Il Cantico

La vita di Gesù, fin dalla nascita, è una vita povera. Bruno Forte nella sua narrazione dell’infanzia di Gesù, scrive: “La forma, in cui più intensamente sembra tradursi l’opzione fondamentale del Nazareno nel suo comportamento, è quello della sua povertà: Gesù è il povero” (B. Forte, Gesù di Nazareth, p. 236). La povertà di Gesù non è una povertà passiva, non è una miseria: la sua povertà è scelta volontaria, espressione della sua libertà, decisa nella sua comunione profonda con il disegno del Padre. D’altra parte la famiglia di Gesù era annoverata tra i poveri, nello spirito della tradizione dei “poveri di Jahvè”. Solo tra loro, infatti che sono “gli amici e servi di Dio” poteva maturare l’adempimento della promessa del Messia. (cf. J. Ratzinger, L’infanzia di Gesù, p. 96).
S. Francesco si propone di comprendere, di accogliere come perle preziose tutte le parole del Vangelo per poterlo vivere fedelmente “con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e il fervore del cuore” (FF 466). E questo perché nel suo amore a Gesù Cristo “meditava continuamente le sue parole e con acutissima attenzione non ne perdeva mai di vista le opere” (FF 467).
Alla sua mente apparve evidente la scelta della povertà come stile di vita del Salvatore: “Lui che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà” (FF 181s). Francesco vede risplendere con tutta evidenza la povertà nella nascita di Gesù a Betlemme: e quando pensava ad essa, rimaneva estasiato e addirittura scoppiava in pianto: “Non poteva ripensare senza piangere in quanta penuria si era trovata in quel giorno la Vergine poverella.
Una volta mentre era seduto a pranzo, un frate gli ricordò la povertà della beata Vergine e l’indigenza di Cristo suo figlio. Subito si alzò da mensa, scoppiò in singhiozzi di dolore e con il volto bagnato di lacrime mangiò il resto del pane sulla nuda terra” (FF 788).
Francesco celebrava la festa del Natale al di sopra di tutte le altre solennità perché, diceva, benchè le altre solennità ricordano l’operato del Signore, fu dal giorno della sua nascita che egli si impegnò a salvarci.
Nei giorni prima del Natale del 1223, Francesco ebbe una intuizione e un desiderio grande di celebrare il Natale in un modo inusuale. Circa 15 giorni prima confidò questo suo desiderio all’amico Giovanni Velita, signore di Greccio: “Se vuoi che celebriamo a Greccio l’imminente festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello” (FF 468).
Si celebrò la festa con ceri, fiaccole, canti e tanta gioia: “La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al rinnovato mistero. La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi” (FF 469). Francesco è lì quasi in estasi di fronte alla mangiatoia preparata in una piccola grotta “lo spirito vibrante pieno di devota compunzione e pervaso di gaudio ineffabile” (FF 469). Poi sulla medesima mangiatoia viene celebrato il solenne rito della messa. Francesco, diacono, canta con voce sonora e dolce il vangelo del racconto della nascita di Gesù e rievoca il neonato Re povero.
E qui Francesco ha un’altra intuizione stupenda: unisce la venuta di Gesù a Betlemme e la venuta sacramentale di Gesù nell’Eucaristia: ogni giorno sull’altare Gesù scende come in una nuova nascita.
Nella I Ammonizione Francesco esplicita questa sua intuizione e afferma: “Ecco, ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote.” (FF 144).
È sempre la povertà, l’umiltà e l’abbassamento volontario di Gesù che riempiono di stupore e di gratitudine l’animo dell’umile servo S. Francesco.

p. Lorenzo Di Giuseppe

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L’umiltà e la povertà del Bambino Gesù suscitino
in noi stupore, gratitudine e pace profonda

BUON  NATALE

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