Il Cantico
La testimonianza della verità | ilcantico.fratejacopa.net

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Nel libro-intervista “Luce del mondo” la prima parte è dedicata ai segni dei tempi. In essa il papa è sollecitato ad esaminare la verità che ormai è considerata un concetto talmente soggettivo che non è più possibile ravvisarvi un metro di giudizio universalmente valido.
Egli sostiene che questo declassamento ha una duplice origine. Da un lato tale concetto suscita molto sospetto poiché è stato molto abusato quando “in nome della verità si è giunti all’intolleranza e si sono commesse atrocità. Le persone hanno paura quando sentono qualcuno dire: «Questa è la verità», o addirittura: «Possiedo la verità»” (Benedetto XVI, Luce del mondo, p.79-80).

Inoltre una gran parte delle filosofie odierne teoretico-logiche (che facendo riferimento alle sole capacità mentali hanno buon gioco nell’affermare l’impossibilità di risolvere il problema della verità assoluta) ha diffuso l’opinione che l’uomo non sia capace di verità e quindi nemmeno di moralità. Secondo questa visione del mondo non esisterebbe il male in sé, ma solo il male relativo. Quello che è bene o male dipenderebbe solo dalle conseguenze. L’uomo “dovrebbe soltanto badare ad arrangiarsi in qualche modo, e nel migliore dei casi l’opinione della maggioranza diventerebbe l’unico criterio che conta. La storia ha dimostrato a sufficienza quanto però le maggioranze possano essere distruttive, ad esempio con i regimi del nazismo e del marxismo, l’uno e l’altro segnatamente contro la verità” (ibidem, p.80).

Dopo questo breve esame dell’opinione attuale il papa afferma che “noi non possediamo mai la verità, nel migliore dei casi è lei a possedere noi” (ibidem). Comunque non possiamo certo trasmetterla ricorrendo ad un atteggiamento militante come spesso è stato fatto in passato!
L’uomo ha in sé un insopprimibile desiderio di verità ed il volto umano di una società dipende molto dal mantenere viva la domanda: chi è l’uomo?
L’uomo “è capace di verità” (ibidem), ma il suo spirito (e non solo la sua mente) deve cercarla fuori di sé là dove è resa visibile grazie alla testimonianza.
“Per questo sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone…” (Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace, n.2).

In questo momento storico in cui comunemente si accetta l’ipotesi nichilista che si arresta di fronte all’impossibilità della mente umana di conoscere la verità e che rinuncia a dare un senso alla vita, si contrappone l’offerta di verità da parte di Cristo che disse a Filippo: “Io sono la via, la verità, la vita… Da tanto tempo sono con voi e voi non mi avete conosciuto? O Filippo chi vede me vede il Padre mio. Il Padre abita una luce inaccessibile e Dio è spirito e nessuno ha mai veduto Dio. Poiché Dio è spirito, non può essere visto che con lo spirito; è infatti lo spirito che dà la vita, la carne invece non giova a nulla” (FF 141, cfr. FF 187).

Secondo il Vangelo l’unico maestro è Cristo (Mt 23,10). E chi si pone alla sua sequela potrà testimoniare la verità ed essere un educatore in senso pieno.

Per dare testimonianza alla verità non basta dare il buon esempio, ma occorre rischiare la propria persona immettendosi nell’atteggiamento di adesione a Cristo nella concretezza dell’esperienza della vita quotidiana. Uno stile di vita volto alla continua ricerca della verità coinvolge l’altro nell’adesione ai valori e lo avvicina alla verità di fede.

Graziella Baldo

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