Il Cantico
presentata alla Camera dei Deputati per l’istituzione di un
“giorno del dono”. Nell’articolo 1 della proposta si invita
a riconoscere nel 4 ottobre di ogni anno il giorno dedicato
al dono. Il 4 ottobre, festa di S. Francesco, patrono
d’Italia, è già giornata ricca di tanti significati: infatti è la
giornata della pace, ed anche giornata della fraternità e
del dialogo tra culture e religioni. Il “giorno del dono”, si
dice nella proposta, “ci permette di scoprire, o riscoprire,
il valore della gratuità: un valore che porta linfa vitale alla
società, che si batte contro indifferenza ed egoismo, e che
ricostruisce per quanto possibile, relazioni di fiducia e
reciprocità”. Perciò un giorno di grande valenza sociale.
Si propone il 4 ottobre per legare questo ricordo a S.
Francesco, la persona che più d’ogni altra è vissuta nella
dinamica della gratuità. S. Francesco infatti, per opera
dello Spirito Santo è stato animato dallo stupore degli
inizi della creazione, testimone che tutto era “cosa buona”
(cfr. Gen) e che tutto era dono gratuito di Dio. Questa consapevolezza
infondeva una animazione particolare a tutta
la sua vita: credeva nel profondo che l’uomo è creato a
immagine e somiglianza di Dio (confronta FF 153) e che
Dio lo ha ornato di tutti i suoi doni. S. Francesco viveva
immerso nella gratuità di Dio, libero dalla schiavitù del
possedere e dalla stretta della mercificazione di ogni cosa;
e questa era la sua grande ricchezza e la sua libertà che lo
faceva vivere povero di beni, ma ricco di tutti i doni di
Dio. A quelli che avevano deciso di seguire la via evangelica
raccomandava: “I frati non si
approprino di nulla, né casa, né
luogo, nè alcun’altra cosa… Questa
è la sublimità di quell’altissima
povertà, che ha costituito voi, fratelli
miei carissimi, eredi e re del regno
dei cieli, vi ha fatti poveri di cose e vi
ha innalzati con le virtù. Questa sia
la vostra eredità, che conduce alla
terra dei viventi (cfr FF 90). Unita a
questa consapevolezza Francesco
viveva l’attitudine alla restituzione
ed esortava i suoi fratelli: “E restituiamo
al Signore Dio altissimo e
sommo tutti i beni e riconosciamo
che tutti i beni sono suoi e di tutti
rendiamo grazie a lui, dal quale procede
ogni bene” (FF 49).
L’animo di Francesco era continuamente
pieno di gratitudine e di lode
al Signore che gratuitamente ci ha
creato e gratuitamente ci ha ricolmato
dei suoi doni e ci ha posto a vivere
in un giardino, che è la nostra
terra: S. Francesco contempla con
stupore e gratitudine tutte le cose e
l’amore gratuito del Creatore. La restituzione non è solo
lode al Signore ma è anche speciale rapporto con le cose
che se sono dono gratuito di Dio devono essere anche
donate gratuitamente ai poveri che ne avessero bisogno
e che perciò diventano coloro che hanno diritto sui beni
del Signore. Troviamo così nella vita di S. Francesco
tanti gesti di gratuità verso i più poveri e una forte spinta
a donare gratuitamente quel che poteva donare: mantello,
cibo, e una volta che non aveva altro, perfino un
lezionario che pure era utile per la vita di preghiera della
fraternità (FF 1629). Troviamo nello sviluppo del pensiero
francescano dei primi secoli un instancabile lavoro
perché la logica del dono e della gratuità possa divenire
linfa del vivere civile, animare una nuova visione economica
e la cura del bene comune.
Veramente l’uomo del nostro tempo avrebbe bisogno di
riscoprire la gratuità come espressione di una umanità
libera e la presenza del dono ci farebbe vivere da figli
di Dio, il donatore perfetto, che fa piovere sui giusti e
sui peccatori. Papa Francesco nella Evangelii Gaudium
ci ricorda che l’annuncio del Vangelo, che riempie di
gioia la comunità cristiana, “ha sempre la dinamica dell’esodo
e del dono, dell’uscire da sé, del camminare e
del seminare sempre di nuovo, sempre altrove” (n. 21).
Non si può annunciare il Vangelo se non pensando che
esso è gratuita iniziativa di Dio, dono di Dio per la gioia
e per la pienezza di tutta l’umanità.

sNegli ultimi mesi, sulla stampa si parla di una proposta presentata alla Camera dei Deputati per l’istituzione di un “giorno del dono”. Nell’articolo 1 della proposta si invita a riconoscere nel 4 ottobre di ogni anno il giorno dedicato al dono. Il 4 ottobre, festa di S. Francesco, patrono d’Italia, è già giornata ricca di tanti significati: infatti è la giornata della pace, ed anche giornata della fraternità e del dialogo tra culture e religioni. Il “giorno del dono”, si dice nella proposta, “ci permette di scoprire, o riscoprire, il valore della gratuità: un valore che porta linfa vitale alla società, che si batte contro indifferenza ed egoismo, e che ricostruisce per quanto possibile, relazioni di fiducia e reciprocità”. Perciò un giorno di grande valenza sociale. Si propone il 4 ottobre per legare questo ricordo a S. Francesco, la persona che più d’ogni altra è vissuta nella dinamica della gratuità. S. Francesco infatti, per opera dello Spirito Santo è stato animato dallo stupore degli inizi della creazione, testimone che tutto era “cosa buona” (cfr. Gen) e che tutto era dono gratuito di Dio. Questa consapevolezza infondeva una animazione particolare a tutta la sua vita: credeva nel profondo che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio (confronta FF 153) e che Dio lo ha ornato di tutti i suoi doni. S. Francesco viveva immerso nella gratuità di Dio, libero dalla schiavitù del possedere e dalla stretta della mercificazione di ogni cosa; e questa era la sua grande ricchezza e la sua libertà che lo faceva vivere povero di beni, ma ricco di tutti i doni di Dio. A quelli che avevano deciso di seguire la via evangelica raccomandava: “I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, nè alcun’altra cosa… Questa è la sublimità di quell’altissima povertà, che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli, vi ha fatti poveri di cose e vi ha innalzati con le virtù. Questa sia la vostra eredità, che conduce alla terra dei viventi (cfr FF 90). Unita a questa consapevolezza Francesco viveva l’attitudine alla restituzione ed esortava i suoi fratelli: “E restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamo grazie a lui, dal quale procede ogni bene” (FF 49). L’animo di Francesco era continuamente pieno di gratitudine e di lode al Signore che gratuitamente ci ha creato e gratuitamente ci ha ricolmato dei suoi doni e ci ha posto a vivere in un giardino, che è la nostra terra: S. Francesco contempla con stupore e gratitudine tutte le cose e l’amore gratuito del Creatore. La restituzione non è solo lode al Signore ma è anche speciale rapporto con le cose che se sono dono gratuito di Dio devono essere anche donate gratuitamente ai poveri che ne avessero bisogno e che perciò diventano coloro che hanno diritto sui beni del Signore. Troviamo così nella vita di S. Francesco tanti gesti di gratuità verso i più poveri e una forte spinta a donare gratuitamente quel che poteva donare: mantello, cibo, e una volta che non aveva altro, perfino un lezionario che pure era utile per la vita di preghiera della fraternità (FF 1629). Troviamo nello sviluppo del pensiero francescano dei primi secoli un instancabile lavoro perché la logica del dono e della gratuità possa divenire linfa del vivere civile, animare una nuova visione economica e la cura del bene comune. Veramente l’uomo del nostro tempo avrebbe bisogno di riscoprire la gratuità come espressione di una umanità libera e la presenza del dono ci farebbe vivere da figli di Dio, il donatore perfetto, che fa piovere sui giusti e sui peccatori. Papa Francesco nella Evangelii Gaudium ci ricorda che l’annuncio del Vangelo, che riempie di gioia la comunità cristiana, “ha sempre la dinamica dell’esodo e del dono, dell’uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre altrove” (n. 21). Non si può annunciare il Vangelo se non pensando che esso è gratuita iniziativa di Dio, dono di Dio per la gioia e per la pienezza di tutta l’umanità. p.Lorenzo Di Giuseppe

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