitto sappiamo che c’è un Dio che veglia, un Padre che si commuove ed ha misericordia di noi. Quel che ci aiuta ad avere speranza è che, anche in Egitto, fu Dio che vide: “Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio ascoltò il loro lamento. Dio guardò la condizione degli Israeliti. Dio se ne diede pensiero” (Es 2,24 ss). È molto importante per noi che l’iniziativa sia stata di Dio.
Come noi oggi, gli Ebrei soffrivano, gridavano, ma non sapevano come riuscire a liberarsi. Dio intervenne ed aprì una via di salvezza e finalmente tutto il Popolo di Dio si mise in cammino verso una patria, verso una Terra Promessa.
Sempre nel racconto della Pasqua degli Ebrei troviamo un’altra Parola molto importante sempre per nutrire la nostra speranza.
Dopo tutti i segni dati da Dio a favore della partenza del popolo, il Faraone rimase con il cuore indurito e deciso a non concedere la libertà. A quel punto Dio intervenne ancora con un ulteriore segno: con il segno del sangue dell’agnello. Dio parlò a Mose: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia…. Tutta la comunità di Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case… È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò … e farò giustizia di tutti gli dei dell’Egitto… Il sangue sulle case dove vi troverete, servirà da segno: io vedrò il sangue e passerò oltre…Non vi sarà tra voi flagello di sterminio” (Es. 12,3 ss). Tutti sappiamo che l’agnello è una figura che indica Gesù Cristo, il Servo sofferente di Jahvè (cf. Is. 53,7). Giovanni Battista lo indica a voce alta a quelli che si sono radunati per la sua predicazione: “Ecco l’Agnello di Dio” (Gv 1,29). Gesù Figlio di Dio, Agnello di Dio, è Colui che solo per sua libera decisione a Pasqua ha versato il suo Sangue e lo ha versato per noi. Il suo sangue è protezione, è barriera che ci ripara dalla distruzione, il suo sangue è il prezzo della nostra libertà. L’ira di Dio per le nostre incredulità e per le nostre infedeltà passa vicino a noi e non ci distrugge perché vede il suo sangue sulle nostre labbra e sulle nostre attività; allora ricorda la “nuova ed eterna Alleanza” stabilita proprio da Gesù e che ci lega per sempre al Padre. Il sangue di Gesù è veramente il rimedio, l’unica possibilità di uscire dalla schiavitù, l’unico modo di fare Pasqua, l’unico modo di giungere alla pace.
Gesù è l’agnello che per sua unica intenzione verrà immolato al vespro. Il suo sangue è splendente di tutto il suo amore. Per noi addirittura Dio ha mandato il Figlio che nuovo Mosè guida il nostro cammino, servo di Jahvè che per noi dà la vita, condivide la nostra condizione.

P. Lorenzo Di Giuseppe

 

Il Cantico
ISSN 1974-2339
Pubblicazione riservata