Come aggregazioni laicali della diocesi di Bologna quest’anno abbiamo organizzato un pellegrinaggio giubilare a Monte Sole, sede di un terribile eccidio nel 1944.
Per imparare a essere costruttori di pace anche in situazioni terribili, abbiamo camminato nei luoghi che videro scatenarsi la peggior violenza, ma dove si manifestò anche un amore grande per le vittime di tanta disumanità, in particolare da parte di due sacerdoti.
La prima tappa è stata Sperticano dove don Giovanni Fornasini era parroco. Dopo un momento di preghiera, i giovani sono partiti percorrendo il sentiero nel bosco che il sacerdote stesso fece prima di essere ucciso. Era stato invitato a salire a Monte Sole dal comandante delle SS che alloggiava nella sua canonica per portare l’estremo saluto alle vittime delle stragi avvenute in quei giorni. Ma era un inganno. Testimone scomodo delle numerose violenze perpetrate dai nazisti, il 13 ottobre 1944, fu eliminato, massacrato di botte dietro al cimitero di S. Martino di Caprara. Lì abbiamo “visitato” il memoriale a lui dedicato. “Non è solo un monumento, ma un percorso, luogo di preghiera, opera che toglie dall’oblio quello che avevano cercato di nascondere”, disse il Card. Zuppi alla sua inaugurazione. Alcuni oggetti riprodotti ci parlano di don Giovanni: il testo sacro e il rosario per pregare, l’aspersorio per benedire le salme, il vocabolario tedesco- italiano per provare a intermediare con i nazisti a favore della sua gente, la bicicletta con cui raggiungeva tutti per portare aiuto e conforto e i grandi occhiali con la scritta “Impariamo a vedere il mondo con gli occhiali di don Giovanni”. Infatti il suo modo di guardare il mondo lo portò a spendere tutto il suo tempo, le sue risorse, tutto se stesso per soccorrere, proteggere il suo gregge dalla disumanità di quei tempi, animato dall’amore per Gesù.
Ci siamo poi incamminati meditando alcuni scritti di don Giovanni e abbiamo raggiunto la Chiesa di Casaglia, diroccata, con solo l’altare in piedi, teatro dell’irruzione dei nazisti e dell’uccisione di un altro sacerdote, don Ubaldo Marchioni. Condividendo le sofferenze del suo gregge, aveva accolto in chiesa gli abitanti terrorizzati dai rumori di spari e dalla visione di incendi provenienti dai villaggi vicini e pregava con loro. In questo scenario abbiamo celebrato la S. Messa invocando la pace, la fine di guerre e violenze nel mondo, e poi in processione ci siamo recati al cimitero di Casaglia. Pregando, abbiamo così ripercorso il cammino che fecero coloro che si erano rifugiati in chiesa.
Sotto la minaccia delle armi furono costretti ad arrivare al cimitero, a entrarvi per essere poi uccisi.
In questo luogo così tragico alcuni interventi hanno sottolineato la necessità di fare memoria di ciò che è accaduto 80 anni fa affinché avvenimenti così atroci non si ripetano.
In particolare la testimonianza della nipote di don Giovanni, che all’epoca era una bambina, oltre a commuoverci con i suoi ricordi personali, ci ha lasciato un messaggio di speranza sulla bontà dell’uomo che, immerso nell’amore di Dio, imita Gesù e con semplicità e umiltà si prende cura di fratelli e sorelle.
A noi, appartenenti a tante associazioni diverse, animate dallo stesso amore per Gesù, questo pellegrinaggio giubilare lascia il compito di continuare a camminare insieme: conoscendoci sempre meglio e collaborando, possiamo insieme riconoscere e combattere la disumanità dentro e attorno a noi, aprire il cuore all’amore e fare passi concreti per costruire un mondo più giusto e fraterno.
Costanza Bosi
Il Cantico
ISSN 1974-2339
