Il Cantico
Nella Pasqua la Speranza | ilcantico.fratejacopa.net

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Ognuno dei fatti e delle parole della vita di Cristo è per se stesso non solo motivo, ma garanzia di speranza. La Pasqua riassume tutta la parola e l’operare di Cristo – tutta la sua persona di Verbo vivente del Padre – riattivandone l’efficacia salvatrice. La speranza cristiana, poi, non è un semplice auspicio, ma la certezza inconfutabile del compiersi del suo oggetto nei modi e nei tempi stabiliti da Dio. La Pasqua, dunque – non tanto quella del calendario che ne colloca l’evento in una data, quanto il fatto in sé che nella celebrazione liturgica rivive come evento di salvezza – è motivo di speranza e fa gustare la bellezza del vivere anche in mezzo alle bufere più nere perché la vita, per la forza della risurrezione di Cristo, è sottratta al potere della morte.

Tutti crediamo in questo senza esitazione. Ma anche quando scoppiano le inevitabili bufere della vita – personali, sociali, comunitarie – quelle che minano la salute del corpo, quelle che disseminano un groviglio di ingiustizie intorno a noi impedendo ogni movimento, quelle che ci sommergono in un mare di incomprensioni – magari da parte di chi godeva della nostra totale fiducia – che soffocano ogni respiro, quelle che ci isolano in una impenetrabile nebbia di indifferenza da parte di chi dovrebbe avere il massimo di interesse per noi e per quello che facciamo e che rappresentiamo?

Quando qualcuno dei tanti Pilato, Erode Antipa, sommi sacerdoti o sinedriti, masse sconsiderate che riempiono la storia vissuta, tagliasse la nostra strada, come hanno fatto nei confronti di Cristo, riusciremmo a guardare oltre, senza lasciarci condizionare, pur dovendo prescindere come lui nei loro riguardi, da stima, fiducia e credibilità? Se l’essere associati a Cristo nel Calvario spegne la speranza, non porta alla risurrezione, maschera solo un tragico inganno, un equivoco insanabile, una beffa cosmica! Ma è possibile questo, dopo che a percorrere la strada del Calvario, anzi a subire vessazioni di ogni genere in tutta la sua esistenza, è stato il Figlio di Dio fatto uomo?

Se lui che poteva annientare la ciurma mandata ad arrestarlo, Pilato, Erode, Anna e Caifa, il sinedrio e la folla che gridava “crocifiggilo”, non l’ha fatto, un motivo ci deve essere, anche se ce ne sfugge il senso. Le motivazioni dell’agire di Dio ci sfuggono perché sono più ampie, più articolate, più lungimiranti, più forti e sagge di quanto i nostri piccoli cervelli possano intuire, perché nascono da un amore assoluto, superiore ad ogni comprensione. Solo un cuore che lo ama, e si fida sinceramente di lui, riesce a trovare sicurezza nelle sue mani e ad attendere le sue soluzioni per quanto lontane nel tempo e diverse dalle nostre ipotesi.

Già… le nostre povere ipotesi! Prima di formularle sulla direzione e sul senso degli eventi che ci coinvolgono, dovremmo fare nostre le parole del Vangelo che proclamano beati i poveri, coloro che cercano la giustizia, i miti, gli operatori di pace, ecc. (Mt 5, 3- 12); che invitano a vincere il male con il bene non con altro male (Mt 5, 21-35) che lo raddoppierebbe; che avvertono come il regno di Dio chieda violenza per il superamento di se stessi (Mt 11, 12-13), e risolutezza, chiarezza di idee e coerenza nei confronti degli eventi e dei loro protagonisti: pensiamo a Gesù nei confronti della Samaritana (Gv 4, 5-42), dei rivenditori nel tempio (Mt 21, 12-13) o davanti al Sinedrio, a Pilato, a Erode (Mt 26.27), e che ha detto di non preoccuparsi di cosa rispondere ai giudici di questo mondo perché l’avrebbe suggerito il suo Spirito (Mt 10, 16-20).

Ed è ancora la Parola di Dio a dirci, per bocca di S. Pietro, di rendere ragione della speranza che è in noi (1Pt 3,15). Evidentemente l’atteggiamento richiesto non è quello della passività, ma dell’intelligenza e della fermezza che vengono da Lui. Chi potrà mai vanificare la speranza in coloro che sono radicati nel Risorto? Né i poteri delle tenebre né quelli degli uomini sono in grado di opporsi a colui che è il Principio e il Fine di ogni cosa (Ap 1, 8), il Signore della storia, Colui che ci associa alla sua Risurrezione, solo che vogliamo affidarci a lui incondizionatamente.

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