Il Cantico
Costruire ponti - Il cortile dei gentili | ilcantico.fratejacopa.net

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”La grande sfida non è l’ateismo, bensì l’indifferenza”. Con queste parole il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il 24 marzo 2011 ha dato il via a Parigi, presso la sede dell’Unesco, a un incontro inaugurale del ”Cortile dei Gentili”, progetto di dialogo tra credenti e non credenti, fortemente voluto da Benedetto XVI, che ha visto coinvolte istituzioni culturali come la Sorbona, l’Unesco, l’Académie de France e la stessa Notre Dame. Gli incontri si sono svolti ”in luoghi simbolo dello spazio laico” per dire ”alla società contemporanea – spiega il cardinale – che la fede e la teologia sono tra i maggiori vettori di conoscenza e di cultura, ognuno con il loro status e dignità”. L’evento parigino è stato preceduto dall’appuntamento nel luogo simbolo del primo ateneo laico d’Europa: l’aula Magna dell’Università di Bologna dove il Rettore Ivano Dionigi e il Cardinale Gianfranco Ravasi, in presenza dell’arcivescovo Carlo Caffarra e di alcuni studiosi, hanno dialogato su temi quali l’esistenza di Dio, la vita e la morte, il rapporto tra fede e scienza. Da Parigi il progetto passerà anche per Stoccolma e Tirana in un “un lungo e articolato itinerario di ricerca e dialogo”, come Ravasi ha definito il Cortile dei Gentili, che in origine era lo spazio dell’antico tempio di Gerusalemme riservato non esclusivamente agli Israeliti. Vi potevano accedere con libertà tutti, indipendentemente dalla cultura, dalla lingua e dall’orientamento religioso. Da qui la scelta del nome per questo nuovo spazio di incontro e di confronto sul tema della fede.

“Al giorno d’oggi, molti riconoscono di non appartenere ad alcuna religione, ma desiderano un mondo nuovo e più libero, più giusto e più solidale, più pacifico e più felice”. Lo ha detto Benedetto XVI, nel videomessaggio rivolto ai partecipanti al “Cortile dei Gentili”, progetto di dialogo tra credenti e non credenti fortemente voluto dallo stesso Pontefice e promosso il 24 e il 25 marzo a Parigi dal Pontificio Consiglio della cultura.
“Nel rivolgermi a voi – ha affermato il Papa – prendo in considerazione tutto ciò che avete da dirvi: voi non credenti, volete interpellare i credenti, esigendo da loro, in particolare, la testimonianza di una vita che sia coerente con ciò che essi professano e rifiutando qualsiasi deviazione della religione che la renda disumana. Voi credenti, volete dire ai vostri amici che questo tesoro racchiuso in voi merita una condivisione, un interrogativo, una riflessione”.
“La questione di Dio – ha sottolineato il Pontefice – non è un pericolo per la società, essa non mette in pericolo la vita umana! La questione di Dio non deve essere assente dai grandi interrogativi del nostro tempo”. Di qui l’invito “a costruire dei ponti” tra credenti e non credenti.

Nel profondo della coscienza.
“Sappiate cogliere l’opportunità che vi si presenta – ha detto ancora il Papa – per trovare, nel profondo delle vostre coscienze, in una riflessione solida e ragionata, le vie di un dialogo precursore e profondo. Avete tanto da dirvi gli uni agli altri. Non chiudete la vostra coscienza di fronte alle sfide e ai problemi che avete davanti”.
“Credo profondamente – ha aggiunto – che l’incontro tra la realtà della fede e quella della ragione permetta all’uomo di trovare se stesso. Ma troppo spesso la ragione si piega alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscere quest’ultima come criterio ultimo. La ricerca della verità non è facile. E se ciascuno è chiamato a decidersi, con coraggio, a favore della verità, è perché non esistono scorciatoie verso la felicità e la bellezza di una vita compiuta.
Gesù lo dice nel Vangelo: “La verità vi renderà liberi”. “Spetta a voi – ha sostenuto rivolgendosi ai giovani –, far sì che, nel vostro Paese e in Europa, credenti e non credenti ritrovino la via del dialogo. Le religioni non possono aver paura di una laicità giusta, di una laicità aperta che permette a ciascuno di vivere ciò che crede, secondo la propria coscienza”.

Fratelli nella diversità.
Secondo Benedetto XVI, “se si tratta di costruire un mondo di libertà, di uguaglianza e di fraternità, credenti e non credenti devono sentirsi liberi di essere tali, eguali nei loro diritti a vivere la propria vita personale e comunitaria restando fedeli alla proprie convinzioni, e devono essere fratelli tra loro”. Il Papa ha quindi spiegato: “Una delle ragion d’essere di questo Cortile dei Gentili è quella di operare a favore di questa fraternità al di là delle convinzioni, ma senza negarne le differenze. E, ancor più profondamente, riconoscendo che solo Dio, in Cristo, ci libera interiormente e ci dona la possibilità di incontrarci davvero come fratelli”.
Il primo degli atteggiamenti da assumere o delle azioni da compiere insieme, ha suggerito il Pontefice, “è rispettare, aiutare e amare ogni essere umano, poiché esso è una creatura di Dio e in un certo modo la strada che conduce a Lui. Portando avanti ciò che vivete questa sera, contribuite ad abbattere le barriere della paura dell’altro, dello straniero, di colui che non vi assomiglia, paura che spesso nasce dall’ignoranza reciproca, dallo scetticismo o dall’indifferenza”.
“Siate attenti a rafforzare i legami con tutti i giovani senza distinzioni, vale a dire non dimenticando coloro che vivono in povertà o in solitudine, coloro che soffrono per la disoccupazione, che attraversano la malattia o che si sentono ai margini della società”, ha concluso.

(Da Sir, 25-3-2011)

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