Il Cantico

img184Presso i locali della Pro Loco di Santa Maria degli Angeli, si è tenuto il primo di una serie di incontri, organizzati dalla Fraternità francescana Frate Jacopa, aventi come protagonista la figura di “Frate Jacopa”.
Relatrice è stata la professoressa Amneris Marcucci la quale avrà anche il compito, di illustrarci, volta per volta, la figura di questa donna che tanta parte ha avuto nella vita del Serafico Padre.
Il primo incontro ha avuto come tema “I volti di Frate Jacopa”. Il perché di questa scelta è data dal fatto che, se siamo stati attenti osservatori nel venire ad Assisi, l’abbiamo trovata raffigurata sia nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, sia nella Basilica inferiore e superiore di San Francesco, raffigurata con volti appunto e sembianze completamente differenti.
Innanzi tutto la professoressa Marcucci ha illustrato la figura di questa donna parlando delle sue nobili origini, dell’incontro con Francesco pellegrino a Roma , quando cercava dal Papa l’approvazione di quella “Regola” che avrebbe confermato cha la strada da Lui intrapresa era quella giusta.
A Roma quindi i due si sono visti diverse volte e Jacopa avrebbe ospitato il Poverello insieme ai suoi frati nella sua casa scoprendo in Francesco quella spiritualità che forse già andava cercando.
Aveva stretto un legame tanto forte, che Francesco, sentendo ormai vicina “Sorella Morte”, desiderò che questa donna da Lui fraternamente chiamata “Frate”, cioè fratello come gli altri frati, gli fosse accanto e gli portasse un panno cinerino, la cera per le candele e quei dolcetti che a Lui piacevano tanto: i mostaccioli.
L’incontro a questo punto è diventato “itinerante”, i presenti, infatti, sono stati invitati all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli dove hanno ritrovato Jacopa raffigurata nelle pareti della cappella del Transito in due momenti diversi: nel momento della morte del Santo, dove è in abito rosso e nel momento del “funerale” di Francesco dove indossa un abito scuro.
I Volti di questa donna li ritroviamo anche nella Basilica inferiore di San Francesco , ed esattamente nella navata centrale, raffigurata con un abito quasi monastico e con un saio in mano, probabilmente il panno cinerino, ed è sempre lei in quella Superiore, in abito rosso, che accompagna Francesco ormai morto nel suo ultimo viaggio verso Assisi (Il compianto di Chiara).
La presenza di questa nobildonna romana la ritroviamo in questi giorni, sempre a Santa Maria degli Angeli, al Palazzetto Mediceo del Capitano del Perdono presso la mostra organizzata da Raffaella Bartolucci: “Dal 1200 un simbolo che lascia il segno Un ricamo in Punto Assisi: Jacopa dei Settesoli” .
Oltre a splendidi lavori fatti da esperte ricamatrici a punto Assisi, si può ammirare la copia del dossale di scuola palermitana del 1200, conservato nel Museo del Tesoro della Basilica di S.Francesco, attribuito come dono di Jacopa a Francesco in occasione del funerale del Santo e finemente ricamato, che ha coperto il corpo del Santo dopo la morte “…una tradizione locale secondo la quale essi (si parla in realtà di due dossali), donati da Beata Giacoma di Settisoglio, avrebbero servito a coprire il carro che trasportò il corpo di San Francesco dalla Porziuncola alla Chiesa di San Giorgio nel 1226”.(la Bartolucci cita al riguardo Rosaria Bonito Fanelli – Il tesoro della Basilica di San Francesco di Assisi. Casa Ed. Francescana Assisi)
Quello che si nota nella figura di questa donna, e che è stato sottolineato dalla professoressa, è il fatto che Jacopa sia stata l’unica donna che ha avuto il privilegio di essere accanto al Serafico Padre negli ultimi istanti di vita, tanto che sembra che la sua vicinanza abbia addirittura per un po’ alleviato le sofferenze di Francesco, ed è stata l’unica donna per cui non c’è stata clausura e verso la quale Francesco si è affidato come ci si può affidare alle cure amorevoli di una mamma.
Frate Jacopa è quella donna premurosa e sollecita che ci appare, oggi più che mai, attuale e che ci fa riflettere sulla nostra condizione presi come siamo dalle nostre paure, dalle preoccupazioni quotidiane, quando non ascoltiamo più il nostro cuore e non siamo più in grado di vedere il volto di chi ci passa accanto e ci chiede aiuto anche solo con lo sguardo. Dovremmo quindi fermarci un momento e fare come ha fatto Frate Jacopa , metterci in ascolto, essere solleciti anche nelle piccole cose, ritornare a quel donare incondizionato fatto anche solo della nostra presenza o anche semplicemente fatto da una parola data a chi si trova in un momento particolare della propria vita.
Essere come Frate Jacopa possiamo, dovremmo riscoprire tutti quello spirito francescano fatto di amore verso gli altri, fatto di dono incondizionato di sé, fatto di quella mano sempre tesa e sempre sollecita, fatto di quei volti, come quello di Jacopa, che sanno accompagnarti amorevolmente qualunque sia la strada dalla quale si proviene.
Il secondo incontro si terrà nella Basilica di San Francesco in Assisi dove “Frate Jacopa “ riposa.

Alberta Daloiso

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