Il Cantico

Un grande dono ci fa la Chiesa con i suoi tempi e con i suoi ritmi che vengono a scandire i nostri giorni e non ci lasciano ristagnare nelle paludi della nostra accidia e della nostra pigrizia.
Siamo entrati pienamente nel tempo di Natale e ci domandiamo cosa rappresenta il Natale nella storia della salvezza, in questo dialogo tra Dio e l’uomo fatto di parole e di avvenimenti, dove è evidente la sproporzione tra la misericordia di Dio e le risposte stentate dell’uomo, dell’amore immenso di Dio che viene incontro a noi sue creature e di noi che volgiamo a lui le spalle e lo ignoriamo. È sempre vero quello che dice Giovanni: “Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne tra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,10s).
Nel dialogo tra Dio e noi, nel tempo di Avvento, abbiamo incontrato molte promesse di Dio, fatte per bocca dei Profeti, promesse che hanno come fondamento l’azione di Dio che farà germinare una realtà nuova: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore” (Is 11,1s).
Sempre Isaia all’incredulo re Acaz annuncia: “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14). Questo bambino sarà come una grande luce che brilla su un popolo che cammina nelle tenebre senza gioia e senza speranza (cf Is 9,1). Egli libererà l’umanità, spezzerà il giogo della schiavitù in cui l’uomo si è cacciato a causa del peccato che ha commesso e riporterà l’uomo al disegno originale di Dio Creatore: non ci sarà più la guerra: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci” (Is 2,4), tutti i popoli vivranno in pace e l’uomo tornerà ad avere rapporti rispettosi sul creato; si giudicherà con giustizia i miseri e si prenderanno decisioni eque per gli umili della terra.
Il momento che stiamo attraversando di menzogna, di ingiustizia, di corruzione, di violenza, fa nascere in tutti noi il desiderio di una società diversa, di una cambiamento profondo nelle condizioni di vita tra i popoli ed anche di custodia del creato.
Accogliendo una tentazione di fuga dalle nostre responsabilità nasce in noi il desiderio che sia Dio stesso a intervenire e dentro il nostro cuore ci diciamo che l’uomo è incapace di cambiare, di rinnovarsi, e vorremmo che Dio stesso intervenisse, un po’ come un mago onnipotente e buono, per cambiare quello che non riusciamo a fare noi.
Dio certamente vede le nostre sofferenze, ma nella sua grande sapienza e misericordia non toglie a noi il compito di trasformare la società, di sanare i rapporti con il creato. Ci ha fatto suoi collaboratori e non ci solleva da questa fatica che è anche la nostra impronta e la nostra nobiltà.
Il Natale è la pienezza. La Storia di salvezza è come una linea ascendente, c’è un punto alto, c’è una pienezza, una maturazione: è Il Natale, ci è donato un bambino. E in lui Dio mantiene le sue promesse.
È nato tra noi come un virgulto nuovo, nel silenzio e nell’umiltà. È venuto tra noi, è diventato uno di noi: Lui è Gesù, Dio che salva; Lui è l’Emmanuele, il Dio con noi; Lui è la luce che illumina l’uomo smarrito; lui è l’uomo nuovo, è il nuovo Adamo, è il disegno compiuto di Dio.
Questa è la Storia di salvezza che fa Dio e trasforma l’uomo, nasce l’uomo nuovo che è chiamato a portare a compimento le promesse. La sua vita donata a noi, mette in noi uno Spirito nuovo, una forza nuova che ci rende capaci di farci carico delle promesse di Dio: di costruire noi una società giusta, attenta ai poveri; di vivere con rapporti nuovi verso tutti; di edificare la pace con gli uomini e con il creato.

p. Loremzo Di Giuseppe

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Vieni; Signore, a visitarci con la tua Pace!

Buon Natale

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