Sintesi della riflessione proposta dal Dott. Luca Falasconi
nell’ambito del Tempo del Creato

Nell’ambito del “Tempo del creato 2022” si è svolto un interessante incontro promosso dalla Fraternità Frate Jacopa assieme alla Parrocchia S. Maria di Fossolo con l’approfondimento del tema alimentare proposto dal Dott. Luca Falasconi, docente di Politica agraria e sviluppo rurale (Università di Bologna). Ne proponiamo qui una sintesi, mentre rimandiamo alla pagina Youtube Fraternità Francescana Frate Jacopa dove è possibile ascoltare l’intera riflessione

Ognuno di noi è responsabile di ciò che sta accadendo nel nostro pianeta. Siamo protagonisti in senso negativo dei cambiamenti climatici, ma possiamo anche essere attori positivi. Siamo causa ma, modificando i nostri comportamenti, possiamo anche essere parte della soluzione.
Le situazioni estremamente negative che si verificano, ci fanno dire: “Io cosa posso fare?”. Scopriremo che possiamo dare una risposta a questa domanda . Partiamo da tre paradossi alimentari.

1. LA DISUGUAGLIANZA CHE COESISTE
Il cibo è essenziale, ma non tutti hanno la stessa capacità di accedere al cibo. Il 5% della popolazione mondiale gestisce e consuma il 33% del cibo prodotto. I dati della FAO dicono che 828 milioni di persone soffrono la fame, non hanno cibo a sufficienza e 2,3 miliardi di persone mancano di alcuni nutrienti. Dall’altra parte 800 milioni di persone sono obese e 2 miliardi di persone hanno problemi di sovrappeso.
Inaspettatamente coesistono insufficienza di cibo e obesità anche in paesi come Uganda, Nigeria, Messico e Sudafrica.

2. IMPIEGO NON OTTIMALE DELLE RISORSE ALIMENTARI
Un terzo della produzione vegetale alimentare globale è utilizzata per nutrire i 3 miliardi di animali che poi mangeremo. Questa conversione dal vegetale all’animale è in perdita perché, per esempio, per produrre 1 kilo di carne suina servono 3 kili di vegetale. Con la crescita economica abbiamo cominciato a mangiare sempre più carne cambiando il nostro modello alimentare. In Cina, dove vivono 1 miliardo di persone, è aumentata molto velocemente la richiesta di carne suina e quindi la necessità di produrre vegetali per allevare gli animali. La Cina però ha deciso che le terre cinesi non producano foraggi, ma solo cibo per le persone. Ha quindi comprato una multinazionale americana di allevamento e macellazione di maiali e, per non inquinare il proprio territorio, ha lasciato la produzione in America. Inoltre per produrre foraggio compra o affitta per 99 anni terre in Africa, (il famoso land gradding) intere regioni dai governi della Somalia e del Mozambico, trasferendovi i propri agricoltori cinesi. Quindi non impiega manodopera locale e spossessa delle loro terre i locali costretti a lasciare le campagne, andare nelle città e ingrossare le file di coloro che vogliono partire per l’Europa. E bussano poi alle nostre porte. La Cina non è l’unico esempio, così operano anche gli Stati Uniti.
Oltre a utilizzarla come foraggio per gli animali, oggi trasformiamo la produzione vegetale in biocarburante per affrontare il problema dell’inquinamento e la scarsità di petrolio. La quantità di mais che servirebbe per sfamare una persona per un anno, riempie di biocarburante il serbatoio di un’automobile una sola volta.
Un esempio di questa operazione è una multinazionale coreana che, per trasformare mais e soia in biocarburante, ha comprato il 50% dei terreni in Madagascar dove la popolazione soffre la fame.
In Italia ogni giorno possiamo acquistare cibo per circa 3.700 chilo calorie, ma per vivere in modo sano dovremmo consumarne mediamente 1800- 2200 kilo calorie al giorno, quindi ne abbiamo a disposizione molto di più. La popolazione italiana, 50% di uomini, 34% di donne e il 24% di bambini, soffre per sovrappeso, ma se consumassimo tutte le 3700 chilo calorie a disposizione peseremmo il doppio, tutti saremmo obesi. Così è in tanti altri paesi sviluppati del mondo.
I dati inoltre rivelano che i paesi in via di sviluppo hanno cibo interno a sufficienza per sfamare la loro popolazione a esclusione solo della Somalia e dello Zambia. La FAO dice che attualmente abbiamo cibo per 12 miliardi di persone e siamo 7 miliardi e mezzo. Quindi il problema essenziale della fame non è che manchi cibo, c’è cibo per tutti, anche per allevare animali e per produrre biocarburante. Ma non tutti possono accedervi, non tutti hanno soldi per comprarlo. Il problema è la speculazione.

3. SPRECO ALIMENTARE
I dati della FAO evidenziano che un terzo della produzione agricola mondiale viene sprecata. È come se comprassimo una confezione di tre scatolette di tonno e una la buttassimo.
Nel 2015 l’Expo a Milano si prefissò l’obiettivo di dimezzare lo spreco entro il 2020 così come dice anche il 12° obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Ma in questi anni non è cambiato nulla.
I dati rivelano che la quantità di cibo buttato nelle case dei paesi sviluppati è quasi la quantità che riescono a produrre gli agricoltori nei paesi dell’Africa subsahariana.
Dopo questa descrizione davvero tragica guardiamo a come possiamo diventare sostenibili partendo dalla definizione di “Sostenibilità”. È lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della nostra generazione senza compromettere le generazioni future. Si tratta di vivere in modo dignitoso ora e dare la possibilità a chi verrà dopo di noi di avere le stesse possibilità, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale e economico.
Attualmente non è così.
Abbiamo un’agricoltura responsabile per il 13% dell’effetto serra per le emissioni di metano (da attività di digestione di bovini e ovini) e azoto (per concimazioni chimiche). Sono gas inquinanti più dell’anidride carbonica. Inoltre allevare animali comporta anche un grande consumo di acqua.
Se da una parte l’agricoltura convenzionale ha permesso di avere cibo per tutti, anche più del fabbisogno, dall’altra è un sistema molto impattante.
Ma non è l’unico sistema, esiste anche un’agricoltura sostenibile che produce alimenti facendo il miglior uso possibile di beni e servizi senza danneggiare la natura per uno sviluppo duraturo.
Invece di prodotti chimici vengono scelti prodotti provenienti dalla natura che quindi può riconoscerli e neutralizzarli. Produrre in modo convenzionale comporta una maggior produzione di anidride carbonica, rispetto al produrre in modo biologico.
Però c’è la necessità di maggior quantità di terra perché si produce meno, in modo meno intensivo. Il problema della fame aumenterebbe, dicono i detrattori dell’agricoltura sostenibile. In realtà possiamo produrre meno, perché c’è abbondanza di cibo, come abbiamo visto. Il problema non è la quantità ma l’accesso al cibo e il suo spreco.

4. QUAL È IL NOSTRO RUOLO NEL CIBO GIUSTO?
Dobbiamo imparare a tener conto dell’indice di sostenibilità che è il rapporto tra energia consumata per produrre cibo e la quantità di cibo prodotta.
All’inizio del secolo il rapporto era 1, negli anni 70 era 9 e oggi è 1 a 100. Contribuiamo a essere insostenibili perché mangiamo più calorie del necessario e anche a causa di cosa mangiamo.
La frutta fuori stagione così come la frutta esotica, il mango, l’avocado, è molto insostenibile. Provenendo da paesi lontani necessita di una gran quantità di petrolio che produce molta anidride carbonica.
Inquinano anche i nostri cibi italiani. Il nostro sistema agroalimentare ogni anno produce 1778 kg di anidride carbonica per ognuno di noi. Se vogliamo che il nostro sistema sia sostenibile dovrebbe produrre 1108 kg di anidride carbonica a testa.
E non siamo tra i peggiori, in Italia è alta la percentuale di agricoltura biologica. Però per non sottrarre risorse ad altre parti del mondo e ai nostri discendenti dovremmo essere più incisivi nel perseguire il cambiamento.
Come possiamo contribuire a rendere il nostro sistema più sostenibile? Dobbiamo tener conto che:
1. La quantità di kilocalorie a disposizione è aumentata
2. Mangiamo in un giorno più proteine e grassi e carboidrati del necessario. Consumiamo il 75% di cibo in più rispetto a una sana alimentazione
3. La dieta sana perfetta che ci fa vivere in salute ha un impatto ambientale sostenibile.
Il nostro sistema alimentare è impattante dal punto di vista ambientale perché abbiamo quasi il doppio di cibo necessario.
Il nostro ruolo è quindi fondamentale:
* nutrirci in modo adeguato,
* consumare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere in modo sano,
* scegliere di comprare da agricoltura sostenibile,
* adeguare la nostra dieta settimanale ad un minor uso di carne,
* evitare di buttare via cibo. Mangiare in modo sano non costa di più, l’impatto ambientale è inferiore e produciamo beneficio sociale se ci rivolgiamo a produttori locali.

A cura di Costanza Bosi 

Il Cantico
ISSN 1974-2339
Pubblicazione riservata