Il Cantico

“Non lasciamo nessuno indietro”: il monito dell’Onu nel Rapporto 2019 sullo sviluppo idrico nel mondo, presentato a Ginevra, in vista della Giornata mondiale dell’Acqua

img117Sono diritti umani riconosciuti dalle Nazioni Unite dal 2010: acqua potabile e servizi igienico-sanitari ma a tutt’oggi 2 miliardi e 100 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 4 miliardi e mezzo non dispongono di strutture sanitarie gestite in sicurezza. Eppure l’Onu ha inserito nell’Agenda per lo sviluppo sostenibile l’ambizioso obiettivo di garantire a tutta la popolazione mondiale acqua e servizi sicuri entro il 2030.

È lontano l’obiettivo dall’acqua sicura per tutti
“Il mondo è ancora fuori strada per raggiungere questo importante traguardo”, denuncia il Rapporto 2019 sullo sviluppo idrico, pubblicato a cura dell’Unesco, in collaborazione con le 32 istituzioni dell’Onu e i 41 enti internazionali che compongono l’agenzia UnWater, fondata nel 2003, a 10 anni dalla proclamazione della Giornata mondiale dell’Acqua per coordinare le attività di tutela di questo bene primario e i programmi igienico sanitari.

Un diritto vitale per la dignità delle persone
“L’accesso all’acqua è un diritto vitale per la dignità di ogni persona”, sottolinea il direttore generale dell’Unesco Audrey Azoulay, sollecitando nella comunità internazionale “una determinazione collettiva” per includere “quanti sono stati lasciati indietro nei processi decisionali, che potrebbero rendere questo diritto una realtà” per tutti.

Degrado ambientale pone a rischio patrimonio idrico
Grande preoccupazione esprime Gilbert F. Houngbo, direttore di UnWater e presidente dell’Ifad, il Fondo dell’ONU per lo sviluppo agricolo. “I numeri parlano da soli” – avverte – “se il degrado dell’ambiente naturale e la pressione insostenibile sulle risorse idriche globali continueranno ai tassi attuali, il 45 per cento del Prodotto interno lordo e il 40 per cento della produzione di cereali, a livello globale, saranno a rischio entro il 2050”.

Un milione e mezzo di vittime per acqua contaminata
L’Onu stima che 1 milione e 400 milioni di persone, in gran parte bambini, perdano la vita ogni anno per patologie contratte a causa di acqua contaminata, come documentato nella recente Conferenza sull’Ambiente, a Nairobi, dall’11 al 15 marzo scorso.

Disparità colpisce poveri e classi disagiate
La disparità di accesso all’acqua colpisce i più poveri tra gli Stati e tra gli abitanti negli stessi Paesi, oltre che le categorie socialmente più deboli, come le donne, i bambini, gli anziani e soprattutto i profughi, a significare che il diritto all’acqua non è separato dal godimento di altri diritti umani’, cosicché, ad esempio, nei centri urbani gli abitanti delle periferie più degradate arrivano a pagare l’acqua potabile dai venditori ad un prezzo 10/20 volte superiore al costo sostenuto dagli abitanti nelle zone più ricche.

Le donne africane più distanti dall’acqua
Più della metà delle persone che bevono da fonti insicure vivono nell’Africa subsahariana, dove solo il 24 per cento ha accesso all’acqua potabile e il 28 per cento a servizi igienici non condivisi con altre famiglie.
Tre quarti degli abitanti dei Paesi di questa regione devono procurarsi l’acqua con fatica, incombenza che ricade principalmente sulle donne, che impiegano mediamente oltre 30 minuti in ogni viaggio per l’acqua.
“Senza acqua e servizi igienici sicuri e accessibili – sottolinea il Rapporto – è probabile che queste persone affrontino molteplici sfide, tra cui cattive condizioni di salute e di vita, malnutrizione e mancanza di opportunità per l’istruzione e l’occupazione”.

Rifugiati e sfollati più penalizzati
Drammatica la situazione di rifugiati e sfollati all’interno dei propri Paesi che devono spesso affrontare gravi ostacoli per approvvigionarsi di acqua e servirsi di servizi igienico-sanitari. Quasi 70 milioni di persone nel 2017 sono state costrette a fuggire dalle loro case. Oltre 25 milioni in media ogni anno migrano a seguito di disastri naturali, il doppio rispetto agli inizi degli anni ’70, un numero che si teme aumenterà per effetto dei cambiamenti climatici in atto.

Aumentano le guerre per l’acqua
E mentre dal 1980 il fabbisogno idrico è aumentato ogni anno dell’1 per cento, sono cresciute anche le guerre per l’acqua: 94 dal 2000 al 2009 e 263 dal 2010 al 2018. I conflitti per accaparrarsi fonti idriche si sono dunque triplicati da un decennio all’altro.

Investire in risorse idriche e servizi sanitari
Il Rapporto dimostra infine che investire nell’approvvigionamento idrico e nei servizi igienico-sanitari ha un’ottima resa economica; il ritorno è stimato globalmente doppio per gli investimenti per l’acqua potabile ed oltre cinque volte per i servizi igienico-sanitari.

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

Riproduzione riservata ISSN 1974-2339

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