Il Cantico

La ricerca dell’armonia tra l’uomo e l’ambiente

rodjpegAccolgo con molto piacere l’invito a presentare il nostro Parco naturale, le attività che svolgiamo e il modello gestionale che lo caratterizza.
Il Parco fu istituito nel 1967 con l’adozione del primo Piano Urbanistico Provinciale, nel quale furono tracciati i primi confini e definita la superficie entro la quale creare l’area protetta. In origine la superficie era di appena 15.700 ettari circa, ma successivamente, con la revisione e l’adozione del nuovo P.U.P. (1987) venne ampliata agli attuali quasi 20.000 ettari. Nel 1990 la gestione dell’area protetta fu affidata all’Ente Gestore Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino che ha personalità giuridica autonoma e che quindi decide e legifera. Gli organi che costituiscono l’Ente Gestore sono in primis il Comitato di Gestione, formato da tutti i rappresentanti delle amministrazioni comunali che hanno del territorio all’interno dei confini del Parco, dai rappresentanti degli allevatori, dai cacciatori, pescatori, associazioni ambientaliste, operatori economici, insomma tutti i vari portatori d’interesse. Il Comitato elegge il Presidente e la Giunta Esecutiva, che dettano le linee di indirizzo politiche dell’Ente. Il Direttore, Dott. Vittorio Ducoli, mette in atto gli emendamenti che la Giunta delibera oltre ad essere anche il responsabile del personale.
Il territorio del Parco ha una superficie di circa 20.000 ettari compresi in 9 Comuni (Canal San Bovo, Imer, Mezzano, Moena, Predazzo, Sagron Mis, Siror, Tonadico e Transacqua, citandoli in ordine alfabetico) e 3 Comunità di Valle (Fassa, Fiemme e Primiero).
Come si può intuire con un territorio così diversificato le politiche che in esso devono coesistere sono molte e molto diverse le une dalle altre. Qualche giorno fa in occasione della passeggiata con lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz, il Direttore del Parco ha definito giustamente il Parco come terra di conflitto e in effetti non può che essere così. La necessità di perseguire delle politiche di conservazione, si deve confrontare e a volte scontrare con l’esigenza di uno sviluppo territoriale che consenta la prosecuzione delle varie attività che in esso esistono, dando così delle garanzie di sviluppo ai soggetti che vi operano. Proprio per questo motivo il legislatore ha cercato di far sedere al tavolo delle decisioni (il Comitato di Gestione del Parco) tutti i portatori d’interesse, in modo che si possano confrontare tra loro e siano in grado di decidere per il meglio.
Bisogna ammettere che negli ultimi anni si nota una sempre maggior attenzione e sensibilità riguardo ai temi della sostenibilità, temi che in Trentino sono ben richiamati anche dalle linee guida del turismo che il governo provinciale ha emanato, andando così a rafforzare il legame che esiste tra turismo e aree protette, ammettendo quanto sia importante mantenere integro un paesaggio come il nostro, riconosciuto anche a livello mondiale come patrimonio dell’umanità.
I Parchi fanno questo e molto di più, garantendo una fruizione sicura ed ordinata del territorio, anche nelle aree più pregiate, promuovendo e divulgando con le varie attività didattiche rivolte ai visitatori e alle scolaresche quelle che sono le azioni più corrette e rispettose dell’ambiente che ognuno di noi può portare avanti nel vivere quotidiano. In tutto questo le varie ricerche scientifiche che il Parco sta portando avanti da anni, diventano strumento essenziale per conoscere in modo accurato il territorio e tutti i suoi habitat, gli animali e le piante che in esso vivono, in modo da capire sempre di più quali interazioni esistono tra azioni umane e ambiente. A volte tali azioni si rivelano indispensabili per il mantenimento di determinati paesaggi e habitat, mentre a volte ci si accorge che qualche atteggiamento deve essere rivisto, non per il semplice gusto di creare vincoli, ma semplicemente per garantire la conservazione di un patrimonio inestimabile come il nostro.
Ora non posso che pensare ad un dato di fatto; se il Parco ha circa 45 anni, vuol dire che 45 anni fa i nostri territori erano stati considerati assolutamente importanti dal punto di vista sia paesaggistico che naturalistico, e questo grazie ad un utilizzo consapevole dei suoi abitanti. Provocatoriamente mi verrebbe da dire che per poter gestire al meglio tale area protetta, sarebbe sufficiente seguire quanto fatto dai nostri avi, se non fosse per il fatto che gli anni passano e le esigenze cambiano col passare del tempo.
Le tradizioni, i metodi storici di utilizzo silvopastorale del territorio, la cultura locale eccetera, sono un’ottima base di partenza, ma non possono essere la soluzione certa per tutto. E’ fondamentale avere una visione a 360° per poter gestire con logiche lungimiranti un territorio che è il vero motore dell’economia locale. Qualcuno di famoso (Albert Einstein) ha detto che “la mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”, e mi rendo sempre più conto che è la semplice verità.
Ecco perché non dobbiamo ostinarci a trovare dei compromessi tra conservazione e sviluppo, ma semplicemente armonia tra uomo e ambiente, un’armonia che si può sintetizzare nella ricerca di attività che possano garantire uno sviluppo sostenibile alle nostre valli, in modo da poter consegnare ai nostri figli un mondo molto simile e forse migliore di quello che ci è stato lasciato dai nostri avi.
Spero che il mio intervento sia stato di stimolo per il vostro importante e interessante convegno e vi ringrazio ancora dell’invito.

Giacobbe Zortea
Presidente del Parco di Paneveggio e Pale di S. Martino

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