Il Cantico
San Francesco patrono degli ecologisti | ilcantico.fratejacopa.net

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Il 6 aprile 1980 è apparsa la bolla pontificia con cui Giovanni Paolo II dichiarava S. Francesco patrono dei cultori dell’ecologia, rispondendo alla richiesta inoltrata dalla Società Internazionale degli Ecologisti. Questo significa che vi è la precisa coscienza che S. Francesco possa dire qualcosa sul tema dell’ambiente anche ai nostri giorni, nonostante la situazione sia molto diversa rispetto al Medio Evo. Al suo tempo, infatti, non si presentavano quelle minacce che insidiano la sopravvivenza dell’uomo post-moderno che si è fatto dominatore e manipolatore senza scrupoli della natura.
Questa situazione di angoscia per il destino dell’umanità e del pianeta in cui viviamo oggi ci può rendere, tuttavia, più disponibili all’ascolto del Cantico delle creature da cui traspare un’armonia e semplicità di sentire tali da far nascere in ciascuno di noi, credente o non credente, una nostalgia e un desiderio di salvezza universale.

È principalmente questo valore di messaggio di salvezza a rendere il Cantico di S. Francesco particolarmente attuale in un clima d’inquietudine dovuto al degrado ecologico sempre più devastante, ma (speriamo) non ancora irreversibile. Una lettura attualizzante del Cantico non dovrà essere, dunque, solo di tipo estetico, ossia di apprezzamento delle belle forme linguistiche di questa che è una delle prime espressioni poetiche in volgare agli albori della letteratura italiana. Non dovrà nemmeno essere una lettura ristretta nell’ambito della “sfera della religiosità, che vede nel Cantico il riflesso e il riassunto di analoghi testi biblici. La nostra attenzione al Cantico si pone nell’orizzonte angosciante della minaccia dell’esistenza umana” (V.C. Bigi, Il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi, Edizione Porziuncola 1993, p. 8).

Per poter capire il nesso tra S. Francesco e l’ecologia, dobbiamo considerare l’ecologia nel suo significato di “discorso”, “studio”, “attenzione” (logos) sulla casa (oikos). Il peso etimologico di questa parola derivante dal greco, trae, nell’emergenza dei problemi del nostro tempo, un peso particolare nel significato di “interessarci alla nostra casa”, di “saper interpretare il nostro rapporto con essa”. Tale significato va oltre l’ambito della biologia a cui rimandava il significato originario della parola “ecologia” introdotto per la prima volta nel 1866 dal biologo Hekel e, in Italia, dal biologo Girolamo Azzi intorno all’anno 1930. A quel tempo questa parola indicava il rapporto tra gli organismi viventi e l’ambiente circostante. Ma oggi, causa la minaccia ecologica che ci sovrasta, l’ecologia ha assunto una portata esistenziale di ordine filosofico- antropologico. Essa indica cioè un modo d’essere minacciato dell’uomo che cerca di trovare una soluzione, uno scampo ai problemi fondamentali della sopravvivenza. È, dunque, una questione di carattere salvifico che ci investe in modo radicale. Perché interpellare S. Francesco? Che cosa può dire all’uomo del nostro tempo questo santo ancora così popolare dopo tanti secoli di storia?

Per poterlo capire dobbiamo chiederci chi siamo noi, uomini del XXI secolo. Noi siamo gli eredi del pensiero moderno che fa capo a Cartesio il quale, nel suo “Discorso sul metodo” dice: “Conoscendo la forza e le azioni del fuoco, dell’acqua, delle stelle, del cielo e di tutti gli altri corpi che ci circondano, con la stessa chiarezza con cui noi conosciamo i diversi mestieri dei nostri artigiani, potremmo allo stesso modo impiegare quei corpi in tutti i loro usi peculiari, e diventare così padroni e possessori della natura”.

Il problema è questo voler diventare padrone della natura e usarla a proprio piacimento fino al punto di poter abusare di essa.

Ma come andrà a finire il nostro mondo ossessionato dall’incubo dei conflitti e delle devastazioni nucleari, dal pericolo delle emissioni di sostanze inquinanti che non sono estranee a effetti allarmanti come i cambiamenti climatici? L’esperienza dimostra che la natura non subisce solo, ma restituisce all’uomo la violenza subita, producendo conseguenze non sempre facilmente controllabili.
Una risposta vera può essere trovata nel Cantico delle creature di S. Francesco che ci rivolge un messaggio in antitesi al nostro modo di vivere e di comportarci. Se vogliamo accoglierlo dobbiamo essere disposti a cambiare in profondità il nostro modo di vivere e di sentire; dobbiamo essere disposti a mettere in discussione la nostra interiorità per vedere nel sole, nella terra, nella luna, nelle stelle, nel fuoco, nel vento l’annuncio dell’Altissimo, che rende sacre tutte le cose, cioè degne di rispetto e di considerazione somma perché non sono una nostra opera, ma opera dell’Altissimo che ci supera e a cui dobbiamo rivolgerci con timore reverenziale.

Scoprire la presenza del sacro nella natura, vuol dire scoprirlo in se stessi, dice Ricoeur; e non la si scopre nella natura se non la si scopre in se stessi. Il Cantico delle creature è il cantico della riconciliazione del naturale col soprannaturale, dell’uomo con Dio, dell’uomo con se stesso e con gli altri uomini, dell’uomo con la natura.
Se l’uomo è violento verso la natura, lo è anche verso se stesso e verso gli altri uomini. Il messaggio di salvezza del Cantico è questo messaggio di riappacificazione, di riconciliazione dell’universo che non può prescindere dalla riconciliazione degli uomini e dalla riconciliazione con Dio.

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