Il Cantico

Assisi, 11-13 novembre 2011

Basilica di S. Francesco - La Celebrazione Eucaristica d’apertura del Capitolo | ilcantico.fratejacopa.net

Basilica di S. Francesco - La Celebrazione Eucaristica d’apertura del Capitolo | ilcantico.fratejacopa.net

La partecipazione al Capitolo delle Fonti esprime il desiderio di recuperare le radici del nostro essere francescani e di farle nostre con “spirito di fedeltà e di devozione”. Siamo arrivati da tutte le parti d’Italia la sera di venerdì e subito ci siamo riuniti per celebrare la S. Messa nella Cappella di Villa S.Tecla, la Casa di spiritualità della Diocesi di Assisi, sede del Convegno. La serata è trascorsa nell’incontro fraterno tra i partecipanti e prendendo visione del programma intenso che ci attendeva. La giornata successiva è cominciata nella Basilica di S. Francesco con la Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Lorenzo di Giuseppe. Così abbiamo dato il la ai lavori del Capitolo invocando il Santo di Assisi, affinché la nostra ricerca di verità porti frutto nel prossimo anno. Scesi a Villa S.Tecla, i lavori hanno avuto inizio con l’introduzione di Argia Passoni sul tema del Capitolo “Poveri per vivere da fratelli”. In questo nostro tempo che ha smarrito il senso della povertà creaturale con tutti i drammi a cui quotidianamente assistiamo, sentiamo l’urgenza di recuperare la parola povertà in tutta la forza evangelica a cui l’altissima lezione di Francesco e Chiara ci rimandano. Una vita povera la loro, ma proprio perché povera aperta alla ricchezza di Dio e alla possibilità di amare secondo la misura della carità di Dio. Riscoprire e assumere la sapienza della povertà è determinante per stabilire quel circuito virtuoso – come ci ha ricordato il Santo Padre (Messaggio della Pace 2009) – tra la povertà da scegliere e la tremenda povertà da combattere per rendere possibile un futuro più umano quale famiglia dei figli di Dio. Il Capitolo ci pone nella possibilità di ristorare la nostra mente e il nostro cuore per divenire capaci di conversione e di “restituzione”.

Il primo relatore è stato p. Vittorio Viola ofm (Istituto Teologico di Assisi, Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma) che ci ha presentato la povertà francescana attraverso gli Scritti di S. Francesco. La sua è stata una testimonianza di vita, in quanto ha seguito l’indicazione del Santo che raccomanda di vivere la Parola prima di pronunciarla. P. Vittorio ha affermato che non c’è un aspetto della vita di S. Francesco che non sia impregnato di povertà. E non si tratta solo di povertà esteriore: è un “luogo santo” in cui fare esperienze forti che segnano e colorano la vita in profondità. Perciò dobbiamo avvicinarci con trepidazione e timore alle parole di S. Francesco, poiché solo in esse può trasparire il suo mondo interiore. Nei suoi scritti sono frequenti le esortazioni alla povertà che esprimono la ricerca della purezza della povertà esteriore; si percepisce quasi una posizione estrema, eccessiva nella povertà materiale, se non fosse dovuta all’aver colto nell’”altissima povertà” qualcosa di molto profondo. La povertà, assunta da Francesco e indicata come forma di vita ai suoi frati, esprime la determinazione assoluta di non volere possedere nessuna cosa per non mettersi nella condizione di avere sicurezze che possano sostituirsi a Dio. Nulla frapporre tra noi e Dio. Vivere senza nulla di proprio, in una correlazione continua tra povertà esteriore e povertà interiore. S. Francesco apprende la povertà nell’ascolto del Vangelo dove ha incontrato Gesù Cristo che si è fatto povero incarnandosi, per poterci raggiungere nella nostra condizione di peccato dovuta all’appropriazione della nostra volontà. Il punto estremo della povertà è l’Eucarestia: umiliandosi nel pane e nel vino Cristo mostra, ancora una volta, il desiderio di raggiungerci. E noi per accoglierlo dobbiamo vivere lo stesso movimento di svuotamento. La vera fraternità è frutto della povertà, poiché si costruisce svuotando se stessi per accogliere l’altro nella benevolenza, nella obbedienza che da molto lontano ricorda la relazione nella Trinità: “Nulla dunque di voi tenete per voi, affinchè vi accolga tutti colui che a voi si da tutto” FF 221. (cfr. Sintesi relazione nelle pagine successive).

Suor Lorella Mattioli | ilcantico.fratejacopa.net

Suor Lorella Mattioli | ilcantico.fratejacopa.net

Nel pomeriggio si sono avvicendati sr. Lorella Mattioli e il Dott. Paolo Evangelisti. Sr. Lorella (Suore Terziarie della Beata Angelina) ha proposto la sua relazione con lo sguardo attento ai disvalori della nostra cultura che tenta di colmare la nostra sete di amore con la compensazione attraverso il possesso delle cose. Considerando la “Povertà nell’esemplarità di S. Chiara”, la relatrice ha sottolineato come S. Chiara vive l’incontro con Cristo in termini di sponsalità: con Lui abbraccia la povertà perché nella povertà scopre la ricchezza di una vita d’amore. Non siamo stati creati autosufficienti e solo Dio può riempirci la vita! Da Lui che da ricco si è fatto povero per amore nostro, per donarci la sua ricchezza, da Lui riceviamo tutto e, quando ce ne rendiamo conto, abbiamo il cuore pieno di gratitudine. Ma l’accoglienza della sua ricchezza in noi richiede la nostra collaborazione. Dob-biamo fare la nostra parte fruttificando e moltiplicando i talenti avuto in dono. La ricchezza d’amore che ci è stata donata non è per noi ma per gli altri. Nella vita relazionale di tutti i giorni, nel matrimonio, nel rapporto con i figli, nel lavoro… possiamo farci poveri e donare la ricchezza ricevuta da Dio. La scelta della povertà consente di seguire le orme di Cristo, di far vivere il seme che è stato piantato in noi attraverso il Battesimo. Combattendo per spogliarci del nostro egoismo, dell’uomo vecchio che è in noi; accogliendo il Vangelo, permettiamo a Cristo di crescere in noi e di dirci qual è il senso della nostra vita. Grazie allo Spirito Santo avvertiamo il bisogno di diventare sempre più poveri per arricchirci della grazia della libertà dai condizionamenti e per poter comprendere quello che Dio vuole fare attraverso noi. S. Francesco e S. Chiara hanno permesso a Cristo di continuare il mistero dell’incarnazione in loro. Ed ora il mondo vuole vedere il loro carisma attraverso noi che abbiamo ricevuto il Battesimo ed abbiamo emesso la professione francescana. Chi incontra Cristo non ha paura di essere povero e vive come pellegrino e forestiero. Non trattiene per sé i doni ricevuti, non considera le sue ricchezze come cisterne d’acqua da tenere nella paura che si esauriscano, nell’incertezza del domani, nella ricerca di sicurezze. Se così facesse rimarrebbe prigioniero della paura e le sue cisterne non servirebbero più né a sé né agli altri. Sono privilegiati coloro che non hanno cisterne da custodire, ma che attingono alla provvidenza di Dio, sorgente che dona ogni giorno qualcosa di nuovo e di bello.

Dott. Paolo Evangelisti | ilcantico.fratejacopa.net

Dott. Paolo Evangelisti | ilcantico.fratejacopa.net

Il Dott. Paolo Evangelisti (Archivio Storico Camera dei Deputati, cultore della materia in storia medioevale presso l’Università di Trieste) con la relazione “Non possiedo né oro, né argento. Ripensare il potere alla luce della povertà francescana”, ha proposto alcuni elementi della fecondità espressa dalla incarnazione della povertà evangelica nei primi secoli della storia francescana. La cura dell’indagine sul linguaggio identitario francescano – in particolare colto nel Sacrum Commercium con Madonna Povertà – ha portato in presenza la profezia insita nel pensiero francescano della povertà volontaria e l’incidenza umana di una forma di vita che non è monastica ma integralmente sociale. La scelta della povertà per amore ha come conseguenza un modo nuovo di vedere il mondo, implica capire che tutto il mondo è bene comune e che siamo chiamati a usare delle cose del mondo non in modo proprietario. Il concepire il valore relazionale dei beni porta anche ad una nuova concezione del potere, ad un uso non proprietario del potere, e dunque come ministerium – servizio, capace di operare per la res pubblica, una concezione ministeriale, orizzontale, distributiva, che trova nel Commento al Padre nostro di S. Francesco e nella Passione di Cristo il suo modello (Eiximenis). Questa povertà scelta e praticata è ricchezza individuale e pubblica e va recuperata a partire dal messaggio distintivo che dà di se stessa la “domina paupertas” nel Sacrum Commercium, dove si prospetta distante dalla falsa povertà, dall’ignoranza e dalla miseria, ma al contrario dotata di competenza conoscitiva, di forte consapevolezza, in modo insonne protesa al bene e alla vera ricchezza. E il monito più alto su questa strada il Dott. Evangelisti l’ha proposto a tutti noi unendo il tema della povertà alla “santa operazione”, il divenire “madri” del nostro Signore Gesù Cristo, portando Cristo nel proprio cuore e nel proprio corpo “per partorirlo con le opere sante che devono risplendere agli altri in esempio” come ci ricorda la vibrante Lettera di S. Francesco a tutti i fedeli.

La serata è trascorsa in S. Maria degli Angeli con la suggestiva recita del Rosario per la pace nel mondo e con la processione alla luce dei flambeaux, minacciata da un forte vento che si divertiva a spegnere le nostre piccole fiammelle. La domenica è iniziata con la relazione “Farsi prossimo: la sfida della povertà” a cura del Prof. Riccardo Moro (Università degli Studi di Milano) che ci ha presentato il nuovo modo di intendere oggi la povertà. Essa è considerata una categoria “multidimensionale”, cioè non è più solo economica, ma riguarda le strutture educative, sanitarie, ambientali… Anche lo sviluppo non è più solo economico, ma oggi, grazie ad Amartya Sen, si parla di “sviluppo umano” che riguarda l’esercizio della libertà, cioè del percorso originale che ciascun popolo deve fare. Emerge l’importanza dell’aspetto relazionale. Parlare di “farsi prossimo” significa ragionare su quale uso facciamo dei beni per metterci in relazione agli altri. La sfida della povertà ci interpella ad un cambiamento di mentalità ed esige la cura della cosa pubblica per un esercizio di amministrazione dei beni ricevuti a favore di tutti. Si tratta di individuare una giusta relazione, ma anche la giustizia – ha sottolineato il relatore a conclusione – ha bisogno di rinnovamento: essa deve essere “riconciliativa” ricostruendo la relazioni a partire dal perdono e non abbandonandosi alla logica del “regolamento di conti”. (cfr. Sintesi della relazione alle pagine successive).

Basilica di S. Chiara - La Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Vittorio Viola | ilcantico.fratejacopa.net

Basilica di S. Chiara - La Celebrazione Eucaristica presieduta da p. Vittorio Viola | ilcantico.fratejacopa.net

Il Capitolo si è concluso con la partecipazione alla solenne Celebrazione Eucaristica nella Basilica di S. Chiara presieduta da p. Viola, che attraverso la sua intensa omelia ci ha lasciato il compito di far fruttificare i nostri talenti, anche se piccoli. Il breve momento alla Cappella del Crocifisso per impetrare l’indulgenza in questo Anno Centenario della fondazione delle Sorelle Povere di S. Chiara ha suggellato le giornate del Capitoloriportandoci alla necessità di custodire Cristo nel nostro cuore nella quotidianità della vita per accogliere il dono della povertà e vivere da fratelli.

La Segreteria del Capitolo

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