Il Cantico

Intervento di Gaia Paradiso
Faenza, 3-5 gennaio 2019

In questo secondo Speciale, dedicato alla Scuola di Pace tenutasi a Faenza, proponiamo il contributo dei giovani che hanno aperto i lavori con la testimonianza del loro impegno e delle loro aspettative in ordine alla pace. Il primo contributo è di una giovane di Piacenza da anni impegnata in Africa come Responsabile della Comunicazione dell’Unesco per l’Africa e le Isole dell’Oceano Indiano. Il secondo contributo è di alcuni giovani della Diocesi di Faenza sull’esperienza della Scuola di formazione sociopolitica “A gonfie vele” e sul Sinodo dei giovani, esperienza in atto a Faenza di cui sono coordinatori.

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Lavorare per organismi internazionali significa operare per la pace in contesti internazionali. Come ci trasmette Papa Francesco nel suo annuale Messaggio della Pace, la rivoluzione parte dai nostri cuori e dalle nostre azioni, e come il Vangelo ci trasmette, la Pace è la spinta nei nostri cuori per esseri tutti artigiani della Pace.
Partendo dal Vangelo e dalla Fede, la Pace non é quiete, ma è azione verso gli altri, verso l’incontro, il dialogo, verso il servizio alle popolazioni del mondo.
Mi trovo ora ad operare per le donne e i giovani nell’Africa dell’Est con UNESCO, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Educazione, le Scienze, la Cultura, la Comunicazione e l’Informazione.
Mi occupo di comunicare e promuovere le attività delle Nazioni Unite nell’Africa dell’Est.
Toccherò qui tre punti a me cari sul nostro operato in Africa.

1. CONDIZIONE DELLE DONNE IN AFRICA
Mi trovo a lavorare con le donne nell’Africa. Le maggiori problematiche, su cui cerchiamo di trovare soluzioni sono:
1. Educazione. Il nostro programma UNESCO Women in Science è in collaborazione con la fondazione L’Oréal e promuove le donne nelle carriere scientifiche, per i loro contributi nella ricerca. Nell’Africa Subsahariana il programma è stato creato nel 2010, e da lì, 140 scienziate donne africane sono stata supportate, con programmi di dottorato e post-dottorato, in 49 paesi africani. I paesi africani vincitori di questo anno sono stati il Gana, Kenya, Mauritius, Nigeria e Sud Africa in medicina molecolare, ingegneria, fisica nucleare, nanotecnologia, entomologia, virologia, biochimica, genetica e microbiologia. Per trovare soluzioni innovative, é necessario sviluppare soluzioni locali, di persone che conoscono la realtà del territorio e che possano contribuire alle sfide territoriali
2. Campagne contro la violenza sulle donne – violenza domestica del partner, abuso verbale/sessuale sul lavoro;
3. Rompere gli stereotipi di genere – dove abusi dati da una società patriarcale e tradizioni fanno sì che le donne vengano sottomesse, si tratta di lavorare per un cambiamento socio-culturale;
4. Sensibilizzazione su gravidanze precoci e fare in modo che le bambine continuino ad andare a scuola e non abbandonino a cause di gravidanze,sensibilizzando i ragazzi su educazione alla vita e sentimentale/diritti sessuali e riproduttivi per le ragazze. Caso Kenya 70 ragazze incinte agli esami di 3 media.
Dividendo demografico. Se una casa ha meno figli di cui prendersi cura e un maggiore numero di persone con lavori, la casa e la famiglia può risparmiare e investire maggiormente. Migliore nutrizione, opportunità di istruzione e migliori opportunità. Quando questo capita su larga scala, le economie ne traggono beneficio e vi é un aumento/crescita economica. Popolazione africana corrente: 1,8 miliardi; nel 2050 sarà 2,5 miliardi.
Problemi:
• mutilazione genitale femminile: le donne sono soggette a mutilazione genitale femminile, in prevalenza in 28 paesi africani. Le statistiche parlano chiaro, dal 5% in Uganda al 90% in Somalia.
Questo significa che la pratica è una maniera di controllare la sessualità delle donne. La mutilazione genitale femminile può portare a infezioni, sanguinamenti continui e anche morte. Questa è una pratica molto comune e tradizionale tra le donne africane.
• stupri: il clima politico instabile in molti paesi africani ha portato ad un alto numero di conflitti, e durante i conflitti non è inusuale stuprare le donne come pratica di guerra. Molte donne vengono stuprate e rimangono incinte, e queste donne vengono rifiutate dalle proprie famiglie e dalla proprie comunità, lasciandole traumatizzate e vulnerabili.
Gli stupri e le violenze fisiche sono molto comuni – uno studio ha mostrato che il 50% delle donne in Tanzania e il 71% delle donne in Etiopia sono stata stuprate o picchiate dal proprio marito o da un partner intimo.
• violenza alle donne: un rapporto delle Nazioni Unite svela che in Africa le donne sono a maggiore rischio di violenza.
In Nigeria, il 23% delle donne sono rimaste vittima di violenza fisica o sessuale da un precedente marito. Molti incidenti domestici non vengono denunciati, in un paese di 194 milioni persone, 23% delle donne soffrono di violenza fisica e sessuale.
Se le donne si lamentano, vengono additate come “non rispettose nei confronti del marito” .
Nell’Africa Sub-sahariana in totale, il 22,3% delle donne tra i 15 e i 49 anni hanno invece denunciato di avere avuto un’esperienza di violenza fisica e o sessuale in un periodo di 12 mesi.
Molto spesso, a causa di tradizioni e pressioni societarie e familiari, molte donne rimangono con i mariti violenti perché influenti o perché hanno uno status economico e finanziario da cui le donne dipendono. Tristemente non ci sono sicurezze della società o assistenza del governo, o protezione data da un sistema di good governance e giustizia, per cui le donne verrebbero semplicemente buttate sulla strada, senza possibilità di essere sostenute e appoggiate dallo stato.
• povertà. La povertà ha forti impatti su entrambi i generi, impatta fortemente più sulle donne che sugli uomini: 122 donne tra i 25 e i 34 anni vive in estrema povertà. Per queste donne, la decisione di lasciare il partner può coinvolgere cibo e casa per loro e per i figli.

2. GIOVANI AFRICANI
L’Africa è il continente più popoloso in termini di giovani. Al 2018, vi sono 200 milioni di Africani tra i 15 e i 24 anni. Secondo l’African Economic Outlook, questi dati raddoppieranno da qui al 2045.
L’Africa affronta un’esplosione di popolazione. I cinque paesi con la popolazione mediamente più giovane del mondo sono Niger, Uganda, Mali, Malawi e Zambia. Qui la maggior parte della popolazione non è neanche maggiorenne, l’età media si aggira in tutto il continente tra i 16 e i 28 anni.
L’Ebola, la pandemia di AIDS, le guerre, il terrorismo, le carestie, solo per citarne alcune, sono tra le tante cause di morte che possono porre fine prima del tempo alle vite di questi adolescenti e giovani africani. Ma l’aumento demografico non deve essere solo letto in chiave negativa e percepito come una bomba globale del tempo, ma anche come un’opportunità di crescita economica.
Uno dei problemi da risolvere è la disoccupazione giovanile. In Africa il 60% dei giovani é senza lavoro (livello continentale). Gli stati con il maggiore tasso di disoccupazione giovanile sono il Botswana, la Repubblica Democratica del Congo, il Senegal, il Sud Africa. La Banca Africana di sviluppo mostra anche che è più facile per gli uomini che per le donne trovare lavoro, nonostante vi siano equivalenti competenze.
I governi dei paesi africani hanno già delineato alcune misure e politiche per ridurre la disoccupazione giovanile: i leader africani si sono incontrati ad Addis Ababa, in Etiopia, nel 2009, dichiarando il 2018-2019 la decade della Gioventù Africana e mobilizzando risorse, incluso nel settore privato per lo sviluppo dei giovani. Il loro piano è quello di sottolineare la necessità di lavoro per lo sviluppo economico del paese. Alcuni esempi sono il Gana, l’isola di Mauritius, lo Zambia, la Nigeria.
Questi paesi hanno creato dei servizi nazionali per i giovani e dei programmi di empowerment autonomia professionale, mentorship per poter dare la possibilità ai giovani di avere strumenti per i laureati con competenze e aiutarli a trovare lavoro. L’isola di Mauritius ha invece sviluppato dei piani di formazione tecnica e professionale. Lo Zambia ha introdotto una politica nazionale per i giovani e un’imprenditorialità per i giovani al fine di stimolare la creazione di lavoro. La Nigeria ha introdotto un programma di sviluppo delle imprese e un’acquisizione di competenze come componente di un servizio nazionale per i giovani, introducendo anche un piano competitivo, chiamato YouWin, che da la possibilità ai vincitori di avere finanziamenti per le loro start-up. Per i giovani africani, ci occupiamo principalmente di:
1. Training su educazione, pace e cittadinaza globale, educazione, controllo e gestione di online media, corretto utilizzo dei social media contro il cyberbullismo e la violenza estrema
2. Students Training on Entrepreneurial Promotion (STEP) programma di training per i giovani studenti universitari nell’acquisizione di competenze tecniche e professionali per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro: per l’apertura di start-up, incentivazione dell’imprenditorialità, marketing e business strategies, dal Kenya a Gibuti.
3. Rinforzo dei mezzi di comunicazione – radio comunitarie principalmente, per diffondere e sensibilizzare sulle problematiche attuali sociali e locali e per coinvolgere il pubblico e permettere loro di fare delle scelte e di prendere in mano il loro cammino di vita;
4. Sviluppo e creazione di mobile app, da parte di studenti universitari, con particolare attenzione a HIV/AIDS; formazione su educazione sessuale e sulle relazioni interpersonali, per sensibilizzare su adolescenza e diritti riproduttivi.

3. DIRITTI UMANI
I diritti umani sono inalienabili, indivisibili e universali. Questi principi sono rilevanti ieri come oggi. La dichiarazione universale dei diritti umani, pubblicata il 10 dicembre 1948, è la nostra carta di riferimento quando parliamo di rispetto e dignità umana, diritti e libertà per tutti – diritti civili e libertà di professare la propria religione, libertà di esprimere le proprie idee e opinioni, libertà politiche e sociali, senza discriminazioni e senza razzismo. img138
La nostra agenzia, UNESCO, instancabilmente lavora con l’articolo 19, che cita “ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
Prendendo in considerazione la Carta fondamentale delle Nazioni Unite – la dichiarazione dei diritti umani e la Carta Africana delle 7 aspirazioni dell’Unione Africana da qui al 2063 – si prefigurebbe un’Africa sicura, un’Africa che rinasca, forte economicamente e con forti radici e identità culturale, un’Africa che si posizioni come player globale e che possa avere un ruolo di influenza nei rapporti tra stati, un’Africa di good governance, di etica e di non corruzione, spinta dalle persone (people-driven) e che si occupi principalmente di donne e bambini.

Le nostre domande: come permettere che la pace si diffonda nel cuore e nella mente degli uomini? Partendo da noi stessi, infondendo pace nei nostri cuori attraverso il dialogo costante e l’interazione con gli altri.
Mi é sempre piaciuta una canzone di un poeta, cantante e diplomatico brasiliano, Vinicius De Moraes, che scriveva e cantava la Samba de Benção (di benedizioni): con tutti gli amori e i disamori, la vita è l’arte dell’incontro. E penso questo sia un punto di partenza a cui fare tutti riferimento: incontriamo gli altri per scambiare opinioni, idee e considerazioni sulla vita. Impariamo insieme a vivere nella pace attiva – non la pace quieta e tranquilla, ma la pace che ci spinge a servire gli altri e a dare un senso alla nostra esistenza, come ci ha insegnato il Vangelo.

Gaia Paradiso
Responsabile Comunicazione Istituzionale
dell’UNESCO per l’Africa e le isole
dell’Oceano Indiano

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