Il Cantico

img66Papa Francesco il 20 settembre è venuto ad Assisi per incontrare i rappresentanti delle varie religioni convocati per una Giornata Mondiale di preghiera per invocare il bene della la pace. Il tema che guidava la preghiera e la meditazione dei vari partecipanti era : “Sete di pace. Religioni e culture in dialogo”.
Papa Francesco oltre a sottoscrivere l’appello finale di tutta l’assemblea dei convenuti, ha tenuto un discorso rivolto a tutti ed anche una meditazione rivolta in particolare a noi cristiani. Per la meditazione, ispirato dal tema della sete di pace dell’assemblea, ha scelto il brano evangelico che riporta le parole di Gesù morente in croce : “Ho sete” (Gv 19,28).
Ha Iniziato ponendo a se stesso e a tutti noi la domanda: “Di che cosa ha sete il Signore?” La sua risposta: “Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore”. Questa richiesta di Gesù che manifesta una forte attesa, paragonabile alla sete di uno che ha perso abbondantemente il suo sangue, è carica di mistero. Noi pensiamo a un Dio autosufficiente, che non ha bisogno di niente perché è pienezza in se stesso, che misericordiosamente si china sulla nostra povertà.
La sete di Gesù è un aspetto del suo essere povero in mezzo a noi, debole tanto da gridare con una sofferenza indicibile: “Ho sete”; ed allo stesso tempo è un rivelarci un Dio diverso dai nostri schemi, un Dio che attende qualcosa da noi.
Il fatto di essere ad Assisi ha richiamato alla memoria del Papa un episodio della vita di S. Francesco narrato dalla “Leggenda dei tre Compagni” che ricordano: “Una volta (Francesco) andava solingo nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porziuncola, piangendo e lamentandosi ad alta voce. Un uomo gli chiese perché piangeva così. Disse Francesco: Piango la passione del mio Signore e per amore di Lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo”. Francesco piange l’amore non amato, l’amore non compreso e non ricambiato.
La sete di Gesù, sete di amore, deve inquietare tutti noi, non può lasciarci indifferenti. Nel momento della sua morte in croce, Gesù manifesta in modo sommo il suo amore per noi e chiede, con l’intensità con cui un assetato invoca un bicchiere d’acqua, che questo suo amore venga riconosciuto e accolto: perché questo amore è quello di cui l’uomo ha bisogno per essere se stesso, per avere una spina dorsale in se stesso e alla fin fine, per capire come la sua vita è preziosa e per essere salvato e giungere alla patria.
La sete di Gesù è perché il suo dono diventi vita, felicità perché è per questo che Lui muore in croce. S. Francesco piange con forti singhiozzi perché è assurdo, è inaudito che l’uomo si disinteressi di questo amore sconfinato.
Ma la sete di Gesù ha anche un altro significato come ci ha ricordato papa Francesco. Un significato ancora più misterioso: Gesù ha sete del nostro amore. Dando la sua vita per noi, dando tutto se stesso per noi Egli attende un amore di ritorno, ha sete di essere riamato da noi. Ma come vuole essere riamato, come possiamo riamare Gesù? Papa Francesco ci dice: “Il Signore è dissetato dal nostro amore compassionevole, è consolato quando, in suo nome, ci chiniamo sulle miserie altrui”.
La sete di Gesù è amore, è compassione per tutti i poveri e per tutti i sofferenti: in qualche modo Gesù soffre con loro, si identifica con loro e la sua misericordia scende su loro tramite il nostro amore e le nostre azioni a loro favore. Nel suo: “ho sete” possiamo sentire la voce di tutti i sofferenti, di tutti coloro che sono colpiti dalla violenza, di tutti coloro che vivono sotto la paura dei bombardamenti, membra ferite e riarse della sua carne. Al loro grido, come al grido di Gesù, viene dato “L’aceto amaro del rifiuto”, il silenzio colpevole dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito della loro presenza.
Di fronte a Cristo crocifisso anche noi ci sentiamo chiamati per nome; le sue labbra ci invitano con chiarezza “a contemplare il mistero dell’amore non amato e a riversare misericordia sul mondo”. Lo Spirito del Signore Gesù crocifisso per amore, che trasformò la Croce in sorgente di vita, trasformi anche noi in «“alberi della vita” che assorbono l’inquinamento dell’indifferenza e restituiscono al mondo l’ossigeno dell’amore”».

p. Lorenzo Di Giuseppe

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