Il Cantico

L’incontro della Scuola di Pace a Bologna, promosso dalle Parrocchie della Zona Pastorale Fossolo assieme alla Fraternità Francescana Frate Jacopa e alla Rivista Il Cantico, ha avuto luogo domenica 1 marzo 2015 nella Sala Polivalente della Parrocchia “Corpus Domini” alla presenza di un folto pubblico proveniente dalle varie realtà. I lavori si sono aperti con il saluto di Don Remo Borgatti per la Zona Pastorale Fossolo e di Argia Passoni a nome della Fraternità Frate Jacopa. All’intensa e stimolante relazione di S.E. Mons. Mario Toso (già Segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace, Vescovo di Faenza Modigliana), ha fatto seguito un vivace dialogo che ha sottolineato l’interesse per il forte argomento proposto e l’importanza di continuare un cammino di discernimento comunitario.

1. PREMESSA
toso a bo 1La Conferenza Episcopale dei Vescovi Italiani nella sua ultima riunione ha messo in programma la verifica della ricezione della Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”. Dopo il Sinodo sulla nuova evangelizzazione, questo testo è stato consegnato a tutte le chiese del mondo, ora dopo qualche tempo i Vescovi si sono chiesti se realmente nella Chiesa Italiana tutte le componenti ecclesiali abbiano ricevuto e masticato gli orientamenti offerti da questa Esortazione e si siano accinte a tradurli in pratica.
La Cei ha così deciso di fare una revisione su quanto il testo sia stato recepito, perché sembra che in alcune parrocchie si sia appena sentito parlare di questo testo che vuole essere non solo il programma pastorale di Papa Francesco, ma il programma pastorale del rinnovamento delle comunità ecclesiali del mondo intero.
Questo incontro – oltre che essere un’opera di purificazione quaresimale, una delle tante opere che noi dobbiamo fare per approfondire la nostra fede e il nostro amore a Gesù Cristo – deve essere anche un’occasione per crescere come comunità ecclesiale, per non fare delle riduzioni nei nostri impegni, per non mettere tra parentesi una parte importante della nostra missione e della nostra testimonianza, che non riguarda solo la famiglia, la vita interiore, ma riguarda anche la vita sociale, le istituzioni, l’economia, la politica, riguarda il mondo dei poveri.
Ecco il motivo e il contesto di questo incontro.
Se voi prendete in mano l’Evangelii Gaudium potete vedere che è articolata in vari capitoli:
Cap. 1. La trasformazione missionaria della Chiesa, per cui appunto una Chiesa in uscita, Pastorale di conversione…
Cap. 2. Nella crisi dell’impegno comunitario. Noi siamo comunità in missione però queste nostre comunità tante volte entrano in crisi. In questo capitolo si parla delle sfide che noi dobbiamo affrontare, ma si parla anche delle tentazioni degli operatori pastorali. Bisogna affrontare la questione della spiritualità missionaria. Bisogna dire no all’accidia egoista, no al pessimismo sterile, sì alle relazioni nuove generate da Cristo, no alla mondanità spirituale, no alla guerra tra noi (perché nella chiesa ci sono anche delle guerre più o meno velate, e profonde, dobbiamo prenderne atto). Il Papa ci sollecita a superare queste divisioni se vogliamo essere una chiesa nuova che testimoni autenticamente Gesù Cristo unita con Lui.
Cap. 3. L’annuncio del Vangelo.
Cap. 4. La dimensione sociale dell’evangelizzazione. Per ogni capitolo di per sé si potrebbe fare un incontro. In alcune diocesi tutte le componenti ecclesiali sono state sollecitate a partecipare all’approfondimento di ogni capitolo. Noi questa sera ci occuperemo solo del cap. 4, che si interessa della dimensione sociale dell’evangelizzazione.

2. L’EVANGELIZZAZIONE RIGUARDA TUTTO L’UOMO
Qualcuno si potrebbe chiedere se il Papa, dedicando un capitolo alla dimensione sociale dell’evangelizzazione, stia andando fuori dal seminato rispetto al tema centrale che è l’evangelizzazione. A questo si può rispondere con chiarezza: il Papa approfondisce così il tema principale dell’evangelizzazione. Egli dice che l’evangelizzazione ha anche una dimensione sociale e, se noi non teniamo conto di questa dimensione sociale, potremmo cadere nella situazione di chi evangelizza solo per metà. Come credenti siamo chiamati ad evangelizzare non solo la parte intima, non solo lo spirito, ma anche le relazioni sociali.
L’evangelizzazione riguarda tutto l’uomo, non solo una parte della sua esistenza: riguarda sia la vita spirituale, sia la sua vita in comunità, la sua vita nell’economia, nella politica, nella società mondiale, nella famiglia delle nazioni. L’evangelizzazione riguarda tutte queste dimensioni nelle quali è inserita la persona umana.
Papa Francesco ha dedicato un capitolo alla dimensione sociale perché vuole offrirne una visione più completa e meno riduttiva di quella che noi e le nostre comunità di solito diamo e offriamo, per es. facendo una catechesi che non tiene conto degli aspetti sociali.
Succede che tante volte le nostre catechesi ed anche le nostre omelie evidenzino poco la dimensione sociale della vita cristiana. Recentemente è stato fatto uno studio catechistico da parte dell’Università Salesiana dai nostri catecheti come Don Cesare Bissoli, i quali hanno elaborato questa domanda: la catechesi che viene offerta nelle nostre comunità è una catechesi che viene fatta da catechisti che conoscono la Dottrina Sociale della Chiesa o no? È venuto fuori che l’80% dei nostri catechisti non conosce la Dottrina Sociale della Chiesa.
Ecco perché noi dobbiamo interessarci della Dottrina Sociale della Chiesa, perché la redenzione di Gesù Cristo deve raggiungere non solo la vita spirituale, interiore, ma anche la vita sociale, anche le relazioni sociali, anche le istituzioni politiche, sociali, economiche, giuridiche.

3. L’ANNUNCIO DELLA SALVEZZA POSSIEDE UN CONTENUTO SOCIALE
Perché è così importante la dimensione sociale? La risposta la dà il Papa in EG al n. 176. Se noi non prendiamo in considerazione questa dimensione in sostanza corriamo il rischio di sfigurare la missione evangelizzatrice della Chiesa. Sono parole forti. Chi non si cura dell’evangelizzazione della vita sociale, rischia di ridurre la missione evangelizzatrice della Chiesa. Chi non porta il Vangelo nell’economia, nella politica, nelle relazioni tra gli stati, nella finanza, nelle imprese, nella famiglia, chi non porta in queste realtà la vita nuova di Cristo, rischia di ridimensionare la missione evangelizzatrice della Chiesa. La vita nuova di Cristo va portata ovunque, va vissuta ovunque dove si è, come comunità, come famiglia, come organizzazione, come movimento. Non deve avvenire che noi ci dimentichiamo della dimensione sociale della nostra fede.
Papa Francesco offre anche le ragioni per cui noi dobbiamo vivere la dimensione sociale della fede e della evangelizzazione, perché il primo annuncio – dice Papa Francesco – l’annuncio essenziale della salvezza possiede un contenuto che è inevitabilmente sociale. Nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri, per gli altri. Nel cuore del Vangelo c’è l’impegno per i più poveri, c’è l’impegno per la giustizia. Dio non redime solamente la singola persona, ma anche le relazioni sociali tra di noi. Incarnandosi assume e redime tutto l’uomo, trasformando le relazioni sociali in relazioni di fraternità (cf. EG 177ss).
Gesù Cristo incarnandosi, cioè ponendosi in ogni uomo credente o non credente, ci affratella. Pone un principio di trasformazione delle nostre relazioni. Non possiamo più considerarci come prima: dopo la sua incarnazione siamo chiamati a considerarci fratelli, figli in Lui, Figlio unigenito dello stesso Padre che formano la stessa famiglia, una famiglia di fratelli. Quindi è implicito nel Mistero della Redenzione di Cristo, nella sua incarnazione, un nuovo messaggio, una nuova prospettiva sociale. Non possiamo considerare gli altri come persone che ci sono indifferenti, estranee. Per chi crede, Gesù Cristo incarnato è venuto come un Dio che sta con noi, che cammina con noi, che è in noi, nel quale viviamo e dimoriamo.
Egli trasfigura le nostre relazioni. Proprio per questo dobbiamo interessarci delle relazioni sociali. Nel cuore del Vangelo c’è l’impegno per la giustizia. Questo è richiesto dal realismo dell’incarnazione. L’incarnazione non è una parola, è una realtà. È vivendo in ciascun uomo e in ciascuna donna che Gesù stesso ci dice: se voi non mi amate, non mi riconoscete nei più piccoli, non mi avete amato come avreste dovuto. E io vi giudicherò sul fatto se sarete stati capaci di riconoscermi nei piccoli, negli ultimi, soprattutto nei più poveri, nei genitori, nei fratelli, nei prigionieri, nei carcerati, insomma in tutti.

4. UNA NUOVA TAPPA DELL’EVANGELIZZAZIONE MUOVENDO DAL REALISMO DELL’INCARNAZIONE
L’Evangelii Gaudium invita ad una nuova tappa dell’evangelizzazione. Muovendo dal realismo dell’incarnazione, della fraternità e dell’urgenza dell’opzione preferenziale per i poveri, propone in sostanza l’impegno per tutta la Chiesa a svolgere una nuova evangelizzazione, una nuova catechesi, una nuova formazione, una nuova pastorale sociale, come conseguenza della trasformazione delle relazioni che l’incarnazione realizza tra di noi. Noi oggi, per accogliere questo invito, dovremmo vivere in una conversione pastorale e missionaria.
Poiché non sempre la catechesi è fatta in un certo modo, noi dobbiamo cominciare a fare la catechesi in maniera diversa. Così chi è impegnato nella catechesi e legge gli orientamenti “Incontriamo Gesù”, orientamenti che sono stati dati per l’annuncio e la catechesi in Italia (promulgati quasi in contemporanea con EG) e leggendoli si accorge che la dimensione sociale vi è appena accennata, deve ripensare la propria azione di catechesi e utilizzare questi orientamenti integrandoli. Occorre colmare le lacune, altrimenti si corre il rischio che ha sottolineato il Papa, di sfigurare la missione evangelizzatrice di Cristo.

5. LE DUE PRIORITÀ PROPOSTE DAL CAP. 4 DELLA EVANGELII GAUDIUM
Dopo aver spiegato che noi dobbiamo vivere la dimensione sociale dell’evangelizzazione, Papa Francesco dice che nell’Evangelii Gaudium parlando dell’evangelizzazione del sociale si concentra su due temi: l’inclusione sociale dei poveri; il bene comune e la pace sociale. Per gli altri temi – la famiglia, il lavoro, l’economia, la finanza, la società politica, la società internazionale, il bene comune – rimanda al Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, che è un riassunto di tutta la Dottrina Sociale della Chiesa. Per quanto riguarda la nuova evangelizzazione del sociale, il Papa dice che si ferma a due temi, ma noi come comunità dobbiamo tenere conto di tutti gli altri temi. Questo anche per evitare quello che sta succedendo nel mondo cattolico. Tante volte si sente dire: “Io mi interesso solo dei poveri, mi interesso della bonifica sociale del mio quartiere, non mi interesso delle leggi; non mi interesso del sociale, del politico, non ci credo più, a noi interessa vivere bene nelle nostre case, a noi interessa bonificare il nostro quartiere, renderlo più vivibile”.
Questo è un riduzionismo che non è vincente, non porta a grandi soluzioni dei problemi. I credenti devono interessarsi di una evangelizzazione del sociale che comprende non solo la vita di casa propria o del quartiere, devono interessarsi anche delle leggi perché siano buone leggi; devono interessarsi anche della politica e non solo della politica italiana, ma anche europea, e anche della politica mondiale, perché dobbiamo renderci conto che molte cose vengono decise non a livello locale, di quartiere, di Parlamento italiano, ma fuori. E se noi non ci interessiamo anche di queste realtà che sono fuori dall’uscio di casa nostra, rischiamo grosso: abbandoniamo ad altri le decisioni, facciamo sì che siano altri a decidere per noi.
Una nuova evangelizzazione del sociale è una evangelizzazione che ci porta ad uscire da casa nostra, ad interessarci anche di quello che sta fuori dalla porta di casa nostra. Infatti non è dicendo che a me non interessa che fuori dalla porta di casa ci sia l’immondezzaio che risolvo il problema, perché quell’immondezzaio che c’è fuori da casa tua, inquina anche l’aria di casa tua; se hai l’Ilva fuori di casa che inquina, devi interessarti di questa realtà.
Interessarsi dell’evangelizzazione del sociale significa non ritirarsi nel proprio guscio, non vivere la vita cristiana da catacomba, da sottobosco della storia. Significa vivere una vita cristiana in tutti gli ambiti con una presenza significativa tale che possa influire e incidere almeno sui nostri rappresentanti, se mai abbiamo dei rappresentanti che ci ascoltino.
E dovremmo anche porci questo interrogativo: com’è che noi non possiamo avere dei rappresentanti che ci ascoltano? Dovremmo rispondere a queste domande prima di tutto dicendo: “ma noi ne formiamo di rappresentanti tali, per cui ci possano ascoltare?”.
Dunque c’è una dimensione sociale della fede e dell’evangelizzazione che va vissuta schiettamente e con senso di responsabilità. Non va dimenticata. Se viene dimenticata, la nostra stessa fede non è vissuta in maniera autentica perché la fede abbraccia tutta l’esistenza, non solo la vita interiore delle persone, ma anche la vita di relazione e di comunicazione delle persone. E quindi essa comporta il portare la vita nuova di Cristo anche in questo mondo.
Due aree – dice oggi Papa Francesco – sono urgenti: la inclusione dei poveri e il problema del bene comune e della pace sociale.

6. LA INCLUSIONE DEI POVERI
I poveri non sono solo quelli che non hanno da mangiare e non hanno vestiti. Poveri sono anche quelli che lavorano tutto il giorno, ma non hanno il necessario per vivere dignitosamente, oppure lavorano, ma non sono visibili di fronte allo stato sociale; poveri sono anche i mariti che sono separati e per questa separazione si trovano a vivere in situazioni di forte disagio. Noi di solito non pensiamo a questi poveri. Noi pensiamo che tutti più o meno stiano bene, in realtà molti giovani sono disoccupati; abbiamo lavoratori e lavoratrici che, se vogliono continuare a lavorare, vengono costretti ad accettare contratti da apprendistato che non consentono di vivere bene. E ci sono alcuni che non possono godere dei sistemi di sicurezza e del sistema sanitario, risultano invisibili e non hanno le risorse sufficienti.
Allora interessarsi dell’inclusione dei poveri non è semplicemente interessarsi di coloro che sono poveri secondo la visione tradizionale, ci sono dei nuovi poveri che subiscono delle situazioni di povertà umilianti, tanto quanto è umiliante la situazione di chi non ha un pezzo di pane, tanto quanto di chi non ha un lavoro e, non avendo un lavoro, si trova con una dignità che è umiliata.

7. IL PROBLEMA DEL BENE COMUNE E DELLA PACE SOCIALE
Non è un problema di poco conto il problema che oggi abbiamo di fronte, basta pensare ai fatti tragici di Parigi. Qual è il problema? Solo di difenderci dai nostri aggressori? No, abbiamo anche il problema che noi non dobbiamo intendere la nostra libertà come una libertà senza limiti. Visto che non ci troviamo più soli come cristiani nella terra d’Europa, ma ci sono più religioni, più culture, più ethos, il nostro problema è di trovare una piattaforma di valori condivisi da parte di tutti. Noi per es. in Italia non troviamo più una convergenza su una piattaforma di valori che sono codificati nella Costituzione Italiana.
Pensiamo al tema della vita: oggi si sostiene addirittura il diritto all’aborto. Pensiamo al tema del lavoro: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Le ideologie dominanti oggi, preda del capitalismo finanziario assolutizzato, sottodimensionano il lavoro. Il lavoro per queste ideologie non è fonte di ricchezza nazionale; fonte di ricchezza nazionale sono le speculazioni ad altissima velocità. Così pensiamo ad un altro valore, quello della famiglia. Nella Costituzione troviamo scritto che la famiglia deve essere tenuta ben presente. Su questi valori in Italia anche tra i cattolici non troviamo più la convergenza di 70 anni fa.
Ci troviamo di fronte alla necessità di costruire nuove società che abbiano una piattaforma condivisa su valori condivisi. Ormai noi ci troviamo con tante idee, con tante opinioni, con tante culture, per cui è molto difficile vivere come società, come unione morale di persone che convergono su veri valori condivisi da tutti.toso 2
Ecco il secondo problema sul quale vuole attirare l’attenzione Papa Francesco: inclusione dei poveri e costruzione di nuove comunità, fondate sul bene comune, bene di tutti non solo di alcuni. Non so se capite l’importanza della scelta che ha fatto Papa Francesco attirando l’attenzione per l’evangelizzazione del sociale su queste due aree.
L’evangelizzazione del sociale è espressione dell’incontro personale e comunitario con Gesù Cristo, Salvatore di tutto l’uomo, non solo della parte spirituale, e di ogni uomo, e quindi anche delle relazioni sociali, delle società e dei popoli. Occorre sottolinearlo, perché, se non è ben chiaro, si rischia di non comprendere e di non dare la giusta importanza all’insegnamento sociale che propone Papa Francesco. Papa Francesco lo adoriamo: quanta gente va in Piazza S. Pietro, quanti battimani, ma com’è che quando va contro l’economia iniqua (non contro tutta l’economia) si fa orecchio da mercante?
L’evangelizzazione del sociale di cui parla Papa Francesco invita a convertirsi anche con quelle cose che per noi sono più scomode, che implicano realmente un cambio, sia per quanto riguarda le nostre banche, sia per quanto riguarda la finanza.
Papa Francesco non dice che possiamo fare a meno della finanza, dice che noi dobbiamo avere a disposizione una finanza buona, che funziona bene dobbiamo avere a disposizione dei mercati liberi, trasparenti, democratici, non oligarchici, funzionali alle economie reali che quindi fanno credito alle imprese, alle famiglie, ai giovani, alle amministrazioni comunali.
La nuova evangelizzazione parte da un rinnovato incontro con Gesù Cristo che consente di amarlo più pienamente. Vogliamo veramente mettere in atto questa nuova evangelizzazione di cui parla Papa Francesco? Dobbiamo crescere nell’amore di Gesù Cristo; dobbiamo essere più innamorati di Gesù Cristo. Senza che ci sia questo innamoramento di Gesù Cristo, noi non diventeremo mai convinti della necessità di una evangelizzazione del sociale, in cui dobbiamo essere protagonisti. Se non amiamo autenticamente Gesù Cristo come Colui che salva tutto l’uomo, compresa la sua dimensione sociale, noi non partiremo mai per sanare le relazioni sociali, la politica, l’economia, la finanza.

8. IL SOGGETTO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE È TUTTA LA COMUNITÀ ECCLESIALE
Chi è il soggetto della nuova evangelizzazione del sociale? È l’incaricato pastorale della propria diocesi o dell’unità pastorale? Gli incaricati della nuova evangelizzazione del sociale sono tutti i credenti perché, in quanto battezzati in Cristo, tutti abbiamo una vocazione al sociale rinnovato. Cristo è venuto per ricapitolare in se tutte le cose, per aiutarci a viverle col suo amore trasfigurante. In quanto battezzati, uniti a Lui come il tralcio alla vite, siamo chiamati a vivere la nostra vocazione al sociale.
L’impegno nel sociale non è un pallino del sacerdote incaricato della Pastorale sociale. È un impegno di tutti i credenti, di tutte le associazioni. Il soggetto non è uno solo: è tutta la comunità. Tutti sono soggetti protagonisti dell’evangelizzazione del sociale e questa va vissuta come un compito comune nella comunione e nella diversità dei ministeri (tutti, compresi i Vescovi).
Cosa succede a volte? Dobbiamo dircelo se vogliamo essere fedeli a quello che ci propone Papa Francesco in questa Esortazione. Quando sentiamo un prete parlare del fatto che la finanza deve essere vissuta in maniera etica, diciamo “Ma non è l’ambito del suo insegnamento”. Sbagliato: preti, laici, vescovi devono interessarsi di queste cose.
Certo un Sacerdote e un Vescovo se ne interesseranno dal punto di vista morale, religioso. Non sono dei tecnici. A questo proposito possiamo leggere il n. 182 EG che è un po’ la risposta a questi atteggiamenti che abbiamo anche nelle nostre comunità da parte di laici che si pensano più sapienti dei loro Vescovi. Certo per l’ambito loro proprio ne sanno molto di più, ma per l’aspetto etico antropologico i laici devono stare attenti a quello che dicono i Vescovi, così come i Vescovi devono stare attenti alla competenza scientifica e tecnica dei laici.
Le competenze degli uni vanno messe insieme alle competenze degli altri; non ci deve essere contrapposizione. “I Pastori accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica e esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna….”.
I vescovi devono poter parlare di economia, finanza, politica ma dal punto di vista etico religioso. È quanto avviene quando i Vescovi fanno dei documenti: anche i laici vengono coinvolti, interpellati e spesso scrivono delle parti di questi documenti, che poi sono assunti dai Vescovi. Questo avviene ad es. per le Encicliche: per tanti aspetti i Pontefici si avvalgono del contributo degli esperti. Anche per l’evangelizzazione del sociale, come per le encicliche, è un atto eminente di evangelizzazione: implica sempre la collaborazione tra le varie componenti.

9. ALCUNE DOMANDE
Riconosciamo di avere una vocazione al sociale? Sono consapevole che ho una vocazione al sociale non solo come cittadino, ma anche come cristiano? Pensiamo di essere chiamati a vivere la nostra dimensione sociale in Cristo? Reputiamo la Dottrina Sociale della Chiesa e il Compendio un elemento essenziale della nuova evangelizzazione che io, se sono catechista, formatore, animatore, devo conoscere?
Papa Francesco dice che per l’inclusione dei poveri dobbiamo seguire vie molto semplici, ma molto concrete. Come possiamo integrare i poveri nel mercato? Come possiamo far sì che chi è disoccupato possa lavorare e chi lavora poco possa avere un’integrazione del suo reddito? Come facciamo? Facciamo in modo di attivare politiche che consentano a tutti un’istruzione, un’assistenza sanitaria, il lavoro per tutti, e che consentano politiche sociali adeguate. Papa Francesco ci viene a dire senza parlare di democrazia che, per includere i poveri, noi dobbiamo avere mercati che non escludono, che non vivono sulla logica dello scarto, ma che cercano di includere il più possibile.
Dobbiamo avere una economia inclusiva e, avendo un’economia inclusiva, riusciamo ad avere anche una democrazia inclusiva, partecipativa, più sociale.
Il problema di oggi è che noi viviamo in una democrazia di 1/3, una democrazia in cui stanno bene solo 1/3 sui 3/3. Non possiamo neanche più parlare di democrazia dei 2/3 perché la classe media, anziché rafforzarsi, sta cadendo verso una situazione di povertà. Almeno la prima repubblica aveva consentito una ascensione sociale da parte di molti.
Oggi ci troviamo in un altro tipo di repubblica e in un contesto di globalizzazione che si dice porta ricchezza a tutti, ma in realtà ci troviamo nella situazione in cui crescono le disuguaglianze e crescono le povertà. Alcuni hanno potuto approfittare e superare la situazione di povertà, ma nei paesi più ricchi come quelli europei, noi ci accorgiamo che la globalizzazione (che pure ha aspetti positivi, ma ne ha molti di negativi perché non è ben governata e orientata al bene comune) fa crescere le disuguaglianze tra chi più ha e chi meno ha. Crescono le inequità. Noi viviamo di una democrazia di 1/3 e dobbiamo lavorare per includere sempre più, per realizzare quello che era l’ideale dei cattolici, dei socialisti, dei comunisti, dei liberali del secolo scorso, che volevano uno stato sociale democratico, cioè uno stato che, per realizzare tutto questo, era fondato sul lavoro per tutti. Noi oggi invece, preda un po’ di una ideologia liberista, non puntiamo più alla democrazia sostanziale, ad una democrazia per tutti, inclusiva di tutti.
Papa Francesco dice che noi dobbiamo andare in senso contrario. Dobbiamo avere politiche di istruzione, di sicurezza sanitaria, di sicurezza sociale per tutti, di lavoro per tutti. In questa maniera Papa Francesco – rispetto alla dogmatica economicista dominante – risulta essere un rivoluzionario, non un moderato, perché va proprio contro questa prospettiva e vuole delle riforme profonde.
Ci poniamo una domanda a questo punto: Papa Francesco nell’EG insiste sulla inclusione dei poveri, ma il mondo cattolico come si sta mobilitando in questo momento? I cattolici che sono associati all’attuale governo, come si stanno esprimendo con l’ideale proposto da Papa Francesco? Noi stiamo discutendo sull’articolo 18, sul Jobs Act, ma dove sono le politiche del lavoro per tutti?
L’Evangelii Gaudium (che la Chiesa Italiana desidera che noi riprendiamo in mano perché forse la abbiamo messa da parte troppo in fretta) ci sollecita non solo a vivere la nostra fede nella dimensione sociale, ma anche a prendere posizione rispetto alle politiche di oggi. Abbiamo noi rappresentanti capaci di prendere posizione, laddove si trovano (a destra o a sinistra) nel senso proposto da Papa Francesco?
E se rispondiamo “Non li abbiamo a sufficienza”, dobbiamo chiederci “Che cosa facciamo per avere nuovi rappresentanti?”. La nuova evangelizzazione del sociale implica anche preparare nuove generazioni di cattolici impegnati nel sociale e in politica. Forse noi anche come comunità ecclesiale abbiamo dismesso queste pratiche; invece noi oggi dovremmo fare un discernimento su quelli che tra noi sono i più capaci e i più preparati anche per presentarsi alle prossime elezioni.
Dovremmo farlo non perché siamo i più belli ma perché noi a certi valori ci teniamo: ci teniamo che tutti abbiano un lavoro, che non ci sia un diritto all’aborto, che la famiglia soggetto naturale sia difesa e promossa, senza discriminare i diritti veri (e non gli arbitri) degli altri.

10. RIAPPROPRIARCI DELLA DEMOCRAZIA
In questa fase storica dobbiamo convincerci che non possiamo più andare avanti come stiamo andando, passivamente, lasciando decidere agli altri.
Noi dobbiamo riappropriarci della democrazia. Questa espressione è di Papa Francesco; la usa nel suo libro che è una Lettera pastorale scritta per gli argentini l’anno prima di essere eletto Papa “Noi come cittadini, noi come popolo”. Dice chiarissimamente che noi dobbiamo riappropriarci della democrazia. Dobbiamo passare da una democrazia a bassa intensità ad una democrazia ad alta intensità.
La democrazia a bassa intensità è tale perché ci sono tanti livelli di povertà ancora esistenti, tanti esclusi, molti non sono inclusi. Noi oggi viviamo questa situazione: la democrazia è stata in qualche modo universalizzata, diffusa, ma in realtà si è andata scaricando, come le pile. Dovremmo passare ad una democrazia ad alta intensità e questo si realizza attraverso politiche dell’istruzione per tutti, sanità per tutti, lavoro per tutti, casa per tutti.
Ecco l’invito che ci viene rivolto per quanto riguarda l’integrazione dei poveri. Recentemente Papa Francesco ha ricevuto i movimenti popolari, circa 100 sigle di movimenti popolari, tutto il mondo dei rappresentanti dei piccoli lavoratori che non hanno protezione, che sono invisibili. Perché li ha ricevuti? Perché le nostre democrazie devono tornare ad essere democrazie per tutti, dove tutti abbiano la dignità, dove tutti possano godere della libertà. E qui si inserisce la seconda istanza: costruire nuove società politiche. Su quali basi? Sulla comune vocazione al bene comune.
Il mio augurio è che l’intervento di questa sera abbia almeno come risultato la voglia di riandare a leggere il testo dell’EG; la voglia di far sì che ritornando nelle vostre comunità, lo prendiate in mano, ne discutiate, e ritrovandovi tra gruppi di catechisti vi chiediate: “Ma noi di questi contenuti cosa facciamo passare nella nostra catechesi?”, o che incontrando il vostro parroco possiate porgli la domanda: “Ma, caro Parroco, l’hai presentato questo testo almeno al Consiglio Pastorale?”. La mia esposizione intende essere semplicemente una sollecitazione a prendere in seria considerazione il dono della Evangelii Gaudium.

S. E Mons. Mario Toso

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2 Comments for this entry

  • Daniela says:

    A proposito delle competenze tecniche dei laici… tra le competenze rientra anche il linguaggio? Un pastore parla da pastore e noi come parliamo? Vedo le locandine del Family Day con lo slogan “No gender” che sembra l’etichetta di un supermercato (tipo No Ogm): è questo il nostro linguaggio? Ci impegnamo nel sociale per fare i portavoce dei Vescovi o per portare il nostro specifico? Anche il linguaggio deve essere “laico”!! Come le leggi civili che non devono mai essere di ispirazione confessionale, anche se fatte dai cristiani!! La nostra etica si forma nelle situazioni concrete della vita quotidiana e non nei convegni ecclesiali. E’ questa la nostra vera competenza.

  • graziella says:

    Essere contrari all’ideolgia del gender non significa essere portavoce dei vescovi.

    Ci sono motivazioni scientifiche alla base del rifiuto di questa ideologia, che non hanno nulla a che fare con la confessionalità.

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